Marche

la non inclusione e il buonismo» – Cronache Fermane

Giuseppe Fedeli

di Giuseppe Fedeli *

“Buon compleanno sedia a rotelle”: la non inclusione e il buonismo

«È accaduto in un ristorante del New Jersey, negli Stati Uniti, dove una donna disabile ha ricevuto un piatto da dessert con la scritta “Happy Birthday Wheelchair” (“Buon compleanno sedia a rotelle”). L’episodio ha suscitato grande sdegno sui social media, in particolare sui media statunitensi. Protagonista della incresciosa vicenda Antonia Sinibaldi, una cantautrice e attivista di 29 anni, tetraplegica dall’età di 2 anni, la quale si muove grazie ad una carrozzina motorizzata. Durante i festeggiamenti per il suo compleanno presso il ristorante Blu On The Hudson a Weehawken, New Jersey, all’arrivo del dolce con quella scritta, la donna ha dichiarato di aver avuto uno shock tale da scatenare degli spasmi fisici involontari, descrivendo l’episodio come umiliante: “Non ho bisogno che mi venga ricordata la mia disabilità in ogni momento”, ha esclamato.

A prescindere dal fatto che la direzione del ristorante ha poi rilasciato una nota ufficiale di scuse, definendo l’accaduto un “purtroppo sfortunato malinteso interno”, è d’obbligo una riflessione, per amara che sia. Quello descritto non è l’unico episodio “strambo”, se non lo si vuol definire surreale (a usare sempre unveufemismo), che ha come “bersaglio” i soggetti fragili. Vanno bene le scuse. Ma perché, giunti ormai al grado prossimo allo 0, non togliersi una volta per tutte la maschera e parlare di esclusione di questi siggetti, invece che di inclusione? In termini espliciti, spicci: perché continuare a prendersi in giro, e, soprattutto, a prendere in giro chi non è stato baciato dalla dea Fortuna, laddove, in quasi tutto l’orbe terraqueo, si tocca con mano una vera e propria “guerra” contro la inclusione, appunto, dei “figli di un dio minore” nel consesso sociale? Forse che questi fanno parte di un’altra specie animale?… forse che sono degli alieni sbarcati per sbaglio sul pianeta Terra?… Le cose vanno chiamate con il loro nome! E hai voglia, mrs. Locatelli. a sbandierare i tuoi successi, quando, in seno al Decreto-Legge n. 144 del 7 agosto 2026, una “manina nascosta” ha operato un taglio netto di 45,8 milioni di euro ai fondi destinati alle politiche sociali (il taglio è stato introdotto all’ultimo minuto nel testo finale del decreto pubblicato in Gazzetta Ufficiale)! Le risorse sottratte erano originariamente destinate a finanziare le prime fasi attuative della storica riforma della disabilità, così  disarmando, di fatto, la riforma proprio alla vigilia della sua effettiva applicazione sui territori, consequenzialmente privandola dei fondi necessari alla presa in carico delle persone più fragili. Vicenda accaduta, lo avete capito tutti, nel nostro “ bel paese”. Niente, neanche il minimum “sindacale”. Ma di che cosa stiamo parlando allora? Le maschere cadranno, sì, ma sarà troppo tardi: i deboli si arrangino, anchecse chi dà loro un po’ di sollievo spesso non ce la fa a sbarcare il lunario e a garantire loro assistenza il.poù delle volte a totale carico della famiglia . Il governo ha ben altro a cui pensare, ne si coltivano speranze, se si dovesse passare al coté opposto. Il fattol doentissimo da cui ha preso il la, questa riflessione è avvenuto in America, “sineddoche” del mondo: efficientismo – produttività – ipertecnologia: è questo il mantra del terzo millennio, condito di vomitevole buonismo, specie nei confronti dei caregiver: “sei un eroe”, “noi non sappiamo cosa fare, come darti una mano…”. Buttiamoli giù dalla Rupe Tarpea, questi sfaccendati di disabili, e così non se ne parla più.
Buon per chi, i conti in tasca, li ha fatti da tempo».

 

* giudice


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