Uma Thurman e 5 ballerine, in questo thriller su Prime Video che riunisce John Wick e Mean Girls
Per anni, gli appassionati dell’universo di John Wick hanno atteso con impazienza Ballerina, lo spinoff con Ana de Armas che prometteva di esplorare angoli inesplorati del sottosuolo criminale creato da Chad Stahelski. Eppure, nonostante le premesse, le sequenze d’azione del film hanno raramente abbracciato l’estetica del balletto, limitandosi a riproporre lo stile dei quattro capitoli che l’hanno preceduto. È proprio qui che Pretty Lethal – Ballerine all’inferno, l’action thriller diretto da Vicky Jewson e disponibile su Prime Video dal 25 marzo 2026, tenta di distinguersi. Il film centra la sua identità sull’integrazione tra danza classica e combattimento corpo a corpo, affidandosi al team di stuntman della 87North Productions, la stessa casa di produzione dietro le coreografie mozzafiato di John Wick.
Cinque giovani ballerine si ritrovano ostaggio in una locanda rumena gestita da una ex prodigio del balletto diventata signora del crimine, interpretata da Uma Thurman. Per sopravvivere, dovranno trasformare anni di disciplina alla sbarra in arma di difesa. La storia prende il via a Budapest, dove Bones (Maddie Ziegler), Princess (Lana Condor), Zoe (Iris Apatow), Chloe (Millicent Simmonds) e Grace (Avantika) stanno per affrontare lo spettacolo che dovrebbe lanciarle sulla scena internazionale. Il gruppo è però lacerato da tensioni interne: Princess è un’egocentrica che scontenta tutte, Bones soffre di una sindrome dell’impostore legata alle sue origini meno abbienti, mentre le altre anelano a un lavoro di squadra che sembra impossibile.
Quando il bus che le trasporta attraverso i boschi della Romania si guasta, le ragazze e la loro insegnante finiscono in una locanda isolata, gestita da Devora, ex stella della danza caduta in disgrazia e ora a capo di un’organizzazione criminale. L’omicidio improvviso dell’insegnante da parte del figlio arrogante di un boss locale scatena il caos: le ballerine vengono prese in ostaggio, ma presto iniziano a ribaltare la situazione a loro favore. Il personaggio che riceve più azione drammaturgica è la Devora di Uma Thurman. Tecnicamente l’antagonista principale, la sceneggiatura la dota di sfumature che la rendono una figura profondamente tragica e persino simpatica. Le sue motivazioni per essere diventata una signora del crimine vengono esplorate con cura, trasformandola in qualcosa di più complesso rispetto ai villain usa e getta tipici del genere action. Sul fronte dell’azione, le aspettative erano comprensibilmente alte.
La 87North Productions ha firmato alcune delle coreografie più memorabili del cinema d’azione contemporaneo, da Atomica Bionda a Bullet Train, passando ovviamente per l’intera saga di John Wick. Dove Pretty Lethal riesce davvero a distinguersi è nell’integrazione tra balletto e violenza, una sorta di mix tra John Wick e Mean Girls. Alcune sequenze incorporano genuinamente elementi di danza classica nelle coreografie di lotta, creando momenti visivamente distintivi che ricordano quanto fatto da David Harbour in Violent Night, dove la magia del Natale veniva costantemente intrecciata agli scontri corpo a corpo.
Pretty Lethal si configura come un esperimento interessante. Vicky Jewson dimostra di avere l’istinto giusto per dirigere azione, e la premessa centrale rimane solida. Ciò che manca è il coraggio di spingere il concept fino alle sue conseguenze più estreme e, soprattutto, una sceneggiatura disposta a dedicare tempo allo sviluppo di personaggi che non siano solo veicoli per le sequenze d’azione. Il film vale la visione per chi cerca un action veloce e relativamente divertente, particolarmente se apprezzate l’idea di vedere la danza classica trasformata in forma di combattimento. Le aspettative, però, vanno calibrate: non siamo di fronte al nuovo capitolo femminile dell’universo John Wick, come Ballerina, né a un’evoluzione significativa del genere. Pretty Lethal è piuttosto un esperimento a metà strada, una promessa di ciò che avrebbe potuto essere se solo avesse osato di più, sia nella scrittura che nell’esecuzione coreografica.
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