Scomparso Federico Vercellone, filosofo dell’estetica contemporanea

È scomparso a 70 anni Federico Vercellone, tra le figure più rilevanti dell’estetica contemporanea in Italia. Nato e formatosi a Torino, dove si era laureato nel 1981 con una tesi su Friedrich Nietzsche, aveva costruito nel tempo un percorso accademico solido, fino a diventare professore ordinario e punto di riferimento per lo studio del rapporto tra arte, immagini e pensiero.
La sua ricerca, inizialmente legata all’ermeneutica e alla tradizione filosofica tedesca tra Sette e Ottocento, si è progressivamente aperta a temi più contemporanei. Vercellone ha infatti indagato il nichilismo europeo e, negli ultimi anni, si è concentrato sulla teoria dell’immagine e sui visual studies, cercando di interpretare la realtà attuale attraverso simboli e forme visive. Un approccio che lo ha reso noto anche fuori dall’ambito strettamente accademico, fino a riflessioni originali come quelle raccolte in Filosofia del tatuaggio, dove il corpo diventa spazio di identità e trasformazione.
Dopo esperienze tra Udine, Torino e diversi centri internazionali – tra cui soggiorni di ricerca in Germania, Francia e Giappone – dal 2008 insegnava stabilmente all’Università di Torino, contribuendo a creare un ponte tra la tradizione filosofica europea e le espressioni culturali contemporanee.
Negli ultimi anni, tuttavia, la sua attività era stata segnata da polemiche. Nel 2024 alcune studentesse lo avevano accusato di comportamenti inappropriati, vicenda che aveva portato a una sospensione temporanea. Tornato in aula nel 2025, tra proteste e tensioni, aveva cercato di difendere la propria posizione anche sul piano legale.
La notizia della morte, dovuta a una malattia improvvisa, è stata diffusa dal Centro Studi Filosofico-religiosi “Luigi Pareyson”, che lo ha ricordato come collega e maestro, sottolineandone il ruolo nella scuola ermeneutica torinese e il legame con studenti e collaboratori.
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