Marche

addio fondi, il Mef taglia 100 milioni all’Autorità portuale nelle Marche


ANCONA Una doccia fredda. Uno choc imprevisto che ha allarmato il fronte del porto. Oltre 100 milioni di euro da trasformare in opere sono stati tagliati dal Ministero di Economia e Finanza all’Authority del Mare Adriatico Centrale. Una mannaia piombata sui golfi di Ancona, Pesaro e San Benedetto del Tronto. Mal comune (zero gaudio) condiviso con quelli abruzzesi di Pescara e Ortona. In un documento che cristallizza la falcidia del progetti con un iter non abbastanza avanzato per salvarsi, c’è il dettagliato elenco dei «residui attivi da cancellare alla data del 31 dicembre 2025». Il totale delle voci porta ad una cifra pari a 113.044.103 euro, di cui 101,2 milioni in quota «definanziamento del Mef». Una situazione che non riguarda solo la nostra Autorità portuale e che è già stata motivo di discussione anche con le istituzioni coinvolte: dai Ministeri alle Regioni.

I tentativi di risoluzione

Ieri al Molo Santa Maria sono stati illustrati al Comitato di gestione tutti gli atti in questione per provare a dimostrare il corretto operato dell’Authority nel promuovere gli iter autorizzativi degli investimenti finanziati con queste risorse e dai vertici dell’Adsp è stato precisato che il Ministero delle Infrastrutture ha condiviso la richiesta di ripristino. Il Mit avrebbe già trasmettendo il decreto di riassegnazione dei fondi al Mef, che ora è chiamato a dare il nulla osta. Ma finché non arriva il via libera (se arriva), questi soldi sono solo teorici. E le opere che avrebbero dovuto finanziare restano sospese in un limbo che il porto non può permettersi.

Anche perché parliamo di opere tutt’altro che secondarie: solo per fare un esempio, nell’elenco c’è pure il Molo Clementino, controversa infrastruttura che dovrà diventare approdo delle grandi navi da crociera, finita al centro del dibattito cittadino e di un sanguinoso scontro interno al centrodestra dorico. Quei 22 milioni di euro per il banchinamento del fronte esterno fatti arrivare ad Ancona dal Mit ora finiscono sub iudice, mentre l’infrastruttura passa proprio in questo momento sotto le forche caudine dei Ministeri dell’Ambiente e della Cultura per la Valutazione di impatto ambientale. Ma non è l’unico progetto ad inciampare. A ottobre 2024, il Comitato di gestione dell’Authority aveva approvato il bilancio di previsione 2025 con i tre progetti: oltre al Molo Clementino, tra i principali investimenti previsti nello scalo di Ancona nel programma delle opere pubbliche c’era l’approfondimento dei fondali della banchina 26 e delle altre banchine commerciali: 12 milioni di euro finiti anch’essi sotto la ghigliottina del Mef e legati all’importante operazione dei dragaggi senza i quali le navi moderne fanno sempre più fatica ad approdare nel nostro porto.

I passaggi

Il bando era stato pubblicato a luglio 2025 e il lavori sarebbero dovuti partire a dicembre per essere completati ad agosto 2026, ma sul portale degli Appalti e contratti pubblici, lo stato della gara risulta ancora in aggiudicazione.

Il luogo del cuore

Non c’è due senza tre: e così si arriva agli 11 milioni di euro per la demolizione parziale dell’attuale Molo Nord, quello che gli anconetani conoscono come il molo della Lanterna Rossa, luogo del cuore della città reso famoso dal murale di Monica Vitti. Pure quello finito sotto il rullo compressore. E dire che il 30 dicembre scorso, dal Mase era arrivata la buona notizia: il progetto era stato considerato «da non assoggettare a Via», cosa che avrebbe tagliato di molto i tempi di realizzazione.

Il tempo perso

Opere per le quali si è proceduto a passo di lumaca e ora il Mef presenta il conto. Anzi, lo taglia proprio a tutte quelle opere con iter procedurali in ritardo. E questo non vale solo per il porto di Ancona, ma pure per quelli di Pesaro e San Benedetto del Tronto, sempre gestiti dall’Autorità portuale. 

In entrambi i casi parliamo di vasche di colmata per sedimenti di dragaggi: 18 milioni di euro definanziati a San Benedetto e 11 milioni al porto di Pesaro. Scendendo verso l’Abruzzo: il potenziamento del porto di Ortona perde 6 milioni di euro, mentre quello di Pescara si è visto definanziare 21,2 milioni. Nel calderone dei finanziamenti al palo ci finiscono anche quelli arrivato all’Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico Centrale attraverso il Piano nazionale di ripresa e resilienza. Parliamo di un tesoretto da 12 milioni di euro che, tra le altre cose, include i 6 milioni per l’illuminazione sostenibile al Mandracchio («rinunciati dall’ente»), 1.027.289 euro per la ristrutturazione dell’edificio demaniale del mercato ittico dorico e i 614mila euro per l’efficientamento energetico degli impianti di illuminazione del porto di Ancona (i due casi sono inseriti alla voce «rideterminati dal Masaf con nuovi finanziamenti a valere sul 2026»).

Le conseguenze

Il serrato cronoprogramma del Pnrr prevedeva il completamento delle opere entro giugno 2026: anche senza l’intervento del Mef in stile Edward mani di forbice sui finanziamenti, difficilmente si sarebbe riusciti a centrare la deadline. Ora però c’è la certezza. Tagli alle risorse legati a cronici ritardi e lungaggini nella realizzazione di opere fondamentali per lo sviluppo del porto, che adesso è costretto a marciare con il freno a mano tirato. Peraltro, il presidente dell’Authority Vincenzo Garofalo è già in regime di proroga e a stretto giro verrà sostituito da un commissario ministeriale fino alla nomina del suo successore. La fotografia di un porto bloccato, con soldi congelati e opere che rischiano di non vedere mai la luce. Impantanato nelle inefficienze, un po’ come le navi senza i dragaggi.




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