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Israele elimina 4mila terroristi del 7 ottobre: caccia ancora aperta

Israele ordina di dare la caccia ai miliziani del 7 ottobre ancora vivi. Alla vigilia del terzo anniversario del massacro, il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, ha annunciato di aver disposto, insieme al premier Benjamin Netanyahu, che esercito e servizi di sicurezza li eliminino «senza limitazioni e in qualsiasi circostanza». Ha poi aggiunto, «seimila terroristi attraversarono il confine con Israele il 7 ottobre 2023 e compirono atrocità, di questi ne sono stati uccisi finora 4.000».

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Parole che arrivano mentre il Paese si prepara a rivivere il giorno più cupo della sua storia. All’alba di sabato 7 ottobre 2023, alle ore 6:30, nel giorno di shabbat e della festività di Simchat Torah, circa 6mila terroristi di Hamas e della Jihad Islamica hanno superato la barriera al confine della Striscia di Gaza penetrando nel sud di Israele, segnando il momento più tragico della storia recente del Paese. L’assalto improvviso e coordinato ha colpito kibbutz, città di confine, basi militari e un festival musicale, lasciando dietro di sé una scia di devastazione e morte. Il giorno successivo, il governo israeliano ha dichiarato lo stato di guerra, misura che lo Stato ebraico non aveva adottato da cinquant’anni, dalla guerra dello Yom Kippur del 1973. Circa 1.200 persone sono state uccise dai miliziani e 251 sono state sequestrate e portate a Gaza.

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Tra gli episodi più drammatici il massacro al festival Nova, dove migliaia di giovani si sono radunati per festeggiare e ballare, e oltre 370 di loro hanno perso la vita e decine sono stati catturati mentre tentavano di fuggire. È qui che è stato girato il video che è diventato il simbolo di quanto accaduto: una ragazza – Noa Argamani – sequestrata dai miliziani e trasportata su una motocicletta a Gaza. I commando armati hanno fatto irruzione nei kibbutz di Be’eri, Kfar Aza e Re’im, sterminando intere famiglie e dando alle fiamme le abitazioni. La strada statale 232 è stata trasformata in una trappola mortale per decine di automobilisti.

Nel marzo 2024, un’indagine delle Nazioni Unite guidata da Pramila Patten ha confermato che esistono «chiare e convincenti informazioni» di violenze sessuali commesse il 7 ottobre. Il rapporto ha documentato episodi verificati al festival Supernova, lungo la strada 232 e nel kibbutz Re’im, evidenziando che molte vittime sono state successivamente uccise.

Per alcuni ostaggi il dramma della cattività nelle mani di Hamas si è prolungato per più di due anni. I complessi accordi per la liberazione dei prigionieri hanno visto l’intensa attività diplomatica di mediatori internazionali, in particolare Qatar, Egitto e Usa, impegnati per mesi in colloqui indiretti tra le parti. Parallelamente alle trattative, la crisi ha assunto una dimensione regionale ampliandosi anche al Libano e all’Iran. Con complessi negoziati e operazioni militari, 168 persone hanno potuto riabbracciare i propri cari, gli altri sono rimasti vittime di Hamas o di scontri a fuoco durante l’offensiva dell’esercito di difesa israeliano. Il 20 ottobre, tredici giorni dopo il pogrom, Hamas ha liberato i primi due ostaggi per motivi umanitari, un rilascio seguito tre giorni dopo da un altro di due donne anziane. Altri 105 sono stati liberati durante la prima tregua tra Israele e Hamas di novembre 2023 (in cambio del rilascio da parte delle autorità israeliane di circa 240 detenuti palestinesi). A dicembre, però, l’offensiva dell’Idf è ripresa a sud della Striscia, alla periferia di Khan Younis. Durante un raid militare tre ostaggi hanno perso la vita per errore, un episodio tra i più dolorosi per gli israeliani. Nella pausa negoziale di gennaio 2025, 33 ostaggi sono stati liberti. Per gli ultimi 20 bisogna attendere fino al 13 ottobre 2025.


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