Terremoto 2016, dieci anni dopo: la ricostruzione va avanti ma in Umbria c’è la sfida dello spopolamento

Sono passati dieci anni da quella notte in cui l’Appennino ha ricominciato a tremare. Il 24 agosto 2016, alle 3.36, una scossa di magnitudo 6 colpì il Centro Italia. L’epicentro era nel Reatino, ma il terremoto avrebbe presto mostrato che la storia non sarebbe finita lì. Il 26 ottobre sarebbe arrivata una nuova forte scossa e il 30 ottobre, alle 7.40, quella di magnitudo 6.5 con epicentro a Norcia: la più forte della sequenza. Un sisma che ha cambiato per sempre il volto della Valnerina.
La ricostruzione Dieci anni dopo, il bilancio è quello di una ricostruzione enorme, costosa e ancora incompleta. In Umbria sono state presentate 5.469 richieste di contributo per la ricostruzione privata: 3.948 sono state approvate. I contributi concessi sfiorano 1,54 miliardi di euro, mentre quelli effettivamente liquidati sono arrivati a 998,9 milioni. I cantieri conclusi sono 2.699, quelli ancora in corso 1.110; insomma, una parte consistente del lavoro è stata fatta, ma a dieci anni dalla prima scossa, migliaia di interventi non sono ancora arrivati alla fine.
I numeri Il conto cresce ulteriormente se si guarda alla ricostruzione pubblica. Sono 541 gli interventi programmati in 61 comuni umbri, per un valore complessivo di circa 802,1 milioni di euro. Nella sola provincia di Perugia gli interventi sono 478, distribuiti in 45 comuni, per oltre 768 milioni. Norcia è il comune con il maggiore volume di opere pubbliche: 67 interventi per più di 196 milioni di euro. Seguono Spoleto, con 53 interventi e oltre 107 milioni, e Cascia, con circa 54 milioni.
Le comunità Oltre alla ricostruzione delle mura c’è però quella delle comunità, probabilmente più difficile. I 14 Comuni inseriti nel cratere umbro (escludendo il centro urbano di Spoleto, che risponde a dinamiche demografiche ed economiche differenti) e in generale la Valnerina erano territori già in fase di spopolamento prima del terremoto del 2016. Secondo i dati della Regione, tra il 2004 e il 2024 i residenti sono diminuiti di quasi l’11 per cento Il sisma si è dunque abbattuto su una comunità demograficamente fragile e che sta invecchiando; la sfida – enorme – è oggi quella di bloccare spopolamento e invecchiamento.
Il più grande cantiere d’Europa Secondo quanto riferito nel Rapporto 2026 dal commissario Guido Castelli, in generale nel Centro Italia la ricostruzione procede in modo costante e strutturale, configurandosi come il più grande cantiere d’Europa. «un atto di giustizia verso le comunità e verso la storia di questi territori», sostiene Castelli, sottolineando che l’obiettivo non è solo realizzare opere, ma garantire il «diritto a restare» delle persone nelle proprie terre d’origine.
L’occupazione Per quanto riguarda l’occupazione, il tasso si attesta al 66,1 per cento, un dato superiore alla media nazionale e con ritmi di crescita che in alcuni segmenti hanno superato quelli del Nord. I dati Sisco mostrano un progressivo rafforzamento dei flussi nel quadriennio 2022-2025 all’interno dei 138 comuni del cratere, con le nuove attivazioni passate da 25,1 mila nel primo trimestre 2022 a 27,4 mila nello stesso periodo del 2025 (dopo un picco di 30,8 mila nel terzo trimestre 2023). Un’espansione — sostenuta in larga misura anche dai cantieri della ricostruzione e dall’indotto — che registra una crescita media annua delle assunzioni del +3,9 per cento nel 2023, del +3,5 nel 2024 e del +1,1 nei primi nove mesi del 2025 (+8,7 per cento rispetto al 2022). In calo anche i Neet, i giovani fuori da percorsi di studio o lavoro.
Il Papa A ricordare il sisma domenica è stato anche Papa Leone XIV: «Domani – ha detto durante l’Angelus – ricorre il decimo anniversario del terremoto che ha colpito il centro Italia tra Lazio, Umbria e Marche. Prego per i defunti e per le loro famiglie e per tutte le comunità coinvolte. La fede e la solidarietà continuino a sostenere l’opera di ricostruzione».
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