il mio prossimo sogno è Pinocchio- Cineblog
A Londra, durante la presentazione europea di Iron Man 3, Robert Downey Jr. ha annunciato il progetto di un nuovo Pinocchio con attori in carne e ossa da girare in Italia, mentre il film Marvel arrivava nelle sale italiane giovedì 24 aprile e negli Stati Uniti il giorno successivo, in un momento decisivo per la
17 Agosto 2026 20:05
A Londra, durante la presentazione europea di Iron Man 3, Robert Downey Jr. ha annunciato il progetto di un nuovo Pinocchio con attori in carne e ossa da girare in Italia, mentre il film Marvel arrivava nelle sale italiane giovedì 24 aprile e negli Stati Uniti il giorno successivo, in un momento decisivo per la saga di Tony Stark dopo il successo di The Avengers.
Robert Downey Jr. tra Iron Man 3 e il sogno italiano di Pinocchio
Il cuore metallico di Iron Man guarda al legno di Pinocchio. A Londra, davanti alla stampa internazionale, Robert Downey Jr. si è presentato con lenti sfumate, giubbino di camoscio e capelli corti tirati su dal gel: 48 anni appena compiuti, un’aria più giovane di quanto ci si aspetterebbe da chi ha attraversato anni complicati, tra cadute pubbliche, dipendenze e ripartenze.
L’attore ha parlato del nuovo capitolo Marvel, certo, ma il passaggio più personale è arrivato quando ha raccontato il progetto nato con la moglie. “Abbiamo aperto una nostra casa di produzione per allevare creature cinematografiche”, ha spiegato Downey Jr., aggiungendo che, con il sostegno di Warner Bros., l’obiettivo è realizzare una versione live action di Pinocchio. E non una qualunque: “Ho intenzione di girarla quanto più possibile nel vostro Paese”, ha detto, riferendosi all’Italia.
Per sé, l’attore ha scelto il ruolo di Geppetto. Dietro la macchina da presa, nelle sue intenzioni, ci sarebbe Ben Stiller, amico e collega dai tempi di Tropic Thunder. Una scelta non casuale, ha confidato: la loro intesa nasce da un set dove comicità, parodia e mestiere si erano già mescolati in modo naturale. Qui, però, il tono sarebbe diverso. Più familiare, più fiabesco. Ma non infantile.
Pinocchio secondo Downey: Collodi, Benigni e il racconto di formazione
Per Robert Downey Jr., Pinocchio non è soltanto una favola conosciuta in tutto il mondo. “È uno straordinario racconto di formazione”, ha detto l’attore, spiegando che la sfida sarà rispettare l’intento originale di Carlo Collodi e, allo stesso tempo, renderlo accessibile a un pubblico internazionale. Non una semplificazione, piuttosto un modo per amplificare gli elementi fantasy già presenti nella storia.
Downey ha insistito su un punto: la forza del burattino sta nella sua capacità di cambiare pelle. “A pensarci bene, quella di Collodi è anche una grande storia fantastica, con una sua mitologia complessa”, ha osservato. La Fata, il Gatto e la Volpe, il Paese dei Balocchi, il ventre del pesce: materiali che, nel cinema contemporaneo, possono diventare universo narrativo senza perdere la radice italiana.
Il confronto con la versione di Roberto Benigni era inevitabile. Downey non lo ha evitato, anzi. Ha definito quel film “una meraviglia”, riconoscendo a Benigni trovate e invenzioni coerenti con il suo stile. Poi ha aggiunto una considerazione più ampia: ciò che rende eterno Pinocchio è proprio la possibilità di essere raccontato in modi diversi, persino lontani tra loro. Una frase diplomatica, sì, ma anche una dichiarazione d’intenti.
Tony Stark dopo The Avengers: meno corazza, più ferite
La stessa idea di non ripetersi, Downey Jr. l’ha portata dentro Iron Man 3. Dopo The Avengers, ha ammesso, “le carte in tavola sono cambiate”. Sul piano dell’azione collettiva, il film corale Marvel aveva alzato l’asticella; per questo, nel terzo capitolo dedicato a Tony Stark, il lavoro si è concentrato sul viaggio interiore del personaggio.
L’attore ha raccontato che la squadra ha lavorato per due anni per rendere credibile la trasformazione di Stark. Il film si apre nel 1999, con un Tony diverso: celebrità brillante, narcisista, convinta di bastare a se stessa. Poi arrivano gli anni, i traumi, la paura. E solo allora la corazza diventa meno un’arma e più un rifugio, quasi una gabbia.
“A volte vedo film e mi chiedo: ma cosa pensa il personaggio quando dice queste cose?”, ha ammesso Downey, con una smorfia a metà tra ironia e fastidio. È una battuta, ma anche una chiave di lettura. In Iron Man 3, diretto da Shane Black dopo i primi due capitoli firmati da Jon Favreau, Tony Stark non deve soltanto affrontare nemici esterni: deve fare i conti con sé stesso, con l’ansia, con il bisogno degli altri.
Gwyneth Paltrow in azione e Ben Kingsley nel ruolo del Mandarino
Nel film, Tony Stark si trova davanti alla minaccia dell’ingegneria genetica, al terrorismo mediatico e ai fantasmi del passato. C’è una scienziata interpretata da Rebecca Hall, legata a una notte dimenticata troppo in fretta. C’è Guy Pearce, nei panni di uno studioso deluso da Stark. E ci sono gli alleati: Don Cheadle, ancora nel ruolo di Rhodey, Jon Favreau come guardia del corpo Happy Hogan, e un ragazzino di provincia che instaura con Tony un rapporto quasi filiale.
Accanto a lui resta Pepper Potts, interpretata da Gwyneth Paltrow, che in questo capitolo non si limita a osservare. “Evviva il girl power”, ha sorriso l’attrice, parlando di un ruolo più fisico, più esposto all’azione. Paltrow ha ricordato di essere arrivata alla saga quasi per caso: “Facevo una vita tutta figli e famiglia, mai avrei pensato di trovarmi a combattere in un cinefumetto”. Negli ultimi anni, ha ammesso, Iron Man è stata la sua principale attività professionale.
Il volto più inatteso resta però quello di Ben Kingsley, chiamato a interpretare il Mandarino, figura costruita come minaccia globale e mediatica. Un personaggio che il cast ha presentato con cautela, senza entrare troppo nei dettagli, proprio per non rovinare la sorpresa agli spettatori. Attorno al futuro della saga, invece, Downey e gli altri hanno preferito non sbilanciarsi. Terzo capitolo, forse ultimo. O forse no. Con Tony Stark, del resto, la porta resta sempre socchiusa.
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