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A Hed an Noz, a Noz, a Noz: Il carro della morte attraversa la Bretagna :: Le Recensioni di OndaRock

La Bretagna è sempre stata una regione importante per le sonorità black metal, pensiamo soltanto al movimento les légions noires di Brest (tra cui figuravano band come Vlad Tepes e Mütiilation), una scena basilare per la Francia estrema degli anni Novanta. Con gli Hanternoz ci spostiamo in una zona limitrofa, precisamente nei Paesi della Loira, per raccontarvi del terzo disco prodotto dal gruppo di Angers, da sempre incastonato all’interno di un immaginario fortemente legato al territorio di appartenenza.

La suggestiva copertina dell’album ci mostra un tramonto e un carretto che avanza: lì sopra, con la falce tra le mani, c’è la figura principale del folklore bretone, l’Ankou, ovvero un traghettatore che rappresenta al contempo sia la paura della morte che la morte stessa. Gli Hanternoz partono da questo presupposto per parlarci di sei creature che appaiono durante la notte per tormentare i malcapitati di turno, un viaggio insonne attraverso cinquantasei minuti di puro french pagan-black metal.
Il duo non punta esclusivamente sulla velocità o sull’epica di matrice medievale (come nel caso dei quotati Véhémence, progetto in cui milita proprio Hyvermor degli Hanternoz), spaziando invece tra riff scarni e un approccio decisamente melodico, come nel caso della trascinante “La Lessive des Trépassés”. Qui l’album tocca il suo vertice, regalandoci almeno altre due perle tra cui “Le Diable de Quimper – Corentin” (da una leggenda legata all’incendio della cattedrale di Quimper) e la conclusiva “Quand j’ai Tué le Roi de la Forêt”, il momento più solenne (capace di riportare alla mente sia i Peste Noire che i passaggi più cadenzati dei Bathory).

C’è una forte identità dietro “A Hed an Noz, a Noz, a Noz” (il titolo, in Bretone, significa “per tutta la notte, la notte e la notte”), non a caso Hyvermor è anche il boss della Antiq Records, una label focalizzata proprio sulle derive folk/pagane del metallo nero, con un’impronta ben radicata nella storia del paese transalpino. Questo lavoro, pur non mantenendosi sempre su livelli ottimali, riesce comunque a trasmettere perfettamente il suo messaggio, catapultandoci all’interno di un concept antropologico senza dubbio riuscito. Ma in generale, in Francia, le uscite estreme continuano a segnare profondamente il lato più underground della scena metal.

06/08/2026


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