Torino al cinema in Father Joe, il prete di New York che lotta per i poveri e si ispira a Don Bosco
Non c’è solo la Torino dei film supportati dalla Film Commission presentati o premiati al Lido di Venezia, o dei sorrisi di felicità del direttore Alberto Barbera e di Angela Savoldi che insieme hanno costruito una delle migliori edizioni di sempre della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Al Festival è passato anche un film internazionale – prossimamente in sala – la cui trama origina dichiaratamente da una storia che ha preso vita a Riva di Chieri, sulle colline di Torino.
Si intitola “Father Joe”, un action thriller scritto e prodotto da Luc Besson, con la regia di Barthélémy Grossmann, interpretato da Kiefer Sutherland, Al Pacino ed Ever Anderson. Ambientato nel cuore di Little Italy, nella New York degli anni Novanta, il film mette al centro il personaggio di un prete vendicatore che ruba ai ricchi trafficanti di droga per donare ai poveri e che contrasta, con un vero e proprio arsenale e un piccolo esercito nascosti nella sacrestia, le principali organizzazioni criminali dedite allo spaccio di sostanze stupefacenti o al traffico d’organi.
Un Robin Hood ecclesiastico armato fino ai denti, ex veterano delle forze speciali diventato prete, segnato anche dalla tragica morte della figlia sedicenne per overdose. Il film si apre con la rivelazione “torinese” da parte di Father Joe, dalla voce di Kiefer Sutherland: la sua scelta di combattere da solo la malavita e sottrarre anime al mondo del crimine per portarle nella propria congregazione è stata ispirata dalla vita di Domenico Savio, da Riva di Chieri, giovane allievo di Don Bosco e poi santo.

La storia di san Domenico Savio si intrecciò infatti profondamente con quella dei ragazzi sbandati della Torino dell’Ottocento attraverso la sua totale immersione nella missione educativa di Don Bosco. Decise di vivere in mezzo a loro per aiutarli a cambiare vita.
Come racconta Father Joe, la periferia di Torino a quell’epoca era segnata dalla miseria ed era piena di gang giovanili, ex carcerati e ragazzi abbandonati alla loro sorte. Don Bosco li accolse per toglierli dalla strada: su quella scia Domenico Savio comprese subito l’ambiente in cui si trovava e si mobilitò per salvare quelle anime usando anche il proprio corpo di ragazzo, mettendosi in mezzo alle risse e provando a riportare la calma.
Per gli spettatori di Torino che hanno visto o che vedranno “Father Joe”, compreso il direttore della Mostra del Cinema Alberto Barbera, è abbastanza sconvolgente il fatto che in un film di questo genere, con una star mondiale come Al Pacino nel cast, tutto ambientato a New York, si faccia esplicito riferimento a Torino e alla storia di santità vissuta nel quotidiano da Savio nell’oratorio di Valdocco. Una favola pulp tra preti, boss mafiosi e citazioni cinematografiche da “Kill Bill” a “Il Padrino”, dove il colpo di scena migliore per un torinese arriva proprio all’inizio del film.
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