Economia

Effetto Diavolo veste Prada 2 sul made in Italy: tutte le griffe e gli stilisti italiani del sequel

MILANO – L’uscita del film di Barbie nel 2023, fece volare le vendite delle Birkenstock Arizona, il modello rosa che la bambola sceglie al posto della decolté con il tacco, in rialzo del 110% nelle settimane successive all’esordio della pellicola diretta da Greta Gerwig. E ora che il Diavolo veste Prada 2 al botteghino ha già incassato più del film di Barbie, gli analisti si domandano quale delle borse e quale di marchi presenti nel film con Meryl Streep, avrà il maggior ritorno d’immagine.

Hollywood e la moda da sempre interconnessi

“Il lusso e Hollywood non sono estranei l’uno dall’altro – scrive Luca Solca, esperto del settore per Bernstein – da Colazione da Tiffany a Barbie che deve scegliere tra una Manolo Blahnik rosa e una Birkenstock Arizona dello stesso colore, i brand del lusso sono apparsi in scene epiche del cinema, con ritorni d’immagine importanti su questi marchi e sui loro prodotti”. A differenza del primo Diavolo veste Prada del 2006, il nuovo film è una sfilata di marchi stranieri, con Dior,Tiffany e Chanel in prima posizione, ma anche italiani con Armani o Fendi, e dove Domenico Dolce, Stefano Gabbana e Brunello Cucinelli hanno addirittura un cameo nella pellicola, dove si vede anche Donatella Versace. “A differenza del primo film, dove i brand del lusso della moda e del beauty era restii a partecipare al film per paura di offendere Vogue e Anna Wintour – aggiunge Solca- questa volta hanno fatto a gara per apparire ed essere presenti”.

In arrivo le collab, ma gli italiani non hanno fatto product placement

Di bello c’è che se qualche colosso – come L’Oreal, Walmart, e Diet Cok – hanno già annunciato collaborazioni a tema, i tanti marchi italiani, o stranieri ma controllati da italiani sono stati scelti per apparire nel film, senza fare quello che in gergo si chiama “product placement”, ovvero pagare la produzione per essere presenti. È il caso di Brunello Cucinelli, e dei suoi pantaloni luccicanti, ma ancora di più di Dolce & Gabbana, presenti in varie scene con i loro outfit, ma anche della prima fila della sfilata di settembre e del loro backstage. Interpellati da Repubblica Cucinelli e D&g riferiscono infatti di non aver contribuito “economicamente” alla produzione, ma di essere onorati di essere stati scelti. Stesso discorso per Zegna – il cui cardato di grigio è usato per il primo outfit di Miranda firmato dal brand milanese SaSuPhi, o della sua Tom Ford Fashion, menzionata nel film e indossata dai protagonisti. Ma vale anche per la borsa e la giacca di Schiaparelli – marchio di lusso che fa capo alla famiglia Della Valle di Tod’s – indossati da Meryl Streep nel film. Stesso discorso per la giacca blu di Martin Margiela, marchio che fa capo alla Otb di Renzo Rosso, che indossa Anne Hathaway per andare da Runway, o per le scarpe con i diamanti o la borsa di Valentino che la giornalista indossa o regala all’amica di ritorno da Milano.

C’è Milano ma manca Prada, mentre Dior la fa da padrone

Anche il capoluogo meneghino la fa da padrone, mentre il primo film era stato girato a Parigi. Per una strana coincidenza – o forse volutamente per non essere ridondanti – Prada non è menzionato nella seconda pellicola, ed è poco presente nel film: si vede solo lo storico negozio della Galleria Vittorio Emanuele, e un paio di occhiali di Miranda. Dior invece si prende un grande spazio nel nuovo film. “Il trailer e le immagini ufficiali del film sono girate negli uffici di Dior – scrive Solca nel report– con il marchio rilanciato da Jw Anderson e i modelli in bella mostra”. Ci sarà un effetto Birkenstock anche per Dior? Se le spettatrici andranno tutte a comprarsi un outfit Dolce & Gabbana, presto si vedranno anche le ricadute sulle vendite dei marchi del made in Italy di uno dei film più attesi dell’anno.


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