Stipendi ATA, Anief: “Assistenti amministrativi pagati 6mila euro in meno all’anno. Chiediamo parità con gli altri comparti della PA”

Mentre il mondo della scuola si prepara ad accogliere gli studenti per il nuovo anno, ANIEF torna a far sentire la propria voce su un tema che da tempo tiene banco tra i corridoi dei ministeri e le segreterie degli istituti: il divario retributivo che penalizza il personale amministrativo, tecnico e ausiliario delle scuole.
A sollevare la questione, con i numeri alla mano, è il presidente nazionale, Marcello Pacifico, che denuncia una disparità ormai insostenibile: “Un assistente amministrativo che lavora in una scuola prende 6mila euro in meno all’anno rispetto a un collega che svolge lo stesso identico profilo in un altro settore della Pubblica Amministrazione. E la cosa paradossale – sottolinea Pacifico – è che chi lavora nelle segreterie scolastiche, con l’autonomia degli istituti, si trova a dover gestire un carico di lavoro addirittura maggiore”.
I numeri di un divario inaccettabile
Per rendere più chiara la portata del problema, il sindacato autonomo ha realizzato un confronto diretto tra ciò che percepiranno i lavoratori della scuola e quelli degli Enti Locali a partire dal gennaio 2027, quando gli aumenti previsti dal nuovo Contratto collettivo di lavoro 2025-27 entreranno a regime. E il risultato è impietoso: un assistente scolastico all’inizio della carriera si troverà in busta paga 20.606 euro lordi all’anno, mentre un istruttore degli Enti Locali, con lo stesso profilo e la stessa anzianità, arriverà a 26.726 euro. La differenza, in termini concreti, supera i 6mila euro annui.
“L’assistente amministrativo nella scuola – prosegue Pacifico – è il profilo che si porta sulle spalle il maggior carico di responsabilità, ma paradossalmente è anche quello che viene retribuito peggio. È una contraddizione che non possiamo più accettare. Noi chiediamo una perequazione tra i profili e la parità di trattamento retributivo. Il lavoro che si svolge quotidianamente negli uffici scolastici merita di essere valorizzato, non sminuito con stipendi del tutto inadeguati”.
La ricetta Anief: sei aliquote per un fisco più equo
Ma la battaglia di Anief non si limita alla parità retributiva. Il sindacato ha messo a punto una proposta organica di riforma fiscale che, nelle intenzioni, dovrebbe restituire fiato ai portafogli dei lavoratori pubblici, da sempre vittime dell’erosione inflazionistica e di un sistema di tassazione che non tiene conto delle specificità di chi lavora nella scuola.
L’idea di fondo è superare l’attuale sistema a tre aliquote per passare a un meccanismo più articolato, con sei scaglioni di reddito e tassazione decrescente per le fasce più basse. Nello specifico, la proposta prevede che chi guadagna fino a 18.808 euro all’anno (la soglia del reddito minimo INPS) paghi un’Irpef dell’11%, mentre per i redditi tra 18.808 e 28mila euro la tassazione salirebbe al 17%. Tra 28 e 50mila euro si pagherebbe il 23%, tra 50 e 60mila il 30%, tra 60 e 70mila il 36%, e oltre i 70mila euro si arriverebbe al 42%.
“Piuttosto che pensare a una tassazione piatta al 33% per tutti i redditi fino a 60mila euro – spiega Pacifico – sarebbe molto più giusto rivedere l’intero sistema Irpef per garantire equità fiscale, partendo proprio da chi percepisce le retribuzioni più basse. È l’unico modo per restituire dignità a chi lavora e per combattere la perdita di potere d’acquisto che negli ultimi anni ha colpito duramente i dipendenti pubblici”.
Le altre misure sul tavolo
In vista della prossima legge di bilancio, il sindacato guidato da Pacifico ha messo sul tavolo anche altre richieste concrete. La prima è la detassazione al 100% della tredicesima mensilità, una misura che nelle scorse settimane ha trovato sponda anche in alcuni esponenti della maggioranza di governo. Ma non solo: Anief chiede anche la detassazione del salario accessorio (gli straordinari e le indennità che si sommano allo stipendio base) e l’estensione anche ai dipendenti pubblici dell’Irpef agevolata al 5% per gli aumenti contrattuali e al 15% per il lavoro straordinario, benefici che già oggi sono previsti per i lavoratori del settore privato.
Un’altra richiesta riguarda l’aumento dell’indennità integrativa speciale, un elemento della retribuzione che dovrebbe compensare il maggior costo della vita in alcune aree del Paese, ma che per il personale della scuola è da anni fermo a cifre irrisorie. E non a caso, Anief ricorda che il comparto Istruzione e Ricerca è il meno pagato tra tutti i dipendenti pubblici e quello che ha subito la maggiore erosione salariale a causa dell’inflazione.
L’appello al Governo: fine dei privilegi, uguali diritti per tutti
Il messaggio che Pacifico rivolge al Governo in vista del confronto autunnale sulla Manovra è chiaro e netto: “Quello che c’è da capire è che non ci sono lavoratori di serie A e altri di serie B. Per tutti, quindi anche per i dipendenti pubblici, si devono prevedere gli stessi diritti che già oggi vengono concessi ai lavoratori privati, a partire dalla tassazione agevolata sugli aumenti contrattuali e sugli straordinari”.
“Pretendiamo giustizia – conclude il leader di Anief – per restituire il giusto merito alla professionalità di tutto il personale amministrativo delle segreterie scolastiche. È giunto il momento di voltare pagina e di riconoscere una volta per tutte il valore di chi ogni giorno, tra banchi e uffici, tiene in piedi il sistema scolastico pubblico del nostro Paese”.
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