Cinema e psiche, il valore terapeutico de ‘A cavallo della tigre’ – isNews
Il film induce a riflettere sulle scelte esistenziali, nello specifico la sfida con se stessi nel riuscire a cambiare stile di vita
di R. Francesca Capozza*
A CAVALLO DELLA TIGRE
(2002)
Di Carlo Mazzacurati
Con : F.Bentivoglio, P.Cortellesi
Remake del film di Comencini del 1961, assistiamo alla storia di un quarantenne squattrinato che, per risolvere la sua situazione finanziaria, decide di fare una rapina e coinvolge anche la sua compagna Antonella, ballerina televisiva. Il colpo gli va male, lui viene arrestato e lei riesce a fuggire. Quando sta per uscire dal carcere dopo aver scontato la pena, viene coinvolto da 2 ergastolani che lo minacciano di morte se non li aiuta a devadere. Per sfuggire ad un altro guaio segue i 2 che fuggono di prigione, ma con l’unico scopo di ritrovare Antonella intanto scomparsa con l’intero bottino.

Il film induce a riflettere sulle scelte esistenziali, nello specifico la sfida con se stessi nel riuscire a cambiare stile di vita. Di fronte ad un bivio abbiamo la possibilità di scegliere: da una parte, l’incapacità di non soccombere e farsi manipolare nelle relazioni con gli altri versus il coraggio e l’autodeterminazione di mettere confini protettivi nelle interazioni, dall’altra parte, dover scegliere se continuare ad inseguire una sia pur futile vita all’insegna del rischio o ricercare una diversa realtà caratterizzata da reali scopi di concreta realizzazione personale. Metafora del concetto di libertà che, dalla fisicità delle sbarre passa all’infinito della mente umana, dall’inedia all’azione, dalla passività e vittimismo alla responsabilizzazione e costruzione personale, confermando come proprio il modo di intendere tale dimensioneresti il prerequisito per delineare il significato da conferire alla agognata “Felicità”.
*Psicologa-Psicoterapeuta specialista in Psicologia della Salute
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