The Weekender: ascolta gli album di Arab Strap, Kasabian, Chat Pile (e molti altri…) usciti oggi

Da qualche anno ormai il venerdì è il giorno della settimana consacrato alle uscite discografiche. Quale migliore modo allora per prepararsi mentalmente all’imminente, sospirato, weekend se non quello di passare in rassegna le migliori album usciti proprio nelle ultime ore?
I dischi attesi per mesi sono finalmente tra noi…buon ascolto.
ARAB STRAP – “Half-Told Tales”
[Rock Action]alternative
Gli Arab Strap, gruppo scozzese unico nel suo genere, tornano con il loro nono album in studio, “Half-Told Tales”, pubblicato dalla Rock Action Records: a quasi esattamente 30 anni dall’uscita del primo singolo in assoluto dell’amato duo, “The First Big Weekend”. Successore dell’acclamato “I’m totally fine with it don’t give a fuck anymore” del 2024, “Half-Told Tales” è ricco dell’ironia e dell’umorismo nero tipici di Aidan Moffat e Malcolm Middleton, creando momenti che spaziano da una malinconia tranquilla a quello che loro stessi descrivono come un «incantesimo disco-metal che potrebbe farti ballare».
KASABIAN – “Act III”
[Columbia]alternative
I Kasabian pubblicano il loro attesissimo nono album in studio, “Act III”, per la Columbia Records. Caratterizzato dalla voce velata e immediatamente riconoscibile di Serge, l’album comprende 10 brani di pop chitarristico con influenze psichedeliche e 3 interludi. Ricco di ritornelli accattivanti e di una forte dose di spavalderia, l’album consolida i Kasabian come una delle band britanniche più importanti del XXI secolo.
CHAT PILE – “Who Loves The Sun”
[Flesner]indie-rock, noise
In un mondo sempre più plasmato da contenuti usa e getta, i Chat Pile rispondono con qualcosa di provocatoriamente reale e organico, una mentalità che permea “Who Loves The Sun”, il loro terzo album completo. Dalla formazione della band, poco più di sei anni fa, il quartetto di Oklahoma City, i Chat Pile, si è trasformato da un progetto amatoriale e improvvisato in una delle band heavy di riferimento emerse dalla scena underground degli anni ’20. Ray B. (voce), L. Manhole (chitarra), Stin (basso) e Cap’n Ron (batteria) danno vita a una versione travolgente, cruda e catartica del noise rock, che cattura un’essenza grezza e innegabilmente umana in un’epoca segnata dall’eccessiva invasione della tecnologia e dalla freddezza della società. Mentre il loro album di debutto “God’s Country” descriveva un senso di terrore dal sapore particolarmente americano e il successivo “Cool World” mostrava un pianeta crudele definito dalla violenza sistemica globale, “Who Loves The Sun” mette a nudo come l’indifferenza collettiva definisca questo nuovo secolo. Attraverso immagini di coste che divorano le città, lavori senza prospettive e sottomissione a un’inautenticità dettata dai dati, l’album analizza lo stato dell’esistenza del XXI secolo, gonfiato dall’apatia, come un’apocalisse al rallentatore.
AMYL AND THE SNIFFERS – “Truth or Consequence (Live from El Coyote)”
[Rough Trade]indie-rock
“Truth or Consequence” è l’album dal vivo che accompagna il film-concerto omonimo, in cui gli Amyl and the Sniffers si scatenano in versioni dalle sfumature country delle loro canzoni con grande grinta e fascino. L’album include anche due brani inediti e una cover del classico di Slim Dusty “Lights On The Hill”, che conferiscono un tocco di freschezza alla scaletta senza far perdere alla band la sua grinta. Registrata e filmata all’El Coyote di Los Angeles il 28 aprile 2025, l’esibizione si svolge davanti a un pubblico intimo e sempre più scatenato.
BEHEMOTH – “I, Scvlptor”
[Nuclear Blast]black metal
“I, Scvlptor” è un’uscita esclusiva dei Behemoth che comprende 8 brani inediti: 7 nuove registrazioni in studio e un brano dal vivo. Si tratta di un lavoro autonomo che fa da ponte tra il passato fondamentale della band e il suo attuale ardore creativo. L’album presenta materiale in studio inedito che incarna tutta la forza dell’energia e dell’intensità live dei Behemoth. Due brani — “Rise of the Blackstorm of Evil” e “In Thy Pandemaeternum” — sono versioni ri-registrate di brani dei primi anni dei Behemoth, rivisitati con un sound moderno pur conservandone lo spirito originale.
HOLLY THROSBY – “Normal Magic”
[Hobbledehoy Records]indie-pop
Si tratta del sesto album in studio di Holly, che ha prodotto lei stessa. Un lavoro che spazia tra sintetizzatori, ritmi programmati, sassofono, banjo e chitarra con corde di nylon, pur mantenendo un’impronta inconfondibilmente sua. L’idea per il disco è nata da una conversazione su cosa sia normale e cosa sia magico, e su come le due cose possano coesistere. Come dice Holly: «Fare arte, per esempio, è allo stesso tempo piuttosto magico e piuttosto normale… una celebrazione della magia della vita quotidiana: piccoli momenti di bellezza e meraviglia che possono essere davvero fonte di forza». Questa idea permea l’intero album. “Normal Magic” suona familiare in alcuni punti, ma anche strano, giocoso e silenziosamente avventuroso.
AIRBOURNE – “Airbourne”
[Spinefarm]hard-rock
Per questo lavoro granitico e compatto che ce li restituisce in forma smagliante, gli Airbourne hanno deciso di non badare a spese e di perfezionare ogni singolo dettaglio sonoro, arrivando a dedicare ben tre mesi solo alle sessioni di registrazione della batteria. La meticolosità nella composizione dei brani si nota anche nei prestigiosi e sorprendenti contributi in fase di scrittura: la band si è avvalsa infatti della collaborazione di ospiti illustri del calibro del leggendario produttore Mutt Lange (storico nome dietro i capolavori di AC/DC e Def Leppard) e della superstar del rock mondiale Bryan Adams, che hanno lavorato a quattro mani con la band sui brani “Here She Comes” e “Who Put The Rhythm In You?”.
MOVEMENTS – “Happier Now”
[Fearless Records]alternative
I Movements, provenienti dalla California meridionale, continuano la loro costante ascesa. Il loro quarto album, “Happier Now”, si basa sul sound caratterizzato da tensione e rilascio che hanno perfezionato nelle precedenti pubblicazioni. Prodotto ancora una volta dal vincitore di un Grammy Will Yip, “Happier Now” rimane fedele ai groove dissonanti dei Movements, incorporando al contempo tocchi melodici nel mix, come si può ascoltare in “Dissolve Me” e nella malinconica “Back in My Ways”.
SHARP PINS – “Mods Mayday 23”
[K Records / Perennial]indie-rock
“La colonna sonora della mia estate dei 18 anni, trascorsa in sella a uno scooter cinese Taotao 50cc tra la Taqueria Moran e i quattro percorsi alla ricerca dei miei Sta-Prest-Dreams. Ho pensato che sarebbe stato figo registrare un po’ di canzoni che non erano mai state registrate in modo un po’ più curato. Registrato su un Tascam Porta One nel vecchio Stulogulo di cemento con una band immaginaria di Uomini in Pantaloni a Righe Verdi. Il suono garagepopspew originale degli Sharp Pins in tutta la sua ruvidità e i suoi urli… Credo di averne duplicati circa 50. Ora il mio sogno adolescenziale è tuo“. Così ci dice il buon Kai Slater.
THE CRANBERRIES – “Live At The London Astoria II, 1994”
[Universal]indie-rock
Nel 1994, durante il tour di promozione del loro album d’esordio che li consacrò al successo, “Everybody Else Is Doing It, So Why Can’t We?”, i The Cranberries fecero tappa nello storico London Astoria II. Per la prima volta, la registrazione audio integrale di quel concerto viene pubblicata in una versione rimasterizzata, con le esibizioni di quelli che sarebbero diventati grandi classici come “Linger” e “Dreams”, oltre a versioni dal vivo di brani ancora in fase di sperimentazione che sarebbero poi confluiti nel successivo album di successo, “No Need to Argue”.
SOFT LOFT – “Throw The Dice”
[PIAS]alternative
“Throw A Dice” è, per molti versi, una riflessione sulla vita stessa. Parla di ciò che la band svizzera ha imparato, di ciò che ha osservato, di ciò che è stato d’aiuto e di ciò che non lo è stato. Si chiede se stiano entrando in una nuova fase della vita o se l’idea stessa di fasi ben definite non esista affatto. Si tratta di vedere tutto come un grande gioco, un’enorme scommessa, e non si sa se andrà tutto bene o meno: lanciamo i dadi. Per i fan di Daughter, Holly Humberstone, Florence and The Machine, Fleetwood Mac.
THE BLACK WIZARDS – “Force Majeure and the Acts Of God”
[Hassle]stoner-rock
“Force Majeure and The Acts of God” è pervaso da un umorismo nero; il titolo, che prende spunto dall’espressione giuridica utilizzata per descrivere circostanze incontrollabili, riflette il caos che ha circondato la realizzazione del disco, alludendo al contempo al senso di malizia e ribellione proprio della band. Scritto mentre i panorami politici di tutto il mondo precipitano nel caos, l’album canalizza frustrazione e urgenza senza sprofondare nella disperazione. Nel comporre i testi, la frontwoman Joana Brito ha tratto ispirazione da libri sulla politica, il genere e la mascolinità tossica, idee che affiorano in brani che prendono di mira una leadership vuota e le divisioni sociali. “Killing The Buzz”, in particolare, smonta lo spettacolo politico con umorismo tagliente ed energia punk. Superando la nebbia tentacolare del loro precedente sound heavy psych, i The Black Wizards si orientano verso qualcosa di più essenziale, grezzo e immediato. C’è la spavalderia del garage rock, la tensione tesa del proto-punk e un ritmo incalzante e inarrestabile in tutto il disco, guidato dalla voce frastagliata e autorevole di Brito, dalle risposte roche di José Gomes e dalla batteria potente di Helena Peixoto.
OAN KIM & THE DIRTY JAZZ – “Infinity Shakes”
[Artwork Records]jazz
Oan Kim & the Dirty Jazz, nome d’arte del sassofonista/fotografo/regista franco-coreano Oan Kim, tornano con “Infinity Shakes”, un terzo album in studio audace e cinematografico che consolida il loro singolare sound “Dirty Jazz”: dove la fragile eleganza di Chet Baker si scontra con l’intensità atmosferica dei Radiohead, come in un film diretto da David Lynch.
Registrato nell’iconico La Frette Studio e prodotto da Mathis Pascaud, l’album si sviluppa attraverso undici tracce che fondono sonorità indie rock con influenze jazz e narrazioni oniriche. Con collaborazioni con Melody Gardot e Arthur Teboul, “Infinity Shakes” si muove tra un’intimità suggestiva ed energia grezza, dove ogni canzone sembra una scena sospesa tra realtà e fantasia.
PERSONAL TRAINER – “Human Assholes”
[Bella Union]alternative
Negli ultimi dieci anni, i Personal Trainer hanno rappresentato lo sbocco creativo in continua evoluzione del frontman e autore Willem Smit, passando dalla scena underground di Amsterdam a diventare una band di successo internazionale in tour. Forza elettrizzante dell’indie rock moderno, i Personal Trainer fondono arguzia tagliente, energia caotica e ritornelli irresistibili. Il loro terzo album, “Human Assholes”, bilancia l’assurdità giocosa con una silenziosa corrente sotterranea di dubbio; Smit si è sempre mostrato riluttante a ricoprire il ruolo, per così dire, di frontman di una band. Precedentemente concentrati su registrazioni meticolose e attente ai dettagli, Smit e il produttore Casper van der Lans hanno cambiato approccio. Questa volta hanno puntato sull’immediatezza: scrivendo con la chitarra acustica e registrando dal vivo con la band al completo. Il risultato è un suono più caldo e organico, che si percepisce in brani irresistibili come “Tyres Skid”, “Scrambled Egg” e “Punch Drunk Love”.
DOWNPILOT – “Strange Horse”
[Tapete]folk, pop, Americana
Dopo due decenni dedicati alla realizzazione di album, Paul Hiraga dei Downpilot si chiede: perché mai un cantautore dovrebbe scrivere canzoni se non per dare un senso alle situazioni più strane o difficili in cui possiamo trovarci? Con questa sua ultima uscita, “Strange Horses”, cerca di affrontare le sfide del vivere in un’epoca di cambiamenti così rapidi e sconcertanti, nonché i loro effetti sulle relazioni, sul mondo fisico stesso e sul terreno insondabile della psiche. Il suo ottavo LP è una raccolta di meditazioni musicali realizzata con maestria e davvero toccante, con paesaggi sonori che spaziano dal pop chitarristico ricco e seducente all’Americana intima e raffinata. Hiraga non ha mai esitato a porre le “grandi” domande, come “chi siamo?” e “da dove veniamo?”, ma con questo ultimo album dei Downpilot cerca di offrire alcune risposte: noi siamo gli strani cavalli. Veniamo da un’altra epoca.
DIZZEE RASCAL – “We Want Bass”
[Big Dirtee Records]hip-hop
Dizzee Rascal torna con il suo nono album, “We Want Bass”, che mantiene esattamente ciò che promette il titolo. Si tratta di un tributo a tutto volume alla potenza del basso, pensato per chi ama i dischi ad alto volume, energici e radicati nella cultura da discoteca. Con un’attenzione particolare ai brani pensati appositamente per scatenare la pista da ballo, “We Want Bass” attinge alla scena underground britannica in continua evoluzione. La produzione è interamente guidata dal basso, offrendo a Dizzee Rascal lo spazio perfetto per dare il meglio di sé. Verso dopo verso, propone testi irriverenti e ritornelli contagiosi con grande sicurezza. È un disco che sembra collegato direttamente all’energia della pista da ballo, pur mantenendo Dizzee Rascal al centro della scena.
LAURA MISCH – “Lithic, Live At The Barbican”
[One Little Independent Records]sperimentale
Con il suo ambizioso secondo album, “Lithic”, la compositrice, cantautrice e sassofonista Laura Misch ha plasmato un mondo immersivo a partire da suoni primordiali e naturali. Registrato tra grotte, cave e coste, il disco invita l’ascoltatore in un luogo in cui il mondo naturale diventa al contempo collaboratore e strumento, esplorando il rapporto dell’umanità con il tempo geologico profondo. In arrivo in formato digitale il 4 settembre, in “Lithic, Live At The Barbican” quel mondo immaginato prende vita in un’esperienza di ascolto condivisa, che si dispiega all’interno della vasta ed imponente sala del Barbican. Registrato durante il più importante concerto da headliner di Laura ad oggi, il disco cattura il momento in cui l’album ha oltrepassato i confini dello studio di registrazione. Dal vivo, l’ensemble trasforma le ricche texture elettroniche e le eteree atmosfere del sassofono di “Lithic” in un’esperienza fisica condivisa, dove architettura, teatro e natura si fondono in una performance straordinaria.
NATALIE IMBRUGLIA – “Algorithm”
[Landgirl Records]pop
“Algorithm” vede Natalie Imbruglia in una nuova era: un’era di empowerment, libertà e appagamento creativo. Il primo album in cinque anni dell’icona pop australiano-britannica è un vero e proprio tour de force, un disco profondamente personale che ci ricorda esattamente perché ci siamo innamorati di lei fin dall’inizio. Arriva in un momento in cui lo spirito del tempo sta cambiando e il pop torna a orientarsi verso la pista da ballo, con una direzione in sintonia con le sofisticate influenze pop, disco e house di Robyn. Natalie afferma: “In questo disco ho scelto di lavorare con collaboratori che ne sono anche coproduttori, quindi dall’inizio alla fine ci siamo tutti dedicati anima e corpo a ogni singola canzone. Spero davvero che le persone provino tanta gioia nell’ascoltare questo disco quanta ne abbiamo provata noi nel realizzarlo. E che ballino fino allo sfinimento“.
MELISSA AUF DER MAUR – “BASS WOMB ROOM: My ‘90s 4-Track Demos x Field Recordings”
[Envision Records]alternative
“BASS WOMB ROOM: My ‘90s 4-Track Demos x Field Recordings” è il primo lavoro musicale di Melissa Auf der Maur dopo 15 anni. La colonna sonora della mostra comprende brani inediti degli anni ’90 registrati da Auf der Maur con il suo registratore a 4 tracce nel suo appartamento, da sola, e registrazioni sperimentali realizzate durante i tour.
SOFT SCIENCE – “Sand”
[Shelflife]indie-rock, shoegaze
l quintetto della California settentrionale approfondisce il proprio mix di dream pop, post-punk e darkwave, realizzando un disco che risulta intimo, ampio e pieno di slancio. Dal punto di vista dei testi, “Sand” esplora il tema dell’impermanenza, tracciando il modo in cui l’amore, la memoria e l’identità mutano sotto pressione, pur mantenendo saldi i legami in un mondo incerto. I Soft Science sono composti da Katie Haley, Matt Levine, Ross Levine, Tony Cale, Becky Cale e Hans Munz.
MICK HARVEY & AMANDA ACEVEDO – “Psychedelia in White”
[Mute]cantautorato
“Psychedelia in White”, il terzo album dell’ex membro dei Nick Cave and the Bad Seeds Mick Harvey e della collaboratrice di lunga data Amanda Acevedo, rappresenta una naturale evoluzione rispetto al loro album di debutto in duo del 2023, “Phantasmagoria in Blue”. Composto principalmente da brani originali, l’album esplora temi quali misticismo, mitologia, amore e perdita. Questo progetto ha spinto il duo verso territori più selvaggi e sperimentali, dando vita a un album dalle trame intricate e dalle ricche texture. I testi attingono a immagini oniriche e a tropi mitologici, veicolando al contempo un messaggio personale di speranza, che li vede desiderare ardentemente qualcosa di meglio e fuggire dal caos del presente. Sincero e audace, “Psychedelia in White” è un album che mette alla prova i limiti dei suoi autori e invita gli ascoltatori a fare lo stesso.
SOFIE ROYER – “before/after”
[Stones Throw]alternative
Dopo aver pubblicato tre LP acclamati dalla critica, il songwriting e la produzione della musicista viennese sono diventati più complessi e raffinati, mentre i suoi testi sono più incisivi e divertenti. “before/after” è il suo disco più incisivo fino ad oggi, che affronta le difficoltà dell’essere un’artista e intreccia l’introspezione con il commento culturale. Sofie sarà anche passata dall’essere una produttrice lo-fi a una vera e propria musicista pop che ha aperto i concerti di Lana Del Rey, Air e LCD Soundsystem, ma continua a non sapere dove si colloca. Non usa mezzi termini quando critica l’industria musicale – «Sono troppo pop per il mondo dell’arte, troppo beniamina indie per il mainstream» – ma riserva i colpi più duri a se stessa. Attraverso 12 brani pop accattivanti, Royer si chiede se i conflitti tra passato e futuro non siano semplicemente battaglie con noi stessi.
PRESIDENT – “Blood Of Your Empire”
[Atlantic]alt-rock
President pubblica il tanto atteso album di debutto “Blood Of Your Empire”: 10 brani rabbiosi e potenti che esplorano un mondo in crisi, mettendo in discussione la mortalità, la fede e molto altro ancora.
ANGUS AND JULIA STONE – “Karaoke bar”
[autoproduzione]cantautorato
Il settimo album in studio di Angus e Julia Stone rappresenta un’ulteriore evoluzione nella storia della coppia in termini di composizione, registrazione e produzione. Una vivace raccolta di brani nati dalle avventure vissute in giro per il mondo, che portano con sé lo spirito dei luoghi, delle persone e dei momenti che ne hanno ispirato la creazione. Con “Karaoke Bar”, i due aprono le porte a un nuovo capitolo: un disco all’insegna della gioia. In tutto l’album, Angus e Julia si alternano alla voce — cantando strofa dopo strofa, insieme all’unisono o in armonia — all’interno di una produzione musicale che dà vita alle canzoni, facendo scelte che esaltano la storia di ogni brano proprio nel modo in cui Angus e Julia sanno fare così bene. A livello di testi e musica, danno vita a una sensazione che tutti conosciamo ma che non riusciamo a cogliere appieno senza la musica — qualcosa a metà strada tra nostalgia, malinconia e presenza. Un portale verso la sensazione di una vita vissuta.
MYKKI BLANCO – “Cafe Paradise”
[Transgressive]hip-hop
In “Cafe Paradiso”, Mykki Blanco rinasce completamente, abbandonando la teatralità incentrata sui personaggi delle sue precedenti pubblicazioni per qualcosa di più intimo ed esigente. L’album attinge dai contesti eterogenei, banali eppure peculiari della vita in transito dell’artista. «Camaleontico» è un modo per descrivere l’artista noto come Mykki Blanco, che nel corso della sua leggendaria carriera ha interpretato molti ruoli: rapper, poeta, redattore di una rivista, attivista. Forse il termine “impavido” lo descrive meglio; grazie a collaborazioni di alto profilo con artisti del calibro di Charli XCX, Teyana Taylor, Basement Jaxx, Blood Orange, Big Freedia, Kelsey Lu, Michael Stipe, Arca e Anhoni, Mykki è stato riconosciuto come un pioniere dell’hip-hop incentrato sulla cultura queer, capace di trovare riscontro tra musicisti di generi e generazioni diverse.
SHADOWMAN – “Shadowman”
[autoproduzione]alternative
“Shadowman” è l’album di debutto omonimo del nuovo trio composto da John J Presley, dal produttore Ben Hillier e da Danielle Perry. L’acquisto da parte di John J Presley di una Guild degli anni ’70 proveniente dagli Stati Uniti ha rappresentato il punto di partenza di questo progetto. Nei mesi precedenti aveva lavorato a nuovo materiale concentrandosi più sulla composizione che sui toni e sui suoni, e l’aggiunta di questa nuova chitarra acustica ha creato un abbinamento perfetto. Ha portato il materiale a Ben Hillier per svilupparlo nel suo studio, l’Agricultural Audio di Lewes. Insieme hanno trovato l’ispirazione e lo slancio giusti, e hanno completato una raccolta di 10 brani con la loro collaboratrice di lunga data, nonché moglie di John J Presley, Danielle Perry. Gli strumentisti Pete Wareham e Marcus Hamblett hanno aggiunto ulteriore colore e profondità con le loro texture uniche di sassofono e ottoni. L’album è stato registrato da Dan Crook. Le sessioni di registrazione sono state veloci e intuitive, nessuna traccia ha richiesto più di tre take, e il panorama è ampio: dalle chitarre travolgenti alle orchestrazioni cinematografiche; dagli ottoni da marcia funebre in stile New Orleans alle drum machine “motorik”, passando per scambi vocali stratificati e momenti di intensità post-rock. L’album racconta storie di cantanti di matrimoni, dell’intensità del mondo moderno e del sole estivo.
ARTHUR BROWN – “Nature”
[Prophecy Productions]rock
Mentre Arthur Brown continua a esibirsi, “Nature” rappresenta il culmine profondo e poetico del suo percorso artistico. Dopo sei decenni trascorsi sui palchi di tutto il mondo, tra performance che hanno infranto ogni confine e una musica rock pionieristica e innovativa, il destino e la vita hanno riportato l’iconico cantante alle sue origini – sia dal punto di vista creativo che in termini di geografia personale. Da oltre sessant’anni è una delle figure più singolari della musica rock. Il cantante e performer è universalmente riconosciuto come un vero visionario, il cui lavoro ha sempre superato i confini della composizione musicale convenzionale per avventurarsi nel teatro, nel rituale e nella sperimentazione sonora. Al culmine della sua straordinaria carriera, che abbraccia diversi decenni, Brown annuncia l’uscita di quello che lui stesso definisce il suo album più importante: “Nature”, una riflessione su una vita che è stata e continua ad essere dedicata alla ricerca del significato attraverso la creatività, la spiritualità e l’esplorazione artistica. Più che un semplice album, “Nature” offre un intreccio di suoni naturali, esplorazioni improvvisate degli strumenti, composizione tradizionale e gioiosa collaborazione.
FAUX REAL – “Poison Time”
[b4]alternative
Pubblicato dall’etichetta indipendente newyorkese b4, vera e propria riferimento di tendenza, “Poison Time” vede i Faux Real dare il massimo. Il duo di fratelli franco-americani si abbandona a una visione delirante di art-pop, fondendo dance rock eccentrico, ritornelli indie-pop travolgenti e un vivido senso di costruzione teatrale in qualcosa che risulta disinvolto, incisivo e pienamente personale. L’album si chiude con una ninna nanna brutalmente onesta che vede la partecipazione di Hyd, regalando al disco una svolta finale sorprendente. Si tratta di un lavoro audace, giocoso ed emotivamente aperto dei Faux Real, ricco di spunti per chiunque sia attratto da un pop avventuroso che sappia comunque come creare un ritornello accattivante.
THE THERMALS – “Under Crushing Rain”
[Static Catsup Aspic]indie-rock
“Mi chiamo Hutch Harris e ventiquattro anni fa ho creato la “band” The Thermals nella piccola casa che avevo affittato nel sud-est di Portland, in Oregon. L’ho fatto completamente da solo! Ho scritto la musica e i testi. Ho suonato tutti gli strumenti sul primo LP: chitarra, basso, batteria e voce. Non so bene chi lo sappia e chi no. Se state leggendo questo, consideratevi informati! Ho registrato il primo LP della band – ancora una volta, da solo – su un registratore a cassette a 4 tracce. Una volta completato il disco, si è formata una band dal vivo con altri membri in carne e ossa. Si sono tenute le prove, sono stati firmati i contratti e il gruppo ha trascorso i successivi quindici anni circa in tour o in studio. Dieci anni fa ho deciso che per me bastava! Ho sciolto la band. Dieci anni dopo, mi mancava. Da qui “Under Crushing Rain”. Ho deciso di realizzare un LP che fosse incredibilmente in stile Thermals. Sebbene non sia così “no-fi” come il primo LP dei Thermals, è stato sicuramente realizzato con lo stesso spirito: è veloce, economico e totalmente sotto il mio controllo. Dopo aver svelato la meravigliosa verità dietro a questo progetto, spero solo che questo disco venga ascoltato, apprezzato – e persino amato – per il suo contenuto, e non per la storia che c’è dietro. Mi è piaciuto davvero tantissimo realizzare questo disco. Sento che queste siano alcune delle migliori canzoni che abbia mai scritto, e sono incredibilmente entusiasta di condividerle con il mondo. Grazie per aver letto e per aver ascoltato!“
SLEEP – “Hempispheres”
[Third Man]doom
Il seguito di “The Sciences” del 2018 segna il primo album degli Sleep senza il chitarrista fondatore Matt Pike. La formazione degli Sleep in “Hemispheres” è composta dal cantante e bassista fondatore Al Cisneros, affiancato da Dale Crover alla batteria e Bubba Dupree alla chitarra. Dale ha fatto parte di alcune band di grande rilievo, come i Melvins e i Redd Kross. Che Al lo abbia cercato ha senso: una scelta quasi scontata che probabilmente non avrebbe destato troppo stupore. Bubba Dupree, proveniente dalla band Void, amatissima dai fan e originaria di Columbia, nel Maryland, è una scelta non solo assolutamente sbalorditiva, ma anche del tutto inaspettata. Cisneros, Dupree e Crover come trio sembrano davvero ottimi sulla carta, ma l’unico modo per capire se funzionasse era riunirli tutti in una stanza e suonare insieme. Al dice che la risposta si è rivelata immediatamente evidente: «L’atmosfera della prima jam session era evidente. La qualità era quella di Iommi dell’era degli occhiali da sole blu, e altrettanto fantastico è il fatto che Bubba sia anche una delle persone più in gamba con cui abbia mai avuto modo di fare musica».
CORTO-ALTO – “Some Small Fortune”
[Ninja Tune]nu jazz
Per gran parte dell’ultimo decennio, Liam Shortall, alias corto.alto, nato a Dumfries e cresciuto a Glasgow, ha lavorato nel suo studio di casa nel quartiere Southside della città scozzese, dando vita a frenetiche improvvisazioni, produzioni accuratamente eccentriche e composizioni che abbracciano diversi generi insieme a un affiatato gruppo di collaboratori locali. Ora sotto contratto con la Ninja Tune, il polistrumentista, produttore, compositore e performer pubblica “Some Small Fortune”, un album che mostra Shortall al suo massimo splendore, espansivo e imprevedibilmente emozionante, con la più ampia rosa di artisti ospiti mai avuta finora.
RADIO DAYS – “Off The Record”
[Wild Honey]power-pop
Da oltre due decenni, i Radio Days considerano il ritornello perfetto sia un istinto che un’ossessione. Sin dalla loro formazione a Milano nel 2003, la band ha costruito con discrezione uno dei repertori più duraturi del power pop europeo, distillando la melodia dei Beatles, l’urgenza del punk e la essenziale essenzialità del pop della fine degli anni ’70 in qualcosa di inconfondibilmente proprio. “Off The Record”, il loro quinto album, sembra il suono di quella ricerca che raggiunge la quota di crociera. Attraverso dieci brani dalla struttura serrata, i Radio Days riducono tutto all’essenziale. I tempi sono più veloci, gli arrangiamenti più snelli e i ritornelli più incisivi che mai. I fill di batteria in stile Keith Moon si scontrano con linee di basso irrequiete, riff di chitarra dal sapore glam e le armonie tipiche della band, creando un disco che raramente si ferma per riprendere fiato ma non perde mai di vista la melodia. Dal punto di vista musicale, “Off The Record” si colloca in quel terreno fertile in cui convergono la melodia degli anni ’60, il power pop della fine degli anni ’70 e la calda energia del pop chitarristico degli anni ’90. Piuttosto che guardare al passato, i Radio Days sembrano parte di una tradizione che continua a rinnovarsi di generazione in generazione.
ACUA – “Flood My Eyes”
[Papercup]dream-pop, indie-pop
Tra il 2022 e il 2026, la band ha tenuto più di 50 concerti in Canada, Giappone e Regno Unito, ampliando al contempo la propria formazione con l’ingresso della tastierista e cantante Maja. Le esperienze di quegli anni hanno plasmato il suono dell’album: accanto al pop psichedelico dei primi due dischi della band, “Flood My Eyes” abbraccia ritmi latino-americani, armonie vocali a tre voci e audaci influenze pop. “Flood My Eyes” è anche l’album più collaborativo degli ACUA fino ad oggi. La batterista Caro assume per la prima volta il ruolo di voce solista in “Fearing And Facing The World”, mentre il bassista Igor e Maja contribuiscono entrambi con composizioni originali e parti vocali.
SIBILLE ATTAR – “Amor Fati”
[PNKSLM Recordings]alt-pop
L’artista svedese Sibille Attar torna con il suo primo album in inglese dopo cinque anni. Già elogiata da Pitchfork, Stereogum, The Line of Best Fit, Clash e BrooklynVegan, Attar si è affermata come una delle voci più affascinanti e acclamate dalla critica nel panorama del pop alternativo svedese. Fieramente indipendente e interamente autoprodotto, “Amor Fati “è nato come tentativo di realizzare un album d’amore puro: schietto, euforico e spontaneo. Ma man mano che le canzoni si snodano, le certezze emotive iniziano a mutare. Scritto tra la Svezia, il Belgio, la Germania e gli Stati Uniti, l’album esplora l’intimità, il desiderio, la fiducia e gli strani modi in cui l’amore si trasforma nel tempo. Inizia nell’euforia, si complica rapidamente e rifiuta di semplificarsi per la convenienza di chiunque – forse meno rassicurante, ma di gran lunga più vivo.
DOTTIE ANDERSSON – “Andersson Funeral Home”
[Royal Mountain Records]alternative
Con il suo album di debutto, Dottie Andersson cantautrice svedese originaria dello Smaland, entra a pieno titolo in un mondo da lei stessa creato, in cui il dolore, il ricordo e la guarigione sono trattati alla pari. Per Andersson, l’agenzia di pompe funebri diventa una metafora dell’elaborazione emotiva e della chiusura: il luogo in cui i sentimenti vengono gestiti con cura anziché repressi. «Quando qualcuno esce improvvisamente dalla tua vita, non è naturale cancellarlo semplicemente, fingere che non sia mai esistito», spiega. «Rimane nel tuo cuore per un po’. Lì viene accudito, pianto, perdonato, odiato, amato. Il cuore diventa una sorta di agenzia di pompe funebri. Alla fine, quando il tempo lo permette, quel sentimento viene seppellito – non con amarezza, ma con gratitudine. Solo così è possibile andare avanti». Le canzoni di “Andersson Funeral Home” sono sicure sia nella loro oscurità che nella loro chiarezza. L’album è stato scritto, prodotto, registrato e mixato da Andersson e dal produttore e polistrumentista britannico Ben Jackson-Cook, realizzato a mano senza l’uso di campioni. Il duo ha un istinto per i contrasti: una spiccata sensibilità melodica si scontra con trame grezze, ritmi e scelte di produzione atipiche in 13 brani di indie-pop delicato ma emozionante. In tutto l’album, il background di Andersson come batterista diventa sempre più evidente – non attraverso un eccesso tecnico, ma attraverso gli arrangiamenti e i suoni della batteria stessi.
PELEGRIN – “The Curse Of Nephtar”
[Ripple]stoner
Dopo due LP acclamati dalla critica che li hanno portati a essere paragonati a Elder, King Buffalo e Slift, gli esploratori francesi dell’heavy psych Pelegrin tornano con il loro lavoro più ambizioso fino ad oggi, “The Curse of Nephtar”. Il loro sound caratteristico, costruito attorno a melodie ricche, dinamiche sfumate e un pizzico di spezie arabe, ha compiuto alcuni passi verso una direzione più accattivante e pesante. Ci si possono aspettare riff taglienti come lame di rasoio e hook potenti, sullo sfondo tipico dei Pelegrin fatto di composizioni prog e ambient. “L’album racconta la storia di Nephtar, una potente sfera nera che prende vita nelle profondità dell’oceano preistorico Tethys, che un tempo si estendeva sopra l’attuale Medio Oriente. Ignorata per eoni, alla fine usa i suoi poteri manipolatori per affiorare in superficie e sottomettere tutti gli esseri viventi. Sebbene per un breve istante si speri che l’uso di Nephtar possa creare un’era di abbondanza per tutti, gli esseri umani si rendono conto che il prezzo da pagare è estremamente alto e iniziano a lottare per spezzare la maledizione“, spiega la band.
FRATERNAL TWIN – “Helo Fell Forever”
[Candlepin]slowcore
Per Tom Christie, la pazienza è la virtù più grande. Lo si percepisce in tutta la musica che ha composto in oltre un decennio con i Fraternal Twin, ma soprattutto nell’attuale formazione della band, in cui è affiancato da Marco Spodek (batteria), Mariah Houston (chitarra) e Forrest Philpot (basso). Le canzoni si dispiegano a un ritmo tettonico: ogni scintillante melodia di chitarra e voce — per quanto bella — avanza lentamente come un ghiacciaio, mentre le frequenze basse gemono e scricchiolano sotto il peso delle riflessioni esistenziali di Christie. Alla fine, tra i delicati vortici di questi brani sinuosi, esplodono in distorsione e rumore. Ma per questi momenti di chiarezza e catarsi, dovrete aspettare. Il nuovo album dei Fraternal Twin è il frutto di questo approccio paziente. Ciò è vero in senso letterale — si tratta del loro primo album completo per il progetto dopo “Homeworlding” del 2016, e circa la metà dei brani è stata originariamente scritta proprio all’epoca di quell’album. Ma è vero anche in senso più spirituale: brani come “Whirlpool” e “Medicine” appaiono più oscuri e misteriosi di qualsiasi cosa Christie abbia scritto in precedenza, sia negli arrangiamenti labirintici delle melodie di chitarra che si intrecciano come una ragnatela sulle percussioni di Spodek, capaci di far vibrare il petto, sia nei frammenti evocativi e opachi dei testi di Christie. Non si tratta di un’oscurità voluta, non esattamente: sono brani — come i più pesanti dei Codeine o i più mistici dei Mount Eerie — che richiedono un ascolto attento alle parti dal ritmo lento, invitandoti a scortecciare gli strati per rivelare i loro nuclei emotivi luminosi.
LP – “Room 12”
[Music For Now / Stem]indie-rock
“Room 12” raccoglie undici brani che esplorano amore, dolore, identità, memoria e scoperta di sé, con LP che si concede la piena libertà di creare: “‘Don’t Stop’ è una canzone divertente, sul continuare a vivere qualcosa di bello con leggerezza. Una memorabile notte estiva all’insegna del romanticismo che, come avrete intuito… non deve necessariamente finire. Direi che non è poi così profonda, ma cosa c’è di più profondo del godersi un’altra persona e lasciare che le cose vadano avanti il più a lungo possibile?“.
PARIS PALOMA – “The Fatal Flaw”
[Nettwerk]pop
“The Fatal Flaw” è il tanto atteso secondo album di Paris Paloma; ed è, molto semplicemente, un album interamente dedicato all’amore. L’amore come arte, l’amore sotto il patriarcato, l’amore come atto politico e radicale: in breve, “The Fatal Flaw” esamina l’amore da una prospettiva più profonda e filosofica. Anche le canzoni che non parlano d’amore, in realtà ne parlano. Riguardano l’assenza di amore e ciò che accade in quegli spazi vuoti; sono quindi canzoni sulla necessità dell’amore e sulle conseguenze della sua assenza.
WINDY & CARL – “Windy and Carl meet Optigan Conservatory”
[Kranky]ambient
“Windy and Carl Meet Optigan Conservatory” è un titolo volutamente fuorviante per il primo lavoro collaborativo di quattro amici che si sono conosciuti quasi trent’anni fa. Tutti attivi nei circoli musicali indipendenti del Michigan sin dai primi anni ’90, Windy e Carl sono noti per i loro contributi fondamentali al genere “drift” e ai suoni ambient di origine chitarristica, con brani caratterizzati da profondi legami con il mondo naturale e da una vulnerabilità emotiva difficile da definire ma impossibile da ignorare. Gli Optigan Conservatory sono un altro duo, composto da Frank Rotondo (leader dell’ensemble di musica libera della zona di Detroit Laughing Gas) e Fred Thomas (cantautore e produttore spesso associato alla sua band Saturday Looks Good To Me), che dal 2016 realizzano suoni elettroacustici minimalisti e senza tempo. L’album ha preso forma quasi senza sforzo in un lasso di tempo molto breve, ma l’idea stava prendendo piede già da molti anni. Senza alcuna discussione al di fuori del consueto flusso di battute e chiacchiere, il quartetto si è organizzato e ha iniziato a comunicare. Ai fluttuanti accordi aumentati e ai vaporosi droni di chitarra di Windy and Carl si sono aggiunti il piano elettrico e il sottofondo di synth di Frank e Fred. Dopo le sessioni iniziali, tutte le parti coinvolte si sono prese del tempo per riflettere su ciò che avevano realizzato, aggiungendo nuovi strati e modificando i brani per ottenere articolazioni più definitive.
BLACK BANANAS – “Bad Bunch”
[Fire Records]alternative
I Black Bananas di Jennifer Herrema tornano con “Bad Bunch”, il primo album del gruppo dopo “Electric Brick Wall” del 2014 e la prima uscita di Herrema dopo “White Stuff” dei Royal Trux (2019). Pubblicato dalla Fire Records, l’album segna il tanto atteso ritorno della voce iconica di Herrema insieme ai collaboratori di lunga data Brian McKinley e Kurt Midness. Dai Royal Trux agli RTX fino ai Black Bananas, il lavoro di Jennifer Herrema non si è mai suddiviso in fasi distinte, ma è sempre proseguito in un continuo movimento. In “Bad Bunch” il trio propone un groove spaziale e jazz-rock, plasmato dall’improvvisazione e dai nuovi metodi di registrazione sviluppati nell’ultimo decennio. Iniziato più di dieci anni fa, l’album ha preso forma in periodi di tempo discontinui, interrotti dalla reunion dei Royal Trux e dagli sconvolgimenti causati dalla pandemia. Il risultato è un disco che spinge ancora più in là le tendenze innovative dei Black Bananas, pur rimanendo inconfondibilmente loro.
ALBERTO MOSCONE – “rumore di fondo”
[Costello’s]cantautorato
Tendenzialmente ogni individuo cerca di trovare un proprio equilibrio nel mondo e lo fa, più che scoprendo se stesso, costruendo il proprio io, mattoncino dopo mattoncino, esperienza dopo esperienza, consapevolezza dopo consapevolezza. “rumore di fondo” è il racconto di un’evoluzione, quella personale e tribolata di Alberto Moscone – e di tanti come lui – che attraversando la paura di perdersi e di non avere un centro nella vita, cresce, cambia, evolve. La tracklist percorre – a suon di dolorose, ma necessarie prese di coscienza – questo processo descrivendo la meraviglia (e la fatica) dell’imperfezione; sfogliando le fotografie che Alberto Moscone ci regala, si attraversano buona parte delle trasformazioni con cui spesso ci si rispecchia e che portano ad accettare che la propria identità non resti mai uguale a se stessa. In mezzo, le stesse paure che da bambini si osservano da lontano e che poi diventano parte del proprio quotidiano senza chiedere permesso, ma anche delusioni, pesi, illusioni e i necessari sforzi che accompagnano il cammino degli esseri umani più sensibili e consapevoli. Assimilabile alla poetica di Vasco Brondi, Alberto Moscone con il suo primo album “rumore di fondo” racconta la crescita (sua e di molti) affrontando tante ombre, ma restituendo una luce accecante.
HARRISON GORDON – “Bliss”
[Hopeless Records]punk-rock
Anche se la band è ormai approdata su palchi più grandi al fianco di State Champs, Hot Mulligan e Arm’s Length, il loro DNA rimane saldamente radicato nella scena DIY dove si sono fatti un nome. Le loro canzoni sono pensate per offrire catarsi e creare un legame con l’ascoltatore, grazie a inni da cantare a squarciagola e ritornelli accattivanti che trasmettono un senso di comunanza tanto quanto di intimità. Trasformano l’ansia, la depressione e la frustrazione in qualcosa di forte, disordinato e unificante. È una musica che vive di movimento, che si tratti di locali affollati e sudati, di altoparlanti a tutto volume o di folle che urlano ogni parola insieme a loro. A cavallo tra l’urgenza del punk classico e la vulnerabilità dell’emo contemporaneo, il prossimo album vanta un totale di undici brani. Il loro secondo LP, “BLISS”, abbraccia l’imperfezione in ogni sua sfaccettatura.
TOLD SLANT – “What’s Up”
[Mtn Laurel Recording Co]alternative
Felix Walworth è nato in Broome Street. Prima di diventare una presenza fissa nel circuito DIY newyorkese degli anni 2010, prima di adottare la loro caratteristica batteria bmss montata su un supporto per tastiera, prima di scrivere riflessioni penetranti sull’identità che hanno conquistato un seguito di culto tra i ragazzi su Tumblr, era un ragazzino cresciuto tra i vari quartieri, imparando ad amare una città che alla fine è diventata irriconoscibile. “What’s Up” è il quarto album di Walworth come Told Slant, il nome d’arte con cui, dal 2012, ha pubblicato album struggenti di indie rock ampio e dai nervi a fior di pelle. Questo è il suo disco newyorkese: una raccolta di canzoni sul vedere la propria città natale cambiare e sul sentire come, a sua volta, essa ti abbia cambiato. È un disco sull’impegno verso una vita musicale precaria, e su tutta la bellezza e le umiliazioni che ne derivano. Se i primi tre album dei Told Slant parlavano di autoanalisi e del tentativo di sopravvivere come artista, “What’s Up” racconta cosa succede una volta che ci si è dedicati «in modo quasi maniacale al progetto dell’espressione di sé e della sottocultura in uno degli ambienti più ostili della terra» e si deve fare i conti con tutte le persone, i luoghi e i sogni che sono svaniti lungo il percorso. A
FRUITED PLANET – “Dismnal Nitch”
[Dot Dash Sounds]psych-rock
Ripensate ai giorni d’oro dei tramonti avvolti dallo smog a Los Angeles tra il 1967-68 e il 1981-84, alla colonna sonora di quei momenti di allegria alimentati dal LSD: i Fruited Planes colgono perfettamente il nesso tra l’era precedente – attraverso perle come The Seeds, Love e la scena di Los Angeles – e quella successiva – attraverso The Rain Parade (dell’era di David Roback), Gun Club, X, 100 Flowers, con i ritornelli melodici dei Dream Syndicate guidati da Kendra che si intrecciano con i primi due LP dei Green On Red, e avrete capito l’atmosfera.
SPREAD JOY – “III”
[Feel It Records]punk-rock
Un punk nervoso che ricorda i Feelies, ma in versione ancora più ansiosa, con i cantanti dei B-52’s alla guida della band. Sballottandoti a destra, a sinistra, su e giù, gli Spread Joy ti accompagnano in un… gioioso viaggio punk. È il momento di indossare le scarpe da ballo e scatenarti con spericolato (ma rispettoso) abbandono, il tutto tenuto insieme dalla voce super dinamica ed espressiva di Briana.
CARMEN VILLAIN – “Memoria”
[Smalltown Supersound]elettronica
“Memoria”, l’ultimo album di Carmen Villain pubblicato da Smalltown Supersound, inizia come una valvola aperta; gli accordi di flauto che si sprigionano riempiono lentamente un vasto paesaggio sonoro, invitando l’ascoltatore a rallentare e ad entrare in uno stato di ascolto profondo. È un’introduzione che guida sapientemente l’ascoltatore in un album di dub spettrale e decelerato, che luccica, ringhia e si dissipa attraverso le sette tracce disposte in ordine narrativo. A questo proposito, “Memoria” riprende da dove Villain si era fermata con “Only Love from Now On” del 2022, sebbene il fulcro dell’album attuale sia il suono inteso come memoria – e i ricordi come imperfezioni mutevoli e non statiche. La ripetizione funge da memoria raccontata; l’elaborazione degrada e rimodella il suono, mentre l’astrazione consente una sorta di libertà dalla linearità.
JOHNNY FOREIGNER – “Forwards!”
[Alcopop!]garage rock
“Forwards!” è una raccolta di brani dei Johnny Foreigner dedicati alla loro città natale e ai sentimenti che provano davvero nei suoi confronti. Da quasi vent’anni, il quartetto indie-rock di Birmingham occupa uno spazio unico nel panorama musicale alternativo britannico e ora escono con quella che loro definiscono una “piccola raccolta di canzoni“.
THE ROOM – “Doom Pop”
[Nine x Nine Records]psych-pop
I The Room sono tornati nel 2023 con i membri originali Clive Thomas, Dave Jackson e Becky Stringer, affiancati dai nuovi arrivati Ethan Kyme e Darren Brown. Il brano di apertura del nuovo disco, “Drill, Baby, Drill”, è una risposta all’“orangepig-who-would-be-king” e ai suoi sostenitori, e dà il tono a un disco che si orienta verso un pop dalle sfumature cupe, deciso e incisivo. Nove nuovi brani si affiancano a una versione ri-registrata del loro successo degli anni ’80, “Things Have Learnt to Walk that Ought to Crawl”, uno dei preferiti di John Peel, unendo passato e presente nel classico stile dei The Room.
DEXYS MIDNIGHT RUNNERS – “LOVE”
[Heavenly]new wave / post punk
“LOVE”, l’ultimo – e forse l’ultimo in assoluto – album dei Dexys Midnight Runners, è una raccolta luminosa di scene e riflessioni. Storie di famiglia e amici, racconti del passato e del presente. Tutte tratte dalla vita di Kevin Rowland, ognuna un gioiello a sé stante, intrecciate tra loro dall’amore. Canzoni iniziate tre decenni fa si affiancano a quelle scritte nell’ultimo anno. Una vivida rappresentazione dell’infanzia di Rowland come immigrato irlandese [“My Life in England Pt 1”]; una commovente lettera ai suoi nipoti [“You’re Alright”]; un momento malinconico all’inizio di una storia d’amore [“I Want To Be Holding You Next Christmas”]; un ritratto perfetto del tempo trascorso con un genitore in fin di vita [“Once A Man, Twice A Child”]; le difficoltà delle relazioni quando si è più anziani [“Old Love”]. Tutte profondamente personali, tutte vere, tutte qui; l’intero spettro umano delle relazioni, della famiglia e delle emozioni intime. «Non ricordo quando è successo, ma ho semplicemente pensato: “Aspetta un attimo, queste sono tutte canzoni d’amore, di vario genere”», racconta. «Allora ho capito: chiamiamolo LOVE». Sono canzoni d’amore, ma non nel solito stile pop. Non sono storie d’amore del tipo “lo farà o non lo farà?“, ma qualcosa di più emotivo e onnicomprensivo. Quei piccoli momenti che illustrano un percorso da montagne russe. “Tutti hanno affrontato questo progetto con amore”, dice. Per raccontare una vita intera di amori diversi. Una vita d’amore.
BAYONNE – “Filters”
[Nettwerk]elettronica
La musica di Bayonne cattura l’indescrivibile. Da 10 anni, il musicista sperimentale di avant-pop/elettronica con sede ad Austin, in Texas, al secolo Roger Sellers, crea paesaggi sonori atmosferici ricchi di stratificazioni, texture e profonda risonanza emotiva. Nel suo quarto e più coinvolgente album fino ad oggi, “Filters”, Sellers riprende da dove ci aveva lasciato nel 2023 con “Temporary Time”, un lavoro malinconico ma dal taglio pop. Con le sue melodie elegantemente costruite, i sintetizzatori setosi, un tocco di registrazioni sul campo e una miscela allegra ma beata di pianoforte e percussioni, “Filters” vede Sellers entrare in una nuova fase della sua esistenza mentre elabora il dolore per la perdita del padre e raggiunge un stato di accettazione.
CULK – “Smogstar”
[Siluh]indie-rock
I Culk, guidati dalla cantante e autrice Sophie Löw (alias Sophia Blenda), sono tornati. E ancora una volta la band viennese cerca, a modo suo, di cogliere il nostro presente in tutte le sue ambivalenze. Come ci si sente oggi ad essere umani in questo mondo fatto di possibilità illimitate, paure esistenziali e per il futuro, ricerca di senso e interrogativi sull’identità? Nel loro nuovo, quarto album, i Culk si immergono in uno stato di sospensione tra euforia e sovraccarico. “Smogstar” racconta quella sensazione pulsante che si prova nel limbo. Tutto così eccitante. Tutto troppo. Tutto allo stesso tempo. Si tratta delle infinite possibilità di reinventarsi, apparentemente di continuo. Anche se forse non si sa ancora esattamente chi si è. «Volevo che i testi fossero più leggeri e trasmettessero quella particolare atmosfera: tra il sentirsi liberi e l’essere smarriti», uno stato d’animo che si ritrova anche nei collage urbani e nei disegni della copertina, realizzati da Sophie Löw nello stile di un graphic novel: la protagonista dai capelli neri con l’eyeliner sbavato sulla copertina è una sorta di eroina immaginaria dell’album, che si fa strada attraverso la foschia e le promesse scintillanti della grande città. Perché, come rivela già il titolo dell’album: qui lo smog e le stelle sono vicini.
DIARY – “Spiral Bound”
[Kanine]indie-rock
Lo stile indie-rock dei Diary di New York è caratterizzato da brani pop caleidoscopici che nascono dall’amore per il pop chitarristico, lo shoegaze e la psichedelia. Formatosi dopo l’università grazie all’incontro tra gli amici Chris Croarkin (chitarra, voce) e Kevin Bendis (voce, tastiere), il gruppo dei Diary è ora completato da Adam Sachs (batteria), Jessica Dye (chitarra) e Yan Kogan (basso). Dopo aver suonato per diversi anni nella zona di New York, i Diary hanno pubblicato in precedenza gli EP “The Cutting Garden” e “Speedboat”, ispirati a artisti che spaziano dagli Echo and the Bunnymen ai Byrds, e ora sono pronti al loro album d’esordio.
MOON DESTROYS – “OMNI”
[Blues Funeral]hard-rock
I Moon Destroys (con membri attuali ed ex membri dei Torche, degli Abrams e dei Royal Thunder) tornano con “OMNI”, una miscela scintillante di post-grunge, riff-doom e psichedelia trascinante. “OMNI” racchiude i vasti paesaggi sonori del precedente album “She Walks by Moonlight” in brani più mirati e immediati, e mette in luce l’ampiezza delle capacità della band di spingersi oltre i confini di genere in modo incisivo e fulmineo.
GRACE MITCHELL – “Daughter of The King”
[Cheersquad Records & Tapes]indie-rock
Mitchell accompagna gli ascoltatori in un viaggio sonoro psichedelico con “Baseball Hat”, un brano nebuloso e introspettivo che, secondo Grace, “parla del desiderio di qualcosa di più. Si tratta di riflettere sulla propria vita fino a un determinato momento e rendersi conto che non è abbastanza per il sogno che si era immaginato“. Al contrario, la essenziale “In The Other Room” esplora la silenziosa solitudine di sentirsi estranei nella propria casa. “Con il passare del tempo ci si allontana sempre più dal proprio partner, finché un giorno ci si sveglia e ci si rende conto di essere ridotti a semplici coinquilini“.
IMMERSION – “What Is Lost Will Return”
[Swim]new wave / post punk
Catturando l’attimo attraverso suoni e immagini, gli Immersion sono un’istantanea del “qui e ora”. Grazie a una costante reinvenzione, hanno affinato il loro sound trasformandolo in un presente sorprendente che fa riferimento al loro passato ma si rifiuta di viverci. Questa perfetta sintesi dei loro stili crea con audacia un nuovo mondo per la coppia principale, Colin Newman e Malka Spigel, insieme ai musicisti di supporto Matt Schulz, la cui batteria è in primo piano in molti brani, ed Ed Chivers, che fa un’apparizione come ospite alla batteria in “Breaking Free, Diversity, Evolution”. Con “What Is Lost Will Return”, il duo, da sempre prolifico “partner nella vita e nell’arte”, presenta un album riflessivo caratterizzato da atmosfere modulari e psichedelia elettronica essenziale, ravvivato da una chitarra tagliente su cui si può comunque ballare, sfidando questi tempi caotici. Coglie perfettamente lo yin e lo yang del momento – o, come spiegano Colin e Malka, «L’emozione che sentiamo evocare dall’album è un mix struggente di gioia e malinconia».
DEVIL MASTER – “Bloody Dreams”
[Relapse]metal
Nei vicoli più bui e sporchi della vecchia Filadelfia, i Devil Master risorgono ancora una volta per corrompere i figli della luce. Tra tour e partecipazioni ai festival, i maestri della malvagità hanno scritto il loro terzo album, “Bloody Dreams”. Più punk, con una venata psichedelica, ma comunque avvolto da un’aura selvaggia da black metal, l’album risplende dall’abisso. I brani da “You Worms’ Vain Delusions” a “Death Anthem”, “Sex with Succubus” e il decadente “Farewell Waltz to Unfortune’s Palace” guidano la carica, mentre ospiti del calibro di Mirai Kawashima (Sigh), l’ex batterista Chris Ulsh (Power Trip) e Ur Emdr Œrvn (Arkha Sva) esaltano il potere soprannaturale dei Devil Master.
GNOOMES – “Losey”
[Rocket Recordings]psych-rock
Di fronte al 2026, la speranza può sembrare scarsa, poiché le voci più divisive e tossiche in tutto il mondo vengono amplificate in un clima di conflitto e alienazione sempre più accesi; eppure la speranza abbonda in “Losey”, l’ultima uscita su Rocket Recordings del duo eccentrico Gnoomes. Proprio come questa coppia ha compiuto un passo audace verso l’ignoto lasciando la Russia per trasferirsi in Slovenia, così la loro musica si è liberata da ogni vincolo per sbocciare in una sfida di colori vivaci e rigeneranti. «La vita di un immigrato è una cosa strana», afferma Sasha Piankov, membro della band, «ma per fortuna quel bagliore che la musica ci regala non si è mai affievolito, anche se il panorama emotivo è decisamente cambiato». Eppure, sebbene la musica ideata da Sasha e dalla sua compagna creativa e di vita Masha Piankova sia testimonianza di un trionfo liberatorio contro l’oppressione e le avversità, va anche oltre. Ciò che ne è emerso è una collisione caleidoscopica di stili che proietta il regno “contemplativo” dei loro lavori precedenti in un’orbita elettronica. Si tratta di un album che esiste esclusivamente sulla propria frequenza distintiva, guidato dalla ribellione e dalla positività.
THE GO – “Free Electric”
[Sub Pop]alternative
“Free Electricity” è stato scritto, composto e arrangiato da Bobby Harlow (ad eccezione della prima traccia, scritta da Harlow e Dion Fischer, e della quinta, scritta da Harlow e Cary Loren). “Free Electricity” è stato mixato e prodotto da Matthew Smith, registrato da Jim Diamond presso i Ghetto Recorders e masterizzato da Jim Kissling presso la Jim Kissling Mastering di Detroit, nel Michigan. Le partecipazioni di membri dei Destroy All Monsters e dei Wolf Eyes non hanno fatto altro che rafforzare la direzione musicale dell’album. Bizzarro o meno, si è trattato di una registrazione ispirata, realizzata da un gruppo di musicisti ispirati. Durante queste sessioni si respirava un’atmosfera di eccitazione e avventura, che traspare con forza da questo album.
MATILDA MANN – “Kismet”
[autoproduzione]indie-pop
“Kismet” è il secondo album di Matilda e il seguito del suo acclamato album di debutto “Roxwell” (febbraio 2025). In questo disco di 11 brani, Matilda scrive da una dimensione di pace conquistata a fatica e di gioia travolgente: un album intriso della felicità di un amore appena nato, della silenziosa bellezza delle persone che abbiamo scelto e di una crescente convinzione che l’universo, il più delle volte, sappia bene cosa sta facendo. Con i singoli “Inventing” e “Bittersweet”, “Kismet” rappresenta un passo avanti audace e sicuro.
1-800 MIKEY – “In Yun”
[Goner]garage-rock
Power pop da camera da letto con ritornelli accattivanti a portata di mano: 1-800 MIKEY è il progetto lo-fi garage pop di Michael Barker. In una serata qualsiasi a Sydney, in Australia, dove vive, potresti trovare Barker che si scatena allegramente sul palco insieme a numerosi pilastri della scena garage punk underground locale, tra cui Gee Tee e RMFC. E sembra che sia l’arma segreta di tutti per un motivo ben preciso: la sua gioia sul palco è contagiosa e traspare dalla sua musica. Il progetto personale di Barker si orienta maggiormente verso il lato pop dello spettro del garage punk, con ottimi risultati. In termini di composizione, rappresenta un deciso passo avanti. E sebbene la formula di base sia la stessa – linee di basso melodiche, riff di chitarra incisivi e parti vocali orecchiabili da cantare in coro – qui c’è molto di più. Il suono è altrettanto immediato, ma anche più dinamico e ricco di sfumature.
HANNAH COLE – “Switchbacks”
[Many hats]alternative
Nel suo album di debutto l’artista di Nashville Hannah Cole trae ispirazione dall’immagine dei tornanti – quelle sinuose curve della strada che nascondono ciò che ci aspetta. Per una giovane artista che si sta facendo strada nel mondo della musica, è un’immagine potente: non possiamo sapere con certezza cosa ci riserva il futuro, ma – come ha imparato Cole – bisogna suonare il clacson per far sapere al mondo che si sta arrivando e, per il resto, godersi semplicemente il viaggio. Fondendo shoegaze e rock alternativo con melodie pop contagiosi e echi di nostalgia anni ’90, “Switchbacks” è una riflessione sulla ricerca del successo e su come proteggere la gioia pura e l’amore che vivono nel profondo del nostro cuore. “Switchbacks” non è solo un album d’esordio realizzato con grande maestria, ma anche un’opera profondamente umana, che traccia un arco che brilla come una cometa fino alle vette dell’ambizione per poi lasciarti nel bagliore dell’accettazione di sé e della soddisfazione. «Il successo è un momento che va e viene», conclude Cole, «ma penso che la gioia e l’esperienza che derivano dal fare musica siano qualcosa che potrò portare con me per sempre».
BAT LEATHER – “Dark Arts” EP
[No List Records]punk-rock
I Bat Leather propongono un punk rock grezzo e spietato, a dimostrazione che alcuni di noi non superano mai quella “fase”. Avendo già collaborato con Cory nei Breathe Knives, aspettatevi la stessa depravazione sonora, ma con un approccio ancora più sfrenato. Questo non è solo punk: è un vero e proprio inno funebre che risuonerà nelle orecchie degli appassionati di rumore estremo e aggressività dalle sfumature industrial.
DALE CROVER – “Get Yer Ba-Ba’s Out” EP
[Joyful Noise]alt-rock
Dale Crover assomiglia da tempo talmente tanto a Neil Young che quest’ultimo lo ha scelto per interpretare la versione più giovane di se stesso nel video di “Harvest Moon”. Crover si sente quindi particolarmente adatto a reinterpretare la canzone in questa occasione, aprendo il suo nuovo EP “Get Yer Ba-Ba’s Out”. La sua interpretazione di “Harvest Moon” si scontra direttamente con “The Bit”, un classico tratto dall’album “Stag” dei Melvins. Crover ha scritto la parte di chitarra, che è nella stessa tonalità e si adatta perfettamente. L’EP include anche versioni acustiche di “Doug Yuletide”, “Rings”, “Jane” e “I Can’t Help You There”, oltre alla nuovissima traccia che dà il titolo all’EP. Sebbene più intimo rispetto a “Glossolalia” – album elettrico e ricco di ospiti – questo lavoro non è per nulla essenziale. Il produttore Toshi Kasai riempie lo spazio con chitarra slide, scacciapensieri, campanelli e altri idiofoni, spingendosi ancora più in profondità nel power pop influenzato dal glam che Crover ha esplorato sin da “The Fickle Finger of Fate”.
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