ALBUM: Joyeria – Decay Decay Decay

Canzoni come piccole zone d’ombra e d’improvvise, inaspettate risate. Piene di spigoli e angoli acuti, mai lineari e sempre imprevedibili. Questa in breve è la sintesi della musica di Joyeria piccolo veterano del rock con una vita passata tra Polonia dove è nato, il Canada e Londra dove ha passato buona parte della vita.
Due EP decisamente eclettici su Speedy Wunderground, “FIM” e “Graceful Degradation” ispirato alle teorie dello scienziato e psicologo inglese David Courtenay Marr, tema che torna in forma diversa anche nei brani di “Decay Decay Decay” pubblicato dalla Dead Cactus. Noise, post punk, The Fall e Pavement, una gentile impertinenza quella che emerge dalle strane armonie, dalle chitarre, dai rumori di fondo della malinconica “Duller Grey”.
Brani più ritmati e taglienti, spoken word come “The Donkey” fanno di Joyeria un artista originale, sarcastico, cinico (in “Back In The U.K.K.K”) a cui non interessa essere un vincente, alla fama a ogni costo preferisce essere se stesso e ricorda un po’ J Mascis in “Recent Discovery” e “Damn!” o David Berman in “Winner”, “Nothing’s Wrong” e “No” tra le pieghe di un album fuori dagli schemi.
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