Calabria

Pizzo, scoppia la bufera sulla gestione dello stadio “Tucci”: «Società costretta a firmare alla cieca per non fermare i ragazzi»



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Firmare un contratto «alla cieca» pur di non lasciare i giovani atleti fuori dai cancelli, ma portando contestualmente le presunte irregolarità all’attenzione delle magistrature competenti. È la dura presa di posizione della ASD Città di Pizzo in merito alla gestione del Campo Sportivo Comunale “Vincenzo Tucci”, affidato alla società concessionaria ASD Pizzo (ex ASD Real Pizzo).

Dopo aver ottenuto la documentazione ufficiale tramite un ricorso al TAR e due istanze di accesso agli atti precedentemente ignorate, l’associazione sportiva contesta una serie di gravi anomalie amministrative e contrattuali.

Le violazioni contestate

Il nodo tariffe: L’Ufficio Tecnico comunale e il concessionario avrebbero richiesto la sottoscrizione dell’accordo sostenendo l’assenza di tariffe approvate. Una tesi smentita dall’Art. 4 (comma 1, lett. d) della Convenzione firmata nel gennaio 2024, che vincola i terzi al pagamento delle «tariffe applicate alla data della stipula della presente convenzione dal Comune».

La morosità del gestore: Dalla documentazione emergerebbe un totale mancato versamento del canone verso le casse comunali a partire da dicembre 2023. A fronte di un sollecito inviato dal Comune nel 2025 con termine di 10 giorni, il concessionario avrebbe risposto solo dopo 14 mesi senza versare quanto dovuto, senza che l’Ente abbia mai avviato la procedura di revoca per inadempimento (Art. 11).

Segnalazioni inascoltate: La denuncia dettagliata presentata dall’associazione lo scorso 3 agosto non ha ottenuto alcun riscontro dalle autorità locali.

Firma “sotto scacco” e ricorso alle autorità

«Siamo stati posti di fronte a un ricatto morale: firmare un accordo al buio o vedere bloccata l’attività dei nostri ragazzi, come già accaduto con episodi di cancelli serrati e minori lasciati in strada», spiegano i vertici della ASD Città di Pizzo.

L’associazione sottolinea che il canone annuo dovuto dal concessionario all’Ente è fissato in soli 1.500,00 euro (Art. 3) e che l’Articolo 5 vieta espressamente l’uso a scopo di lucro della struttura. Eventuali tariffe gonfiate o speculative prefigurerebbero ipotesi di ingiustificato arricchimento e potenziale danno erariale.

L’intero dossier — comprensivo di Convenzione, denunce e prove dei mancati pagamenti — è stato formale oggetto di esposto ed è già stato depositato e notificato presso la Prefettura di Vibo Valentia, la Procura della Corte dei Conti e l’ANAC (Autorità Nazionale Anticorruzione).


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