addio 51 milioni fermi dal 2022
ANCONA Nella vicenda dei 100 milioni di euro revocati dal Ministero dell’Economia e delle Finanze all’Autorità portuale per la sua inerzia nell’avviare i progetti già finanziati, la ferita più grande è quella inferta al porto di Ancona. Tra linee di finanziamento Pnrr e non, allo scalo dorico erano infatti destinati ben 51 milioni di euro, più della metà di quanto lo scorso settembre il dicastero di via XX Settembre ha chiesto indietro all’Authority, rea di non aver dato corso ai cantieri nonostante il tesoretto fosse stato concesso nel luglio del 2022.
Il cortocircuito
Ad ottobre 2025 l’Autorità portuale aveva chiesto e ottenuto che il Ministero delle Infrastrutture destinasse nuovamente quelle risorse ad Ancona, ma il decreto è fermo da allora al Mef in attesa del nulla osta. Il fatto che ci sia voluto tutto questo tempo nonostante sia Giorgetti (Mef) che Salvini (Mit) siano colleghi di partito, la Lega, non depone a favore della facile risolvibilità del problema decantata dall’Ap. E poi, difficilmente torneranno indietro le intere somme. I più informati dicono che forse riavremo la metà di quanto c’era già stato concesso ma che non siamo stati in grado di spendere in tempo. Nel mirino sono finiti in particolare i dragaggi delle banchine dalla 19 alla 26, che il Ministero delle Infrastrutture aveva foraggiato ormai quattro anni fa con 12 milioni di euro. Ma è orfano di 22 milioni di euro anche il banchinamento del del molo Clementino, così come vacilla la demolizione parziale del molo Nord, che si è vista revocare dal Mef un assegno da 11 milioni di euro. Ai 6 milioni di euro per l’efficientamento energetico dell’illuminazione del Mandracchio (Pnrr) aveva rinunciato invece la stessa Ap. A dominare gli incubi dei portuali dorici è proprio l’incertezza sull’escavo dei fondali, necessario ad ospitare nel nostro scalo le navi più grandi e – di conseguenza – i traffici commerciali più interessanti. Gli undici milioni di euro concessi dal Ministero delle Infrastrutture in sinergia con il dicastero dell’Economia sarebbero serviti al dragaggio delle banchine dalla 19 alla 26, quelle commerciali. In particolare, le banchine 19, 20, 21 (destinate in futuro ad accogliere i traghetti oggi al Guasco) e 22 avrebbero guadagnato fondali fino a -12,5 metri. A -11 metri sarebbero invece stati portati i fondali delle banchine 23, 24 e 25, a -14 la 26, invece.
Lo slittamento
La fase esecutiva dei lavori sarebbe dovuta entrare nel vivo entro i primi mesi dell’anno, visto che l’obiettivo fissato dall’Ap era quello di completare i dragaggi entro fine 2026 e che il cantiere non sarebbe durato meno di 9 mesi. Ad oggi, però, secondo il portale Gare e Appalti dell’Autorità, non c’è nemmeno una ditta vincitrice dell’appalto. Sospeso nel limbo anche il molo Clementino, proprio ora che – su input di Palazzo Raffaello – era stata riattivata la procedura di Via Vas al Ministero dell’Ambiente, con il parere definitivo sulla fattibilità o meno del contestato banchinamento atteso al più per il mese di luglio. Sul piatto c’erano i 22 milioni di euro necessari al banchinamento, cui si sarebbero dovuti aggiungere almeno altri 10 milioni per l’elettrificazione, ancora da finanziare. Altri 11 milioni di euro sono spariti dal conto per la demolizione parziale del molo Nord, opera di cui si parla da vent’anni e necessaria a migliorare la sicurezza di manovra delle navi in porto. Il progetto prevede l’abbattimento di circa 100 metri del molo, compresa l’iconica Lanterna rossa, che verrebbe poi ricostruita identica ma più vicina alla costa. A fine 2025, il Mase aveva addirittura escluso l’opera dalla procedura di Via Vas, aprendo di fatto alla gara d’appalto e alla successiva cantierizzazione entro il 2026. Difficile, arrivati a questo punto.




