Dinosaur Jr – There Near
Quello con la barba, quello che assomiglia a Gesù narcolettico e il ciccio alla batteria ritornano a sfornare roba nuova dopo un pò dall’ultimo “Sweep It Into Space”, con la solita nonchalance che caratterizza la seconda vita dei Dinosaur Jr, cioè slackness a non finire, non più contorsioni post adolescenziali nell’angst tipico del periodo grunge, ma un ripetuto e viscerale abbandono ad una serenità romantica, quasi epicurea in canali alternative rock, di matrice power pop.

Pare che per questo “There Near” abbiano ascoltato l’indicazione di Rick Rubin di tornare alle origini del loro suono per ritrovare un modo diverso di proposta musicale, e i tre lo hanno seguito, recuperando in questo album in effetti quel tipo di uscita, un sound più grezzo ed unito, tipicamente da grunge anni 90, che si discosta dalla più recente produzione dei Dinosaur Jr, dando un senso di maggior aderenza ad un concetto di originarietà dell’ispirazione.
Per tutto il resto, immagino che il profilo sia sempre lo stesso quando entrano in sala, Mascis prova il riff e il refrain, Barlow gli da un’occhiata, entra ciccio e via come sempre come se tutto fosse semplice, poi si raddoppia la chitarra, esce l’assolo da Dio (ricordatevelo tutti che Mascis è Dio quando si mette a far urlare la sua 6 corde) ed escono, ad esempio per citarne una, canzoni come “Everything at once”, la miglior del gruppo, con la sua indolenza classica, robusta e dolce allo stesso tempo, con assolo mirato e languore assoluto; il resto si muove su queste coordinate, con alcuni brani tiratissimi (“Take me with you”, “No Friends” ma anche altre), con le solite due canzoni di Barlow quelle un pò più impegnate, che si scostano da quelle autoreferenziali di Mascis, giocate sul perno “ci sei, ci sono, sono perso”.
In generale, è il solito enorme piacere ascoltare una band che più o meno con leggere deviazioni di qualità, e in questo “There Near la deviazione è verso l’alto, ormai diventa un appuntamento fidato per il nostro benessere, come se degli amici portassero ad una festa all’aperto le loro canzoni per ricaricare la batterie, mai spente, sempre vivaci, che non piacciono ai più giovani e che tirano fuori il vero rocker dentro di noi , come se l’età anagrafica di chi suona e ascolta non avesse più un senso di misura, ma fossimo entrambi risucchiati da quel tipo di sound, quel mood che ci accompagna da circa 30 anni, come fosse l’unica cosa che ci interessa in quel momento di comunione.
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