Tyondai Braxton – Splayed Werks
Tyondai Braxton è figlio d’arte. Suo padre è l’immenso Anthony Braxton, una delle figure più influenti e radicali della musica del secondo Novecento. Ma sarebbe riduttivo leggere “Splayed Werks” soltanto alla luce di questa eredità. Il nuovo lavoro di Tyondai dimostra infatti una personalità ormai pienamente autonoma e una visione artistica capace di ridefinire i confini della musica elettronica contemporanea.
“Splayed Werks” è uno dei dischi più importanti apparsi negli ultimi anni in ambito elettronico. Braxton sembra voler fare con l’elettronica ciò che suo padre fece con il jazz e ci sta riuscendo benissimo.

Espande continuamente il linguaggio, mette in discussione le convenzioni e immagina nuove forme di organizzazione del suono. Tutto è in continuo mutamento. La musica appare come materia organica in trasformazione. Musica contemporanea, installazione sonora, elettronica, scrittura orchestrale e sound design convivono all’interno di un universo che possiede anche una forte dimensione cinematografica. Braxton raccoglie le diverse traiettorie della propria carriera e le fa collidere in uno spazio creativo unico, sospeso tra composizione colta e impulso sperimentale, tra precisione matematica e vitalità organica. Gli elementi sonori sembrano inseguirsi lungo percorsi paralleli, generando una sensazione di costante metamorfosi. Eppure, sotto la complessità delle strutture, non si avverte mai alcuna freddezza accademica. Al contrario, *Splayed Werks* conserva un’energia sorprendente. Un frammento ritmico diventa armonia; un impulso percussivo si trasforma in tessitura orchestrale; una figura apparentemente marginale finisce per occupare il centro della scena. È musica che richiede attenzione, ma che ricompensa l’ascoltatore con una ricchezza di dettagli e una profondità d’ascolto sempre più rare.
“Multiplay / Multiplay II”. Le due composizioni gemelle sono costruite su texture nervose e ritmi sghembi. Braxton intreccia elettronica irrequieta e richiami naturali, creando un equilibrio instabile tra artificiale e organico. I beat sembrano continuamente deviare dal proprio percorso, generando una tensione costante che attraversa entrambe le tracce. “Dia”. Uno dei momenti più vicini a un immaginario techno, filtrato però attraverso la sensibilità sperimentale dell’autore. Beat spezzati, campane digitali e impulsi ritmici deformati danno vita a una sorta di rave spettrale. “UnFS”. Il brano più immediato dell’album. Il dialogo tra le linee di basso sintetiche e un ritmo in continua trasformazione produce una tensione ballabile, pur mantenendo tutta l’imprevedibilità tipica della scrittura di Braxton. Un perfetto esempio di come il compositore riesca a coniugare ricerca e accessibilità. “Oslo”. Tra i brani più estesi e sviluppati dell’album. Le sue atmosfere dub e lo-fi si espandono progressivamente, creando una dimensione psichedelica. Qui Braxton dialoga apertamente con alcune delle correnti più innovative dell’elettronica contemporanea senza mai rinunciare alla propria identità compositiva. “Realistic Water”. Uno degli episodi più enigmatici del lavoro. Privo di una pulsazione evidente, il brano si sviluppa come un flusso continuo di onde elettroniche che attraversano lo spazio sonoro. Aggressivo ed estatico al tempo stesso, rappresenta uno dei momenti più astratti e immersivi dell’intero album. “Phonolydian”. Ritmi nervosi, sintetizzatori in costante movimento e frammenti vocali manipolati caratterizzano una delle tracce più vicine alla tradizione IDM. È un brano che esemplifica perfettamente la capacità di Braxton di trasformare la complessità in dinamismo. “Piiano”. Momento sospeso e lirico, costruito su atmosfere rarefatte e suggestive. In un disco spesso dominato dal movimento e dalla frammentazione, rappresenta una preziosa pausa contemplativa. “4 Zones”. Uno dei lavori più ambiziosi e architettonici della raccolta. Percussioni abrasive e materiali sonori contrastanti si susseguono senza seguire una narrazione lineare, creando una successione di ambienti che sembrano aprirsi e richiudersi davanti all’ascoltatore. “Nimble FX”. Ritmi spezzati, energia cinetica e grandi sintetizzatori dal carattere cinematografico rendono questo brano uno dei momenti più elettrizzanti del disco. La scrittura conserva una precisione geometrica pur mantenendo una forte spinta emotiva. “K Space”. La lunga composizione conclusiva rappresenta il coronamento del viaggio. Per oltre dieci minuti Braxton costruisce un paesaggio sonoro inquieto e mutevole, nel quale caos e ordine convivono in equilibrio precario. Nuove forme timbriche emergono continuamente dalla materia sonora, lasciando l’impressione di un universo ancora in espansione quando il disco giunge al termine.
“Splayed Werks” è un’opera che dimostra come la sperimentazione possa ancora generare meraviglia senza rinunciare al rigore compositivo. Braxton riesce a muoversi con straordinaria naturalezza tra elettronica, musica contemporanea, sound art e ricerca timbrica, costruendo un linguaggio personale e immediatamente riconoscibile.
Più che una semplice raccolta di brani, il disco appare come un ecosistema in continua trasformazione, un organismo vivente nel quale ogni elemento contribuisce a ridefinire il significato dell’insieme. Un lavoro complesso ma mai sterile, ambizioso ma sempre coinvolgente, che conferma Tyondai Braxton come una delle figure più interessanti e visionarie della musica contemporanea.
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