Noel e Liam Gallagher di nuovo amici nel documentario “mistico” ‘Oasis, don’t look back in anger’ presentato a Venezia 83. E i fan piangono come davanti alla Madonna
Liam e Noel Gallagher mano nella mano prima di salire sul palco di ogni data del tour mondiale 2025. Liam che elogia Noel perché come lui nessuno sa scrivere canzoni. Noel che elogia Liam dicendo che nessuno come lui può mettersi in testa un tamburello senza risultare un cog…e come risulterebbe Noel stesso. Mancano i pasticcini con il tè e “Oasis: don’t look back in anger” potrebbe essere un quadretto idilliaco da vendere alla funzione domenicale di una congregazione religiosa.
La fede laica negli Oasis rotola a Venezia 83, Fuori Concorso, prima di esplodere nelle sale italiane il 10 settembre prossimo. Una proiezione da concerto live, tappi per le orecchie annessi, con i woofer della sala Grande del Lido che tremano come fossimo a Wembley. Il documentario diretto da Dylan Southern e Will Lovelace ritrae la felicità ritrovata tra Liam e Noel quindici anni dopo il concerto di Parigi sospeso, quando i fratelli di Manchester litigarono furiosamente nel camerino fino a cancellare concerto e tour. Inoltre mostra come la fede negli Oasis sia qualcosa di mistico proprio come fu per i Beatles, Elvis e pochissimi altri. Fa parecchia impressione, infatti, scoprire, che ai concerti degli Oasis riappacificati, dei fratelli non più coltelli, di Noel con panzetta e schiena bloccata e Liam che ancora si nasconde sotto il parka, ci sono milioni di persone che cantano piangendo come fontane.
Oramai nella forma documentario tutto si piega all’ipotetica scrittura rendendo letteralmente tutto ciò che si racconta più finzionale della finzione. Quindi non ci meravigliamo di nulla se “Oasis: don’t look back in anger” è confezionato come una bomboniera riconciliatoria per tutti quei fan che avevano bisogno di rassicurazioni. I due fratelli che prima avevano scalato posizioni sociali dalla working class fino al successo planetario, e che poi si sono mangiati la faccia l’un l’altro come fossero eterni ed imperituri nemici, in questa opera musicale interrotta qua e là da qualche loro frase da archivio aneddotico, o da parole di alcuni fortunatissimi fan scelti a caso tra Inghilterra, Irlanda, Brasile e Giappone, paiono tornati alla ragione.
Certo Liam è un agglomerato di “fucking” – con la u che diventa o alla irlandese- che sembrano schizzare in faccia a chiunque. In primis a Noel e alla band che in attesa che cominci il tour della reunion del 2025 attendono il frontman Liam in sala prove per oltre un giorno. Poi così, all’improvviso, la distanza, lo scazzo, l’oscurità di una delle separazioni più celebri della storia della musica rock contemporanea si rischiara magicamente con l’affetto dei fan che pare più risolutivo delle più furibonde liti familiari. Tutto si appiana in casa Gallagher. Oasis vibes in the area. Pure il ritorno Paul Bonehead Arthurs, il chitarrista ritmico degli esordi, torna a ridare vita, smalto e groove anni novanta più coinvolgente e caloroso.
Così se Noel sembra portarsi addosso il peso di birre e bistecche facendo la parte del bonario, Liam “non fuma e non beve” facendo rientrare quell’incazzatura furente del 2009. Il tour è uno splendore. Tra Pep Guardiola cartonato con la sciarpa del City sul palco dietro a Noel che suona, e l’esecuzione dei titoli più celebri degli Oasis senza una vera e propria gerarchia valoriale, il miracolo cinematografico si compie. I fan intervistati, del resto, non sono solo in visibilio per il concerto, ma vivono questa riunione dei Gallagher come qualcosa di mistico.
Non c’è angolo di pianeta dove ogni nota degli Oasis riuniti non crei deliranti momenti di pianto e addirittura di gente che si inginocchia, occhi girati all’insù e mani giunte. Oddio, forse Southern e Lovelace hanno spinto un po’ troppo sull’acceleratore della grazia musicale che ri-cade dal cielo, rendendo “Oasis don’t look back in anger” un prodotto liturgia più per iniziati che per semplici conoscitori della materia. Del resto quando ricapita una pacificazione del genere. Produce Sony. Colpaccio glamour del festival.
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