Mostra del cinema di Venezia per il corto sull’Ia di Noemi Arfuso
La regista calabrese Noemi Arfuso è in concorso con “E-I-E-I-O” alla Settimana internazionale della critica della Mostra del cinema di Venezia
Si pronuncia Ia-ia-o, proprio come la canzoncina per bambini, ma si scrive “E-I-E-I-O” come una riga di codice. È il cortometraggio della giovanissima regista calabrese Noemi Arfuso che oggi sarà proiettato in prima mondiale alla Mostra internazionale del cinema di Venezia. Gli appuntamenti in laguna si ripeteranno anche domani, alla Sala Perla, e sabato, alla Sala Corinto, perché il film è in concorso alla Settimana internazionale della critica, la sezione festivaliera che si concentra sulle opere prime.
IL CORTOMETRAGGIO “E-I-E-I-O”
Sul grande schermo Arfuso gioca con un’inversione di ruoli tra uomo e macchina, dove sono due entità sintetiche, dotate di puntatore, a sterminare gli esseri umani come in un classico game sparatutto. Per farlo utilizzano una rete di videocamere di sorveglianza, che simboleggiano la distopia dell’ipersorveglianza sempre più diffusa nella nostra quotidianità. «Un film “pirata”, che saccheggia immagini dal profondo del web», racconta la nota di regia. Non tutto, però, andrà come previsto dai due robottini, proprio grazie – o per colpa – degli animali della fattoria.
«Il film è una commedia sperimentale – racconta la regista – nata all’interno di una residenza artistica cinematografica che si chiama Nouvelle Bug. L’evento è dedicato ai cortometraggi e si pone l’obiettivo di indagare le nuove tecnologie e il modo in cui intersecano la cinematografia sperimentale». Ci confida Arfuso: «Sono arrivata lì senza idee, ma aspettavo da anni di partecipare».
NOEMI ARFUSO: UNA GIOVANE REGISTA CALABRESE
La sua carriera, breve per età ma non per risolutezza e idee (Arfuso, di Villa San Giovanni, è classe 2000, ndr), però, si sposava già con la direzione della residenza, si occupa, infatti, di cinema documentario e sperimentale con focus su archivi ed ecologia visiva.
Attraverso il suo lavoro e l’indagine realizzata per mezzo del corto, la filmmaker è arrivata a una convinzione: «Le nuove tecnologie e l’Intelligenza artificiale sono un vaso di Pandora che ha una serie di declinazioni infinite, perciò si rischia di parlarne in modo un po’ generalista. Parlare dell’utilizzo dell’Ia nel cinema può indicare una miriade di cose e proprio in questa infinità di cose si inserisce il giudizio superficiale delle persone che la vedono come un male assoluto o come la facilitazione di processi creativi che svuota la capacità dell’artista stesso di creare. Per me l’Ia è controversa per quanto riguarda la questione politica ed economica legata agli investimenti, però allo stesso tempo la mia operazione di utilizzo dell’Ia, all’interno di un film, vuole provare una sperimentazione di un uso diverso rispetto a quel mainstream che preoccupa molti».
LA COMPLESSITA’ DEL LAVORO
La regista svela ancora la complessità nel realizzare “E-I-E-I-O”: «L’Ia non mi ha facilitata in nulla ma il suo uso è stato un campo d’indagine enorme per aiutarmi a riflettere sul mezzo. Si tratta, infatti, di un mezzo tecnologico nuovo che quasi tutti utilizzano male, ma c’è una nicchia che opera una riflessione etica, morale e artistica. Il mio tentativo è di far parte di questi ultimi, in modo fallimentare o efficace questo non lo so. Lo lascio decidere al pubblico».
Prodotto da Panoramic studio e Il Varco Cinema la sceneggiatura di “E-I-E-I-O” è stata realizzata con la consulenza di Rebecca Ricci; le musiche del corto sono di Neuf Voix (Elvio Seta), il suono di Pierpaolo Pantano e gli effetti speciali di Yahor Maksimau. Venezia sarà il palcoscenico di prova per Arfuso, che come maggior auspicio ha quello di aprire un dibattito con «un film particolare. – afferma – Quello che mi piace è fare film, il riconoscimento non è qualcosa che cerco o che mi interessa se non per poter realizzare il prossimo progetto. E magari farlo con economie ben solide».
IL PROSSIMO FILM DI ARFUSO: UN LUNGOMETRAGGIO CHE GIRERA’ NEL REGGINO
Subito dopo Venezia un altro impegno importante. La regista, infatti, girerà già nel mese di settembre nel reggino il suo primo lungometraggio. Il film sarà prodotto da Andrea Zanoli e Giorgia Goi per Lab80 film, finanziato dalla Calabria Film Commission e dal fondo SIAE Nuove Opere – Per chi crea. Le musiche saranno composte da Marcello Enea Newman, mentre la fotografia sarà affidata a Sebastian Bonolis. Per il film verrà inoltre utilizzato l’archivio audiovisivo di Mimmo e Giuliana Villari, girato in provincia di Reggio tra la fine degli anni ‘80 e la metà degli anni ‘90.
«Sono contentissima di aver vinto il bando – dichiara con crescente entusiasmo Arfuso – e di questo devo dire grazie a Lab80 che da Bergamo ha deciso di finanziare questo film, ma anche alla Calabria Film Commission che ha creduto in un progetto così “strambo”. Peccato solo che per gli autori calabresi sia spesso necessario passare da fuori perché qui non sempre è facile bussare alle porte».
Non rivela troppo la giovane regista perché riserva la sorpresa per lo spettatore che dovrà scoprire cosa si cela dietro questo documentario sperimentale che si muove nella linea tra finzione e realtà, ma ci anticipa: «racconterà la storia della mia famiglia attraverso la relazione tra mia madre e mio padre».
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