Toscana

Al Pionta un museo della memoria dell’esperienza manicomiale


“C’è un silenzio carico di vita che riposa all’ombra degli alberi del Pionta, un respiro che
attende di essere ascoltato, una memoria che ci appartiene.
Dove un tempo e forse ancora oggi, i cancelli chiudevano il mondo fuori e l’angoscia
dentro, noi immaginiamo un museo della memoria dell’esperienza manicomiale, che
non sia un freddo reliquiario, ma uno spazio vivo, aperto, dedicato alla nostra comune
umanità.”

Inizia così la descrizione della visione del Pionta da parte della lista Alternativa Comune che sostiene Serena Marinelli come candidata a sindaco per il Comune di Arezzo. 

“Partendo dall’importante archivio già esistente e affidato oggi all’Università, questo
polo museale dovrebbe richiamare a sé tutti quei frammenti di vite interrotte che oggi
sopravvivono sparsi e nascosti, magari custoditi gelosamente nei cassetti degli ex
infermieri, nelle soffitte delle famiglie o nei ricordi dei medici di allora. E così le tante opere d’arte, nate dall’urgenza disperata di dire l’indicibile, i diari, le fotografie, i documentari e le testimonianze orali, che rischiano altrimenti di svanire con il passare delle generazioni.
Arezzo, che tra le prime città al mondo guidò la rivoluzione della chiusura dei manicomi,
pensiamo abbia il dovere morale di fare del Pionta il luogo in cui imparare che la malattia
e la fragilità non sono colpe da seppellire o devianze da nascondere, ma strappi che
l’intero tessuto sociale deve saper ricucire con cura, un monito perenne contro l’abisso
della segregazione e dell’indifferenza istituzionalizzata.
Al Pionta vivono e collaborano già numerose realtà aggregative, dal CAS, agli orti sociali,
alla ciclofficina della FIAB al collettivo Psicho hill, da Radio Zenzero, ai centri giovani,
al doposcuola e alla squadra di calcio popolare Pionta Football club, che da sola argina
parte della marginalità giovanile di questa città. Il museo potrebbe essere un volano,
una spinta, un attrattore che traini la riqualificazione dei luoghi, dei campi sportivi, delle
strutture.
In questo spazio di restituzione e dignità, le ombre neglette del passato potranno
finalmente ricordarci ogni giorno che la grandezza di una comunità si misura dalla
costanza con cui protegge chi è fragile. Rifiutiamo la spietata scorciatoia dei muri, per scegliere, con coraggio e delicatezza, la via complessa della comprensione.”

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