Piemonte

Aggressione Casapound al giornalista Joly, tutti condannati i responsabili

Un anno di carcere ai militanti di Casapound accusati di aver aggredito Andrea Joly, giornalista de La Stampa: è finito così il processo a carico di Igor Bosonin, Euclide Rigato, Marco Berra e Paolo Quintavalla, tutti imputati per lesioni aggravate. Dovranno anche risarcire il cronista e altre quattro parti civili, cioè l’Ordine dei giornalisti nazionale, quello del Piemonte, l’associazione Stampa Subalpina e la Federazione della stampa italiana: sono state disposte provvisionali tra i 1.500 e 3mila euro.

Il giornalista de La Stampa Andrea Joly, in una foto tratta dal suo profilo Facebook..FACEBOOK/ ANDREA JOLY.+++ATTENZIONE LA FOTO NON PUO' ESSERE PUBBLICATA O RIPRODOTTA SENZA L'AUTORIZZAZIONE DELLA FONTE DI ORIGINE CUI SI RINVIA+++ NPK +++

Il giornalista de La Stampa Andrea Joly, in una foto tratta dal suo profilo Facebook..FACEBOOK/ ANDREA JOLY.+++ATTENZIONE LA FOTO NON PUO’ ESSERE PUBBLICATA O RIPRODOTTA SENZA L’AUTORIZZAZIONE DELLA FONTE DI ORIGINE CUI SI RINVIA+++ NPK +++ 

«L’esito di questo processo sia un monito per chi aggredisce e intimidisce i giornalisti» commenta Stefano Tallia, presidente dell’Ordine regionale. «Useremo le somme dei risarcimenti per istituire un fondo dedicato ai colleghi vittime di aggressioni, intimidazioni e querele temerarie» aggiunge Silvia Garbarino segretaria di Stampa subalpina.

I fatti risalgono alla sera del 20 luglio 2024, quando Joly era stato aggredito in via Cellini 22, a Torino. Lì ha sede il circolo di estrema destra Asso di Bastoni, dove erano radunati decine di neofascisti. Il cronista passava di lì per caso, ha visto la folla accendere torce da segnalazione, scandire cori fascisti, si è avvicinato e ha iniziato a riprendere l’adunata nostalgica, senza qualificarsi come giornalista. Poi è stato avvicinato dai quattro imputati, come si vede nelle immagini girate dallo stesso Joly: «Sei con noi? Se sei con noi perché fai le foto? Cancella le foto».

Subito dopo è scattata l’aggressione sotto gli occhi dei residenti che urlavano dai balconi di lasciare andare il giovane preso di mira. C’è anche un video, girato da un balcone, che mostra Joly accerchiato e poi afferrato per il collo e scaraventato a terra. «Nelle prove video sono con la maglia granata mentre mi avvicino a Joly, perché accanto a me c’era mia figlia, nata nel 2009 – ha poi raccontato in aula, come spontanee dichiarazioni, uno degli imputati – Lui stava filmando proprio nella sua direzione e mi sono agitato per proteggere mia figlia. Il movimento è stato oggetto di agguati da parte di avversari politici. Non avevo mai visto Joly e pensavo fosse un malintenzionato. Se si fosse qualificato, lo avremmo eventualmente invitato per un’intervista».


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