Elanor Moss – The Knife, The Needle
Esordio intenso e coinvolgente quello di Elanor Moss, cresciuta in una famiglia devota e cattolica, fede che ha progressivamente abbandonato. Le prime canzoni, scritte mentre studiava letteratura inglese all’università di York, l’incontro fondamentale col produttore Oli Deakin, l’uscita dei primi EP (“Citrus” e “Cosmic”) un lungo periodo passato a New York hanno forgiato una musica lieve ma già matura.

Radici folk, una passione nata ascoltando grandi classici (Joni Mitchell, Leonard Cohen, Bob Dylan, The Beatles) e condividendo il palco con Cassandra Jenkins, CMAT, Sam Amidon. Influenze evidenti in nove brani delicati, in cui la voce e la chitarra acustica di Elanor Moss si librano con passione e eleganza accompagnate da violino (Andrew Stuart-Buttle e Reid Jenkins) fiati (Matthew Herd, Marcus Hamblett e Jools Owen) dal basso di Linus Fenton.
Accordi suonati in punta di dita, un cantato caldo, suadente, d’altri tempi, che tratteggia le emozioni senza eccessi né manie di protagonismo. Pacatezza, senso della misura che nascondono piccole tempeste, scogli acuminati, il coltello e l’ago evocati nel titolo che diventano simboli di sofferenza e redenzione. “Maybe what we thought of as a knife / Is just a needle we could use / To stitch the wound?” canta Elanor in “Fixer” con una grazia che ricorda Vashti Bunyan.
Vulnerabilità e grande attenzione ai dettagli in “Again, My Love” e nell’accorata, riflessiva “Sarah Waiting in the Car” tra parentesi strumentali (“Improvisation”) momenti di fulgida malinconia (“You Are Coming Home Tonight”, “Secrets of the Universe”) e racconti di vita on the road (“Clothes in a Hotel Sink”) con storie al femminile (“Louise”) e la commovente “The Way That It Feels” a chiudere un primo album di gran raffinatezza e profondità.
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