Umbria

Caccia al cinghiale, Copagri: «Stoppare modifiche al regolamento»

«Fermare le modifiche al regolamento» per compiere un supplemento di analisi e quindi «disporre di dati certi in grado di dimostrare che la riorganizzazione dei territori di caccia, prevista dalla riforma, porti realmente a un contenimento più efficace della specie». Questa la posizione di Copagri sulle modifiche al regolamento regionale sul prelievo venatorio della specie presentate negli ultimi giorni in Terza commissione dall’assessora Simona Meloni, che ha sostenuto come «il pacchetto di misure possa ancora essere oggetto di partecipazione per arrivare al miglior testo possibile».

CACCIA AL CINGHIALE, COSA DICE IL NUOVO REGOLAMENTO UMBRO

In questo quadro, Copagri, con una nota, ha espresso «forte preoccupazione» per l’impatto che le nuove regole «potrebbero avere sull’agricoltura umbra in un momento particolarmente delicato» per il comparto. La richiesta dell’associazione di categoria è diretta e sollecita Palazzo Donini a «sospendere e rinviare l’approvazione della riforma», pur riconoscendo che «il confronto tecnico sulla riforma è aperto ormai da circa un anno», ma sostenendo che «valga la pena dedicare ancora qualche settimana per definirla nel modo più solido possibile, anziché chiudere frettolosamente un percorso così lungo e articolato».

Copagri non contesta le differenti tecniche venatorie, con le modifiche al regolamento che introducono la caccia in girata, ma si concentra sulla riorganizzazione dei territori contenuta nel testo che deve evitare, «anche temporaneamente, un calo della pressione venatoria complessiva sulla specie», semplicemente perché i coltivatori umbri «non possono permetterselo».

Ancora più esplicitamente, il timore è che «l’esclusione di alcune modalità di prelievo da ampie porzioni del territorio» possa tradursi nella presenza di «branchi che potrebbero stazionare senza disturbo, con danni diretti alle coltivazioni e azzeramento degli sforzi di contenimento compiuti nelle aree limitrofe», segnala Copagri, che chiede all’assessora Meloni «totale chiarezza sui dati» nella convinzione che «senza un monitoraggio rigoroso e dati scientifici incontrovertibili sia impossibile valutare il reale impatto delle misure adottate e capire se la popolazione dei selvatici stia effettivamente diminuendo».

Per l’associazione, infgine, va considerato il quadro sanitario nazionale legato alla peste suina. «La Toscana ha un record di casi e nuovi focolai si sono registrati nel Lazio» sottolineano da Copagri, secondo cui «il rischio che il contagio raggiunga la nostra regione è concreto». Lo scenario è collegato alla riforma sulla caccia, perché «in caso di inclusione dell’Umbria nella zona di restrizione la normativa nazionale prevarrebbe su quella regionale» e «l’ordinanza 4 del 2026 del commissario straordinario stabilisce che i regolamenti regionali non possono limitare nello spazio e nel tempo le attività venatorie e di controllo faunistico sul cinghiale nelle zone soggette a restrizione e in quella di riduzione della densità».

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