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Legge elettorale, il governo valuta la fiducia alla Camera il 28 settembre

Dopo il via libera del Senato la partita sulla legge elettorale si sposta di nuovo alla Camera dei deputati, dove è già calendarizzata per il 28 settembre. Non è scontato, ma è molto probabile, come già denunciato anche dalle opposizioni, che il governo decida di ricorrere all’utilizzo della fiducia, nel tentativo di blindare i vari articoli che sono stati modificati a Palazzo Madama. “Sarebbe l’ennesima forzatura“, attaccano tra i banchi di Pd, M5s, Avs e Iv.

Dopodiché resterebbe comunque l’incognita del voto finale – dato che a Montecitorio sono previsti due voti differenti – sul quale le opposizioni dovrebbero chiedere il voto segreto. L’eventuale fiducia da una parte proverebbe a contenere e sterilizzare i rischi di altre votazioni nel segreto dell’urna, dato che sarebbe previsto un solo voto su un maxi-emendamento, onnicomprensivo delle varie modifiche fatte al Senato. Dall’altra resterebbe il pericolo di una bocciatura dell’intero provvedimento, che avrebbe l’effetto invece di far saltare tutto. Così, per il momento, la maggioranza e i ministri nicchiano. “Una cosa alla volta“, ha tagliato corto con ifattoquotidiano.it il ministro dei rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani. Parole simili a quelle rilasciate ai cronisti dalla ministra per le Riforme, Elisabetta Casellati.

In casa Lega è Massimiliano Romeo (capogruppo ormai quasi sfiduciato del Carroccio dopo gli scontri con Salvini) a prendere tempo, ricordando i due distinti voti su fiducia e provvedimento: “Ci atterremo a quello che ci diranno i leader della coalizione. Per le opposizioni sarebbe una forzatura? Il gioco delle parti, è sempre andata così“, si è difeso, allontanando i ricordi di quando era la stessa Lega a denunciare il ricorso alla fiducia sulla legge elettorale dall’opposizione, come nel caso dell’Italicum.

“Io mi auguro che il governo rispetti la sovranità del Parlamento e non metta la fiducia impedendo di fatto una votazione libera, dato che tutto si ridurrebbe a una singola votazione. Questa è una legge che riduce la democrazia alla scelta del capo”, denuncia il senatore dem Andrea Giorgis. Mentre per Avs è il capogruppo del Misto Giuseppe De Cristofaro a spiegare: “Sono 170 giorni che il Parlamento italiano è fermo per discutere di legge elettorale, immaginata dalla destra per blindare il proprio potere”. E se c’è chi, come Stefano Patuanelli (M5s) attende il futuro intervento della Consulta (“Crediamo avrà molto da dire su questa legge”), lo stesso De Cristofaro avverte: “Rischio che Meloni porti al voto in primavera 2027 per aggirare la Corte? Sarebbe gravissimo, il voto delle elezioni non è una disponibilità della presidente del Consiglio”.


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