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vedere i cannoni sparaneve a lato delle piste riarse è surreale

Sembra fuori luogo parlare di sci di pista ad agosto, in una delle estati più calde a memoria d’uomo, ma tant’è, a novembre le stazioni immaginano già di cominciare a sparare neve artificiale, finta o programmata che dir si voglia. E allora, analizziamo brevissimamente alcuni aspetti di questa pratica.

In primis una lettura sociologica: potremmo definire lo sci di pista come una delle tante, ennesime, dimostrazioni che viviamo per l’hic et nunc, il qui e ora. La pratica si è salvata grazie a quella forzatura della natura che è l’innevamento programmato, senza il quale molte stazioni dell’arco alpino ed appenninico avrebbero già chiuso i battenti da tempo. Parentesi: e comunque ad oggi vi sono sulle nostre alture “273 impianti dismessi, 106 chiusi temporaneamente, 98 operativi a singhiozzo, mentre 231 sopravvivono per ‘accanimento terapeutico’”.

Ma la pratica si scontra comunque con condizioni meteorologiche non propriamente ideali anche solo per produrre la neve e anche solo per conservarla. E allora, con l’intento di continuare su questa strada ancora per qualche decennio (non di più con il trend delle temperature attuali), ecco creare nuovi invasi da cui attingere acqua, ecco portare l’innevamento a quote dove prima c’era solo neve naturale e potenziare l’innevamento alle quote più basse.

Il qui e ora, appunto: spremere finché si può nell’oggi senza pensare a cosa accadrà domani. Del resto, a ben pensarci, qualsiasi attività umana oggi non pensa al futuro: “del doman non v’è certezza”.

Altro aspetto, questo di carattere morale. L’acqua è e sarà sempre più un bene prezioso. A monte delle stazioni sciistiche, del resto, quei ghiacciai che garantiscono una parte del nostro approvvigionamento idrico stanno fondendo (ultimo esempio, il Plateau Rosa). È, appunto, morale utilizzarne grandi quantità per un’attività come questo sci? Per le recenti olimpiadi invernali, gli stessi organizzatori previdero un consumo di 948mila mc di acqua per fabbricare la neve. “Che divisi per i 27 giorni di gare significa 35 milioni di litri al giorno. Più del fabbisogno giornaliero di città come Trento, Sassari, Cagliari o Ferrara (se si considera il consumo medio pro capite pari a 237)“.

Terzo e ultimo (?) aspetto, quello visivo. È letteralmente surreale in un clima africano vedere i preparativi per la nuova stagione invernale. Osservi quelle piste aride e gialle per il calore estremo e la siccità persistente e nel contempo vedi quelle giraffe a lato delle piste pronte a sparare e ti rendi conto che c’è qualcosa di malato in tutto questo. Da capire se malati lo siamo diventati o se lo siamo sempre stati…


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