“Buon compleanno, Peppino!”: l’accoglienza degli amici nella casa in Rue Viete
Nella diciassettesima puntata della rubrica domenicale di Nino Vinella, giornalista e scrittore, dal titolo “Buon compleanno, Peppino!” (immagini realizzate con AI dall’ing. Angelo Marzocca, ndr) in occasione del 180° anniversario della nascita, la quarta parte del capitolo dedicato all’atelier ed a quella casa De Nittis a Parigi in Rue Viete…
Scrivono Giovanni Lamacchia e Mariagraziella Belloli nella loro insostituibile pubblicazione “Il Dossier De Nittis” (Stilo Editrice, 2017) che: “Ammucchiati in ripostigli o in piccole stanze, c’erano oggetti cinesi e giapponesi dei quali l’artista era notoriamente divenuto appassionato collezionista (Goncourt riporta una battuta di Degas, “non so cosa mi abbia dato il medico ma vedo tutti come con delle teste di maiolica”), insieme ad altri mobiletti moderni o in stile, tra i quali figurano scrittoi, sedie poltrone, letti, e altro occorrente per allestire camerette agli ospiti che volessero fermarsi per qualche tempo. Infatti, il padrone di casa era solito ospitare gli amici, abitudine che aveva lasciato costernato Goncourt, fino al punto di manifestarlo a M.me De Nittis in una lettera: “farà fare un falansterio in modo da non potersi più levare di torno… i terzi troppo incomodi”.
Nell’inventario (predisposto a cura notarile per accertare la effettiva e complessiva consistenza dei beni post mortem del pittore, ndr) seguono, oltre alle tante camere esaminate, un atelier all’aperto, uno studio, una stanza per i modelli e una galleria, senza fare riferimento al piano in cui questi erano disposti. Ma è difficile credere che possano riferirsi ancora tutti al primo piano, tanto più se si considera – tenendo conto delle misure e delle indicazioni fornite – che ogni piano occupato dai De Nittis non doveva superare di molto i cento mq. Oltretutto, l’atelier dell’artista doveva essere situato necessariamente su di un piano alto, per poter ricevere adeguata luce, con tutti gli accorgimenti che un architetto poteva mettere a punto per venire incontro a tale esigenza, come si vedrà più avanti. Si deve supporre allora, tenendo conto che alcune camere erano state svuotate provvisoriamente per arredare la casa di Saint-Germain, che gli estensori dell’inventario procedessero in salita, senza più curarsi però di segnare il piano, né il numero delle finestre, né il punto di affaccio”.
Fine della parte quarta. Continua…





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