Emilia Romagna

Nessuna festa clandestina”. Il Mojito non ci sta è ricorre contro un “provvedimento aberrante illegittimo e discriminatorio


Non usa mezze parole la proprietà del Mojito di Riccione, il locale finito nel mirino del comune che dopo una sospensione di 7 giorni della licenza ha emesso una nuova ordinanza che impone la chiusura dell’attività alle 23 per l’organizzazione di feste ritenute abusive. In una nota stampa diffusa dall’avvocato Massimiliano Orrù, che tutela la società di gestione dell’attività, l’ordinanza firmata dalla sindaca Daniela Angelini è definita un “provvedimento aberrante illegittimo e discriminatorio” in quanto ritenuto essere stato preso sulla base di falsi presupposti. La decisione della prima cittadina, che limita l’orario dell’attività esclusivamente dalle 7.30 alle 23 fino al prossimo 30 agosto, è arrivata in seguito a un esposto del Silb, il sindacato delle discoteche, per una festa “abusiva” in programma per lo scorso 21 agosto.

Per il Comune e per il Silb si sarebbe trattato di una riproposizione del “White party” dello scorso 25 luglio, svoltasi alla presenza di oltre un migliaio di persone intente a ballare e con ingressi regolati a pagamento in assenza delle prescritte licenze, che era costato il primo stop al Mojito. ”Una motivazione che si legge anche nella pagina Facebook del sindaco ma si tratta di una falsità – tuonano dal locale. – Per questo motivo abbiamo chiesto l’accesso agli atti atteso che la circostanza è semplicemente falsa, lo stesso Silb era a conoscenza del fatto che il Mojito la sera del 21 sarebbe rimasto addirittura chiuso. Il nostro locale fa esattamente ciò che fanno le altre attività della zona; rispetto ad alcuni l’unica differenza attiene all’orario, nel senso che mentre lui concentra le sue attività in prima serata, altri fanno le stesse cose nel pomeriggio. Questa è l’unica differenza, ma poiché ad essere vietata è la tipologia di attività, non si comprende per quale motivo è stato colpito solamente il Mojito”.

“In altri locali – proseguono i gestori – si sono verificati fatti di cronaca che hanno comportato l’intervento delle Forze dell’ordine, cosa mai avvenuta al Mojito, così come hanno pubblicizzato e svolto eventi danzanti non autorizzati. Per questi motivi nella nostra memoria allegata al ricorso abbiamo chiesto al sindaco di conoscere quali altri locali siano stati destinatari di analoghi accertamenti, se siano state documentate le attività svolte al loro interno e che sono di dominio pubblico, se siano quindi stati assunti provvedimenti sanzionatori analoghi a quelli rivolti al Mojito, posto che appunto il problema non è da ricondurre all’orario ma al tipo di attività svolta. La conclusione del provvedimento assunto nei confronti del Mojito è ancora più aberrante se si considera che arriva a limitare, consentendola solo fino alle 23, l’attività di ristorazione e non la diffusione della musica che potrebbe proseguire oltre con buona pace della quiete pubblica che avrebbe ispirato il provvedimento”.


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