Affitti brevi, la stretta si allarga ancora: nuovi limiti anche a Verona
Una nuova destinazione urbanistica per le locazioni turistiche. E, di fatto, l’obbligo di cambiare categoria per chi apre un’attività di questo tipo. Non solo: nell’area Unesco del centro storico viene bloccata l’apertura di nuovi bed and breakfast.
Sono questi gli ingredienti chiave della variante 70 al Piano degli interventi, lo strumento adottato in estate dal Consiglio comunale di Verona che avvia, per la prima volta in un’amministrazione del Veneto, una decisa stretta sugli affitti brevi. Allungando l’elenco dei Comuni che al Nord si sono attivati per regolare il fenomeno.
Il modello arriva dalle altre città italiane che già si sono mosse con modalità simili: Firenze, Bologna ma anche Napoli e in parte Roma (dove un regolamento è attualmente allo studio). E la dinamica osservata dall’amministrazione veneta è quella di cui si parla in molti altri centri.
Locazioni turistiche in forte aumento
Nel 2014 la banca dati dell’imposta di soggiorno del Comune di Verona censiva 56 locazioni turistiche. Al 30 giugno 2026 sono 4.366: settantotto volte tanto. In dodici anni una tipologia ricettiva marginale è diventata la forma dominante dell’ospitalità cittadina, ridisegnando in modo radicale il mercato della casa. «Assistiamo a uno svuotamento del centro storico, con un forte aumento del prezzo al metro quadro, creando fenomeni di espulsione dei residenti», dice l’assessore al Bilancio, Michele Bertucco. Il pericolo è trovarsi negli anni nella stessa situazione di tante altre città turistiche, italiane e straniere.
Per questo Verona ha scelto di tirare la leva urbanistica, pur consapevole che, come spiega Bertucco, «servirebbe un intervento nazionale per uniformare le regole del settore». Anche se, per adesso, questo intervento non sembra in calendario: arriverà prima la nuova regolamentazione europea sugli affitti brevi, in calendario già per le prossime settimane.
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