15 anni a passo di bradipo e costi schizzati alle stelle. Ora costerà 188 milioni (+136%)

ANCONA Un costo schizzato alle stelle, ricorsi e contenziosi, nove perizie di variante, quattro amministrazioni regionali che ci hanno messo le mani. E in questi 15 anni di storia anche due bacchettate: una dell’Anac e l’altra della Corte dei Conti. Più che la storia del cantiere di un grande ospedale sembra un percorso a ostacoli quello del nuovo Inrca che sta realizzando la Regione.
L’avvio
Già l’avvio non lasciava sperare niente di buono. Il progetto esecutivo viene approvato il 10 novembre 2011. Il costo: 79,5 milioni (annottate bene la cifra): 39 dallo Stato e 40,5 dalla Regione. La prima consegna dei lavori un anno dopo, il 12 dicembre 2012. Partenza e subito stop, la seconda classificata fa ricorso al Consiglio di Stato e vince. Tutto da rifare, nuovo appalto aggiudicato nel 2014. La volta buona? Neanche per sogno, la ditta che se l’è aggiudicato viene posta in liquidazione coatta amministrativa e la Regione risolve il contratto. Nuova gara, nuova vincitrice, altra aggiudicazione.
E visto l’andazzo, c’è pure un altro ricorso al Consiglio di Stato vinto dalla seconda classificata. Lavori (per cosi dire) sospesi, nuova aggiudicazione e la Regione per accelerare il tutto sborsa anche 2,3 milioni alla ditta obbligata a lasciare il cantiere. Siamo già nel 2017, il 20 ottobre arriva finalmente la consegna dei lavori definitiva. Stavolta è quella buona, nel frattempo sono già passati sei anni dall’approvazione del progetto senza che sia stato alzato neanche un muretto. Da qui in poi si entra in un ginepraio di perizie di variante, in soldoni modifiche al progetto originario in parte perché quello vecchio ormai era di fatto un libro di storia, un po’ perché nel 2020 sono cambiate le norme statali sulle sicurezza delle strutture ospedaliere e un po’ perché alcune cose nella prima fase non erano state fatte a regola d’arte.
Morale della favola ad oggi sono state approvate 9 perizie di variante: che hanno fatto lievitare costi e tempi. Il conto complessivo attuale parla di 188 milioni, un +136% rispetto alla previsione iniziale. Con la Regione che nel frattempo si è dovuta dissanguare tirandone fuori quasi altri 109 milioni. E così la fine dei lavori è stata spostata in avanti ogni volta. L’ultima previsione andata a farsi benedire era stata fatta a luglio del 2025 durante l’inaugurazione della facciata, quando la Regione (presenti il governatore Acquaroli, l’assessore Baldelli e il dirigente Goffi) aveva annunciato che nei primi mesi del 2026 sarebbe terminato. Peccato che a settembre 2026 è stata approvata la nova perizia di variante.
Risultato? Ulteriori 545 giorni di lavori e la fine aggiornata al 16 ottobre 2027, 3648 giorni dopo la consegna dei lavori. Quindici anni dopo l’approvazione del progetto esecutivo. Tanto che a ottobre 2025 l’Anac accende un faro sul cantiere e parla di «un uso improprio delle perizie di variante», di una «carente conduzione da parte della stazione appaltante (cioè la Regione, ndr)» dell’appalto e di un «andamento anomalo dell’opera». Che ha portato un extra costo superiore «al fisiologico incremento normalmente registrato negli appalti pubblici di grandi dimensioni».
Come se non bastasse anche la Corte dei Conti nell’ultima parifica del bilancio regionale 2025 in riferimento ai ritardi ha parlato di ripercussioni negative «per le risorse pubbliche» e la «collettività». Ora dovremmo essere arrivati all’assetto finale: posti aumentati da 255 a 318 e 61mila metri quadri totali. È in corso la realizzazione della parte impiantistica e delle finiture. Inoltre si sta completando la viabilità annessa, altri 15 milioni di lavori. Il 16 ottobre 2027 sarà il giorno giusto?




