Il miglior film arturiano mai realizzato è su Prime Video e ha come protagonista Dev Patel
Quante volte abbiamo visto Re Artù al cinema? Quante spade estratte dalla roccia, quanti cavalieri lucenti in armature scintillanti, quanti castelli imponenti e dichiarazioni roboanti sul valore e l’onore? Eppure, di Sir Gawain, uno dei cavalieri più affascinanti della Tavola Rotonda, si è raccontato ben poco. David Lowery ha deciso di riempire questo vuoto con Sir Gawain e il Cavaliere Verde, uscito nel luglio 2021 e disponibile su Prime Video, e il risultato è qualcosa di straordinario: non solo il miglior adattamento di una leggenda arturiana, ma un’opera cinematografica che ridefinisce cosa significhi portare sullo schermo il mito medievale. Basato sul poema anonimo Sir Gawain and the Green Knight, il film di Lowery è un viaggio viscerale attraverso moralità, natura, coraggio e l’eterno conflitto tra ciò che siamo e ciò che vogliamo diventere.
Con una regia che non teme i silenzi, una fotografia che toglie il fiato e una performance di Dev Patel che segna uno dei punti più alti della sua carriera, The Green Knight arriva nelle sale come un pugno allo stomaco mascherato da favola. Quando incontriamo Gawain, interpretato da un Patel magnetico e vulnerabile, non è ancora un cavaliere. Passa le sue giornate in un bordello, dove ha intrecciato una relazione con Essel, una giovane donna interpretata da Alicia Vikander, e si ubriaca più spesso di quanto dovrebbe. Non è esattamente l’eroe che ti aspetti. Sua madre, Morgan Le Fay, lo spinge a partecipare al banchetto natalizio a corte, dove suo zio Re Artù gli offre un posto d’onore accanto a sé. Gawain non si sente degno, non ha storie di gesta eroiche da raccontare, nessuna cicatrice guadagnata sul campo di battaglia.
Tutto cambia quando un misterioso visitatore irrompe nella sala: il Cavaliere Verde, interpretato da Ralph Ineson con una presenza fisica quasi sovrannaturale. La sua sfida è semplice e terrificante allo stesso tempo: chiunque riesca a colpirlo avrà un anno di tempo per recarsi alla Cappella Verde, dove dovrà ricevere lo stesso colpo in cambio. Gawain, spinto dal desiderio di dimostrare qualcosa a se stesso e agli altri, impugna Excalibur e decapita il Cavaliere Verde. Ma l’essere raccoglie la propria testa mozzata e ricorda a Gawain l’appuntamento tra un anno. Quello che segue non è un’avventura convenzionale. Lowery costruisce un racconto fatto di contrasti: realtà e ideale, ego e insicurezza, mondo naturale e magia, vita e morte. Il direttore della fotografia Andrew Droz Palermo crea immagini che oscillano tra il onirico e il cupo, tra scene avvolte nella nebbia e momenti di luminosità quasi abbagliante.
La performance di Dev Patel è ciò che tiene insieme tutto questo edificio narrativo. Il suo Gawain è un uomo diviso, pieno di dubbi e ambizioni mal riposte. Non è l’eroe sicuro di sé che le leggende raccontano, ma un ragazzo con la sindrome dell’impostore che deve confrontarsi con l’idea di essere indegno. Patel comunica ogni sfumatura con uno sguardo abbassato, un movimento controllato del corpo, una tensione muscolare appena percettibile. È una masterclass di recitazione sottile ma potente. Accanto a lui, Vikander brilla in un doppio ruolo: oltre a Essel, interpreta anche La Dama, in una performance che mostra tutta la sua versatilità. Sean Harris e Kate Dickie danno vita a un Re Artù e una Regina Ginevra inediti: stanchi, malinconici, consapevoli che il loro tempo sta volgendo al termine. Questa Camelot è spogliata di ogni retorica, ancorata a una realtà umana che raramente abbiamo visto in queste storie.
Joel Edgerton appare come il Signore, un personaggio giocato con un’ambiguità maliziosa, un costante luccichio negli occhi che suggerisce conoscenze nascoste. I costumi disegnati da Malgosia Turzanska aggiungono un ulteriore livello di ricchezza visiva, con texture e dettagli che sembrano provenire davvero dal Medioevo ma reinterpretati con una sensibilità contemporanea. Gli abiti non sono semplici ornamenti, ma raccontano chi sono i personaggi, cosa rappresentano, quali scelte hanno fatto. Il verde del Cavaliere non è solo un colore, ma un simbolo che permea l’intera narrazione: natura, rinascita, decomposizione, ciclo eterno. The Green Knight è un film che richiede attenzione, che sfida lo spettatore a rallentare e a pensare.
Lowery ha costruito qualcosa di speciale, un’opera che lascia un’impressione duratura ben oltre i titoli di coda. È un film che continuerai a sviscerare mentalmente nei giorni successivi alla visione, ritornando su singole scene, su scelte narrative, su immagini che si sono impresse nella memoria. Uscito nelle sale il 30 luglio 2021, con una durata di 130 minuti e un rating R per violenza, sessualità e nudità esplicita, The Green Knight rappresenta il punto più alto di un sottogenere che sembrava aver già detto tutto. Invece, Lowery dimostra che c’è ancora spazio per raccontare queste storie antiche in modi nuovi, profondi, vibranti. Non è solo il miglior film arturiano mai realizzato: è un’opera che ridefinisce cosa possa essere il cinema fantasy quando ambizione artistica e rispetto per il materiale di partenza si incontrano.
Source link




