Marche

all’automobilista 20enne di Cagli un anno e 9 mesi. «Questa non è giustizia»

SENIGALLIA Un anno e nove mesi di reclusione, pena sospesa. È il patteggiamento varato ieri mattina dal gup Francesca De Palma per il 20enne di Cagli alla guida della Madza 2 che, la mattina del 13 agosto 2024, travolse sulla Statale adriatica i coniugi Sara Ragni e Marco Torcianti, all’altezza della stazione di servizio del Ciarnin. La coppia, sposata da otto mesi e residente a Polverigi, aveva trovato la morte mentre si allenava in bici. Lei aveva 36 anni, lui 47.

I risarcimenti

Il patteggiamento era stato subordinato al risarcimento, andato ai familiari della coppia, alla Fondazione Scarponi e al Fondo vittime della Strada. Il 20enne, negativo ai test per rilevare eventuali tracce di droga o alcol e difeso dall’avvocato Chiara Gasparini, è rimasto sempre indagato a piede libero. Il gup ha inoltre disposto la sospensione della patente per un anno.

Stando alla procura, il ragazzo (all’epoca 19enne) si era messo «alla guida in condizioni psicofisiche che non gli consentivano di conservare il controllo del veicolo e di evitare di costituire pericolo per la circolazione».

Quelle condizioni, secondo la ricostruzione della Polstrada, sarebbero state compromesse da quanto fatto dal giovane nelle ore che hanno proceduto lo schianto. Questi i fatti messi in fila dagli investigatori: il ragazzo era partito da Cagli attorno alle 3 del 13 agosto per trascorrere la notte e poi attendere l’alba nella baia di Portonovo. Si era organizzato con la canoa, la fidanzata (in auto con lui) e alcuni amici.

Il ritorno

Verso le 9, l’automobilista era ripartito con la Madza per raggiungere Senigallia, dove avrebbe dovuto trascorrere una giornata al mare. L’intenzione era stata spezzata dall’incidente. Al momento dell’invasione di corsia dell’auto, verso sud stavano procedendo Sara e Marco in sella alle loro bici da corsa. Erano partiti da Polverigi per allenarsi, come facevano spesso, tanto erano uniti dalla passione per la corsa. L’impatto era stato devastante e, oltre alle bici, aveva coinvolto anche altre vetture. A terra non erano stati trovati segni di frenata e nemmeno di scarrocciamento. Il 20enne non avrebbe frenato né tentato di cambiare direzione. Di qui, l’ipotesi di un colpo di sonno.

Le reazioni: «Mancata giustizia»

Prima il dolore per due vittime spezzate prematuramente, ora l’amarezza per una sentenza che sa di «mancata giustizia». La pensano così i familiari (genitori e fratelli) di Sara Ragni e Marco Torcianti, rappresentati in aula dall’avvocato Alessio Stacchiotti, legale ma anche amico delle due vittime. «Non posso nascondere, né a nome loro né a titolo personale, il profondo sgomento, l’amarezza e il senso di mancata giustizia che questa decisione ha generato» ha detto Stacchiotti. Per i familiari, «a fronte di due vite spezzate, la risposta sanzionatoria appare del tutto sproporzionata rispetto alla gravità dei fatti e alla devastazione umana che ne è derivata». Sara e Marco si erano sposati otto mesi prima del tragico incidente al Ciarnin. Si erano cercati e trovati per iniziare insieme un percorso di vita, che comprendeva anche la passione per la bicicletta. Per il legale e i familiari stessi, la «legittima aspettativa» capace di esprimere «almeno simbolicamente, il valore delle vite perdute di Marco e Sara è rimasta completamente disattesa». Coloro che piangono le due vittime della strada non chiedevano vendetta, ma «una giustizia capace di essere all’altezza della perdita di due vite umane. Chiedevano che le leggi non restassero affermazioni di principio e che il sistema giudiziario fosse in grado di dare risposte coerenti con la gravità dei fatti, restituendo dignità a Marco e Sara e credibilità allo Stato di diritto». In pratica, con il patteggiamento a un anno e nove mesi (pena concordata con la procura), al 20enne è stato applicato il minimo previsto dalla legge. Ancora la riflessione dei familiari: «Il risultato è una dolorosa percezione di svalutazione della vita umana, come se la perdita di due persone potesse essere compensata da una pena che non comporta alcuna effettiva espiazione e da una sospensione della patente di durata estremamente contenuta». Al ragazzo verrà sospesa la patente per un anno. La chiosa: «Quando la distanza tra ciò che la legge promette e ciò che la giustizia concretamente produce diventa così evidente, a perdere non sono soltanto le vittime come Marco, Sara e i loro cari, ma l’intera collettività». Ai familiari non sono mai arrivate lettere di scuse o vicinanza per la loro perdita. La Fondazione Scarponi era assistita dall’avvocato Tommaso Rossi, mentre il Fondo vittime per la strada dal legale Silvia Paoletti. 




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