In terza media il 43,1% degli studenti non raggiunge la sufficienza in italiano e il 45,5% in matematica. Abbandono scolastico all’8,2%. I dati Istat

Più di quattro studenti su dieci arrivano alla fine della terza media senza competenze sufficienti in italiano e in matematica. Il dato è contenuto nel Rapporto sul Benessere equo e sostenibile (Bes) 2026 dell’Istat, arrivato alla tredicesima edizione.
Accanto a questo, il rapporto registra anche alcuni miglioramenti: l’abbandono scolastico scende per la prima volta sotto la soglia fissata dall’Unione europea, i giovani che non studiano e non lavorano sono molti meno di cinque anni fa e aumentano i bambini che frequentano i servizi per la prima infanzia.
Terza media, risultati ancora in calo
Nell’anno scolastico 2025/26 il 43,1% degli studenti di terza media non ha raggiunto competenze sufficienti in italiano. Un anno prima era il 41,4%, nel 2017/18 il 34,4%. In matematica la quota sale al 45,5%, contro il 44,3% dell’anno precedente e il 39,3% del 2017/18.
Secondo l’Istat, dal 2021 la percentuale di studenti che non raggiungono livelli adeguati in italiano o in matematica non è mai tornata ai valori di prima della pandemia. I risultati peggiori riguardano gli studenti del Mezzogiorno e quelli stranieri.
Abbandono scolastico sotto la soglia europea
Migliora invece il dato sugli early leavers, i giovani tra i 18 e i 24 anni che hanno al massimo la licenza media e non frequentano percorsi di istruzione o formazione. Nel 2025 sono l’8,2%: per la prima volta il valore scende sotto il 9%, la soglia indicata dall’Unione europea per il 2030. Restano però differenze. L’abbandono riguarda più i ragazzi (10,1%) che le ragazze (6,2%) e nelle Isole arriva al 13,7%.
Neet in calo, ma sopra la media europea
Scende anche la quota di Neet, i giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano e non lavorano: nel 2025 sono il 13,3%, contro il 23,7% del 2020. Il valore resta più alto tra le donne (14,9%, contro l’11,8% degli uomini) e nelle regioni del Mezzogiorno, ed è ancora superiore alla media europea (11,0%).
Più bambini nei servizi per l’infanzia
Cresce la frequenza dei servizi educativi per la prima infanzia. Nel triennio 2023-2025 li ha frequentati il 37,4% dei bambini tra 0 e 2 anni, quasi il doppio rispetto a dieci anni prima (19,6%). Le differenze tra le aree del Paese restano: si va dal 43,3% del Centro al 32,2% delle Isole e al 29,4% del Sud.
A 4-5 anni, invece, quasi tutti i bambini sono inseriti in un percorso educativo. Nell’anno scolastico 2024/25 frequentava la scuola dell’infanzia o il primo anno di primaria il 95,3%, dal 92,7% del Centro al 97,9% del Sud.
Diplomati e laureati, l’Italia lontana dall’Europa
Nel 2025 il 67,0% delle persone tra 25 e 64 anni ha almeno una qualifica o un diploma di scuola superiore (66,7% nel 2024): tra i 25 e i 34 anni ha una laurea o un titolo terziario il 31,3%. Dopo anni di miglioramento i valori restano stabili e ancora lontani dagli altri Paesi europei: rispetto alla media Ue le quote sono più basse di 14,2 punti per il diploma e di 13,7 per la laurea, con distanze un po’ più ampie tra gli uomini. Nel confronto europeo, osserva l’Istat, l’Italia è ancora nelle ultime posizioni.
Le donne sono più spesso diplomate e laureate. Tra le 25-64enni, infatti, ha almeno il diploma il 69,6%, contro il 64,3% degli uomini. Per la laurea la distanza è ancora più marcata: in tutte le aree del Paese la quota di laureate è molto più alta di quella dei laureati, e il valore più basso tra le donne (31,8% nel Mezzogiorno) supera quello più alto tra gli uomini (27,0% nel Centro).
Dal diploma all’università
Continua a crescere la quota di diplomati che si iscrivono all’università nello stesso anno del diploma: nel 2024 è il 54,1%, contro il 52,4% dell’anno prima e il 49,1% del 2014. Anche qui le ragazze sono avanti: si iscrive il 61,3% delle diplomate, contro il 46,9% dei diplomati.
Nelle lauree STEM la situazione si capovolge. Nel 2023 i laureati in queste discipline sono 19,0 ogni 1.000 residenti tra i 20 e i 29 anni (13,9 nel 2014). Tra le donne di questa età, però, si laureano in materie STEM 15,2 ogni 1.000, contro 22,4 ogni 1.000 tra gli uomini.
Competenze digitali in crescita
Nel 2025 ha competenze digitali almeno di base il 54,3% delle persone tra 16 e 74 anni: 8,4 punti in più rispetto al 2023, ma ancora 6,1 punti sotto la media europea (60,4%). La quota è più alta tra i giovani e tra chi ha un titolo di studio più elevato.
Cultura, lettura e biblioteche
Cresce la partecipazione culturale. Nel 2025 il 40,0% delle persone dai 6 anni in su ha svolto almeno due attività culturali fuori casa, come andare al cinema, a teatro, a un concerto o in un museo: è il valore più alto dal 2014. I livelli più alti si registrano tra i giovani. Le differenze per titolo di studio sono marcate: partecipa il 68,7% dei laureati, contro il 14,5% di chi ha al massimo la licenza media.
Per la lettura il quadro è diverso. Legge libri o quotidiani il 36,1% delle persone dai 6 anni in su, un dato stabile rispetto al 2024 ma più basso del 2014 (37,9%). Calano soprattutto quelli che leggono quotidiani almeno tre volte a settimana, passati dal 28,8% del 2016 al 21,1%. Chi legge almeno quattro libri l’anno, invece, resta da dieci anni intorno al 23%.
Le biblioteche sono frequentate soprattutto da bambini e ragazzi fino a 14 anni (34,4%) e dai giovani tra 15 e 24 anni (27,4%). Questi ultimi, però, sono l’unica fascia d’età in calo rispetto al 2019: -8,3 punti.
Quanto conta studiare
In molti ambiti il rapporto mette in luce le differenze legate al titolo di studio. Tra chi ha 25 anni e più e al massimo la licenza media, il rischio di povertà è oltre 3,5 volte quello dei coetanei laureati: 25,9% contro 7,1%. Nella stessa fascia d’età, i laureati sono più spesso molto soddisfatti della propria vita (52,0%, contro il 44,0% di chi ha la licenza media) e guardano al futuro con più fiducia. Il 39,1% di loro pensa che la propria situazione migliorerà nei prossimi cinque anni, mentre tra chi ha un titolo di studio basso lo pensa il 16,3%.
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