AI e high tech trainano l’export cinese: verso surplus record nel 2026
La Cina ricapitalizza il suo sistema finanziario a sostegno della debole domanda interna ma non c’è niente da fare, l’economia del Paese dipende ancora e sempre dalla forte domanda esterna, in grado di traghettarla verso un surplus commerciale superiore al record di 1,2 trilioni di dollari del 2025.
Una combinazione infernale che impedisce di invertire la rotta cinese della crescita dall’import-export ai consumi interni riassorbendo la sovracapacità e attenuando i rischi di dipendenza dai mercati esteri.
Anche ad agosto, stando alle rilevazioni delle Dogane cinesi, le esportazioni sono aumentate del 25% rispetto al 2025 e le importazioni del 28,2%, ampliando il surplus commerciale a 119,1 miliardi di dollari e portando il totale dei primi otto mesi a 806 miliardi. La metà dell’export è trainata dalla filiera delle tecnologie legate all’intelligenza artificiale mista agli approvvigionamenti indotti dalle variabili del negoziato sui dazi.
Il surplus commerciale con gli Stati Uniti è in risalita a 29,18 miliardi di dollari rispetto ai 28 miliardi di luglio di dollari, con le esportazioni cinesi verso gli Stati Uniti in salita del 34,4% su base annua, superando la crescita del 17,8% delle importazioni.
I vertici delle prossime settimane
Manca poco al vertice di fine mese negli Usa tra Donald Trump e Xi Jinping e a quello tra Cina e Unione europea di ottobre, due eventi chiave per Pechino, e questi dati rischiano di riattizzare i conflitti commerciali che si vogliono attenuare, inclusa la fragile tregua siglata con gli Usa che scade a novembre. I due Governi stanno ora esplorando tagli reciproci ai dazi su beni per un valore di 30 miliardi di dollari. Le esportazioni cinesi di terre rare ad agosto sono aumentate mese su mese, ma sono rimaste ben al di sotto della media mensile da inizio anno. Le importazioni di petrolio greggio, invece, sono diminuite del 23,4% su base annua in termini di volume.
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