Marche

Riccio in pensione dopo 39 anni. Quel braccio salvato a un bimbo di 10 mesi: «Torrette, la mia vita»

Professor Michele Riccio, direttore della Sod Chirurgia Ricostruttiva e della Mano e del dipartimento di Chirurgia generale e specialistica a Torrette: a fine agosto lascerà la direzione, che effetto le fa dopo tanti anni?

«Sono qui dal 1987: a Torrette ho trascorso tutta la mia vita professionale. Mi sono formato all’estero e ho portato ad Ancona la chirurgia della mano. Dalla Chirurgia plastica abbiamo costruito una Sod che oggi si occupa anche di microchirurgia degli arti, ricostruzione mammaria e chirurgia rigenerativa. Il dipartimento conta 6 chirurgie, Torrette da 4 anni è tra i migliori ospedali d’Italia. È stata una lunga evoluzione, sento di averne contribuito. Armando Gozzini? Un motivatore, un timoniere, oltre che un direttore generale».

Un’operazione che si porta dentro?

«Quella su un bambino di dieci mesi. La madre tentò il suicidio alla stazione di Senigallia e morì; lui rischiava di perdere il braccio destro. Lo rivascolarizzammo e trasferimmo un lembo dal dorso: i vasi erano piccolissimi, ma riuscimmo a salvarlo e a riconsegnarlo al padre. Ricordo anche la ricostruzione mammaria su una donna di 32 anni: da quel caso nacque un percorso che oggi porta a Torrette pazienti da tutto il mondo. A breve opererò una donna che arriva da Houstonn».

È riuscito sempre a ottenere il risultato sperato?

«Ricordo un ragazzo coinvolto in un incidente stradale: lo operammo sei volte, ma non riuscimmo a recuperare la gamba. Putroppo, non facciamo miracoli».

Lascia un reparto considerato un’eccellenza anche fuori dalle Marche. Qual è oggi il vero patrimonio della struttura?

«Le tecniche, l’organizzazione e la squadra. L’ultima innovazione è Lipobank: con una sola liposuzione preleviamo il tessuto adiposo, lo crioconserviamo e lo riutilizziamo per ricostruire la mammella senza protesi. Gli interventi successivi si possono eseguire in anestesia locale. Pochi centri italiani la utilizzano: Torrette, Roma e Modena. Lo dobbiamo al direttor Gozzini e a Cinzia Cocco che come donna non potrebbe mai privare le nostre pazienti di una tecnologia che ne preserva la salute. Il patrimonio più importante resta la volontà di formarsi continuamente».

Ha già indicato le caratteristiche che dovrebbe avere il suo successore?

«Deve essere un buon chirurgo, avere capacità organizzative e inclusive con i suoi collaboratori e poi deve saper fare ricerca e pubblicare su riviste scientifiche. Negli ultimi anni, con i nostri progetti, abbiamo portato 2 milioni per la ricerca. Non dovrà adagiarsi sugli allori».

Nella sua équipe ci sono possibili primari?

«Si almeno due, ma non rivelerò i nomi»

Lei che farà?

«Dal 1 settembre avrò un ruolo di consulenza e affiaciamento nella Clinica, farò formazione e ricerca».

La sanità pubblica dispone ancora delle risorse necessarie per sostenere una chirurgia così specialistica ?

«A Torrette abbiamo medici e infermieri di altissimo livello, ma siamo sotto organico. I carichi sono pesanti e gli stipendi molto inferiori a quelli europei, nonostante una formazione costosissima: al posto dei giovani partirei anch’io. Ma Torrette è l’hub regionale: se implode, implode tutta la sanità marchigiana. Bene il modello hub and spoke, ora dobbiamo trattenere i nostri professionisti. Chi arriva dall’estero non sempre ha la stessa formazione».




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