Lazio

Colpito dal fulmine a Monte Livata, il 16enne si risveglia: «parla con la famiglia»

Dieci giorni dopo quella scarica elettrica che aveva fatto temere il peggio, sul Monte Livata, arriva finalmente la notizia che tutti aspettavano. Il sedicenne colpito da un fulmine durante un raduno scout sta migliorando.

Il quadro clinico, inizialmente disperato, ha iniziato a cambiare e il ragazzo, ricoverato in Terapia Intensiva Pediatrica al Policlinico Gemelli di Roma, ha cominciato a risvegliarsi.

Parla con la famiglia, risponde agli stimoli e ha recuperato la mobilità degli arti. Segnali importanti dopo l’arresto cardiaco provocato dalla violentissima scarica elettrica che lo aveva colpito lo scorso 7 agosto, durante il campo scout organizzato sul Monte Livata, nel territorio di Subiaco.

Il giovane era arrivato al Gemelli in condizioni gravissime e la prognosi era rimasta riservata. Ora, se il miglioramento dovesse consolidarsi nelle prossime ore, i medici potrebbero sciogliere la prognosi e programmare il trasferimento in un reparto dedicato alla seconda fase delle cure, quella della neuroriabilitazione.

La catena della sopravvivenza

Dietro il recupero del ragazzo c’è anche una corsa contro il tempo iniziata immediatamente dopo la caduta del fulmine. I primi soccorsi prestati dai compagni scout e dagli operatori intervenuti sul posto si sono rivelati decisivi.

È stata quella che in medicina viene definita «catena della sopravvivenza»: una sequenza di interventi tempestivi che, in caso di arresto cardiaco, può fare la differenza tra la vita e la morte.

A sottolinearne l’importanza sono stati gli specialisti del Trauma Center Pediatrico del Gemelli, coordinati dal professor Marco Piastra. I medici hanno espresso soddisfazione per i progressi raggiunti dal giovane, evidenziando il peso avuto dalle manovre di soccorso effettuate nei primi, drammatici minuti.

«C’è grande soddisfazione per i traguardi clinici raggiunti fino a questo momento», hanno spiegato gli specialisti. Un risultato, hanno sottolineato, reso possibile dalla «perfetta tenuta della catena della sopravvivenza», grazie all’intervento immediato dei compagni scout e dei soccorritori presenti sul luogo dell’incidente, insieme all’efficacia delle terapie intensive messe in campo al Gemelli.

Dal pericolo di vita alla speranza

Il percorso resta naturalmente delicato e il ragazzo dovrà affrontare una fase di cure e recupero ancora lunga. Ma il risveglio e il ritorno della comunicazione con i familiari rappresentano un passaggio fondamentale rispetto alle condizioni con cui era arrivato in ospedale.

La comunità scout, che in questi giorni ha seguito con apprensione l’evoluzione della vicenda, ora può guardare alla situazione con maggiore fiducia. Il fulmine aveva trasformato un momento di aggregazione in una tragedia sfiorata.

Dieci giorni dopo, la storia del sedicenne prende invece una direzione diversa: quella di una lenta e difficile ripresa, resa possibile dall’intervento immediato dei soccorritori e dalla risposta dell’équipe pediatrica del Gemelli.

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