L’accordo nacque per un’emergenza, Marsilio lo ha trasformato in una rendita

Entra anche Luciano D’Alfonso nella polemica sui rifiuti provenienti da Roma e sui ristori destinati alla città di Chieti. L’ex presidente della Regione, oggi deputato, replica a Fratelli d’Italia e ricostruisce l’origine dell’accordo, sostenendo che durante il suo governo regionale il conferimento dei rifiuti romani in Abruzzo fu autorizzato esclusivamente per fronteggiare una situazione emergenziale e per un periodo limitato.
«Nel gennaio del 2018, e non nel 2014, il mio governo regionale è intervenuto a sostegno del Comune di Roma Capitale accogliendo un quantitativo ben circoscritto e definito dei suoi rifiuti negli impianti del territorio di Chieti e di Sulmona», afferma D’Alfonso, precisando che l’intesa prevedeva inizialmente una durata di tre mesi e fu successivamente prorogata fino al 31 dicembre dello stesso anno.
Secondo la ricostruzione dell’ex governatore, la richiesta di Roma risale al 22 novembre 2017. L’8 gennaio 2018 la Regione Abruzzo diede la propria disponibilità, chiedendo però chiarimenti sui quantitativi da conferire, sulla durata dell’emergenza, sul piano del traffico, sulle misure previste da Roma per ridurre i rifiuti e sui costi dell’operazione.
L’accordo di programma venne quindi sottoscritto l’8 febbraio 2018 con una durata iniziale di tre mesi, fino al 9 maggio. A seguito di una nuova richiesta di Roma Capitale, il 15 maggio la giunta regionale accordò una proroga fino alla fine dell’anno.
È su ciò che sarebbe avvenuto successivamente che si concentra l’attacco politico di D’Alfonso. «Da marzo 2019 la solidarietà del governo D’Alfonso si trasforma nella rendita fissa del governo Marsilio», sostiene il deputato, secondo il quale l’attuale amministrazione regionale avrebbe continuato negli anni a prorogare il sistema di conferimento.
D’Alfonso indica inoltre le cifre che, a suo dire, vengono incassate annualmente: 5.909.727 euro complessivi, dei quali circa 4,5 milioni rimarrebbero nelle casse regionali e 1,374 milioni sarebbero destinati a Chieti.
Da qui il sostegno alla richiesta avanzata dal sindaco Giovanni Legnini di rivedere la quota spettante alla città, dopo un’analoga iniziativa che, ricorda D’Alfonso, era già stata intrapresa senza esito dall’ex sindaco Diego Ferrara.
«Legnini non rinnega l’utilità o l’opportunità di quell’accordo di programma – afferma l’ex presidente della Regione – ma si limita a chiedere di rivedere il ristoro destinato a Chieti».
D’Alfonso respinge quindi le critiche di Fratelli d’Italia, che aveva richiamato le responsabilità della precedente amministrazione regionale: «La risposta è sempre “l’ha fatto D’Alfonso”, ma così si scivola sulla classica buccia di banana dei rifiuti».
L’ex governatore annuncia infine l’intenzione di tornare sulla documentazione relativa agli accordi e di portare la questione anche a Roma, con l’obiettivo, sostiene, di «fare in modo che sia il Comune di Chieti, e non la Regione Abruzzo, a beneficiare maggiormente delle somme» derivanti dai conferimenti.
Secondo D’Alfonso, quelle risorse avrebbero dovuto essere reinvestite soprattutto sui territori che hanno messo a disposizione gli impianti, compensando i disagi legati all’usura delle infrastrutture e all’impatto ambientale.
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