Abruzzo

a 79 anni se ne va la figura simbolo del calcio nerazzurro


Lutto nel calcio abruzzese: a 79 anni ci lascia Luciano, per tutti Lucio, Romanelli, figura simbolo, icona indiscutibile e vero e proprio pilastro della storia dell’Angolana Calcio. La notizia della sua scomparsa ha profondamente colpito l’intera comunità angolana e tutto il mondo calcistico regionale, che piangono non solo un grande talento sportivo, ma quello che è stato ed è considerato da tutti “l’angolano più rappresentativo” nella storia del club nerazzurro. 

Nato nel 1947, Lucio Romanelli è stato molto più di una semplice bandiera per la città e per la squadra di Città Sant’Angelo. La sua è stata una vita interamente dedicata ai colori nerazzurri: dall’esordio giovanissimo nel 1962 fino al ritiro nel 1977 a 30 anni, ha indossato la maglia dell’Angolana realizzando centinaia di reti e legando indissolubilmente il suo nome alla storia del club. La sua fu una carriera brillante e precocissima. A soli 25 anni vantava già l’incredibile traguardo di 300 presenze con l’Angolana, interrotte brevemente dal militare prestato a Sulmona, periodo in cui fu dato in prestito alla squadra peligna che aiutò in modo determinante a ritornare in Serie D.

 “Dotato di buona tecnica, ha un ottimo dribbling, uno scatto ottimo e molto fiato, ma la sua dote migliore è l’agonismo che gli fa ‘sentire’ la partita e lo sorregge per tutti i novanta minuti dell’incontro, che egli disputa con caparbietà e tenacia buttandosi su ogni pallone, contrastando l’avversario, combattendo senza paura e con uno spirito veramente encomiabile”, così descrivevano il giovane Romanelli i giornali dell’epoca. 

Dalle giocate memorabili alla promozione in serie D 

Ala classica dal tocco magico, nei campionati di Promozione ha messo a segno tantissime reti di splendida fattura. Tra i momenti indelebili della sua carriera si ricordano i due gol fondamentali realizzati nello spareggio contro il Francavilla Calcio nella stagione 1967-68, che valsero un’agognata e drammatica salvezza. 

L’anno successivo (1968-69) fu ancora una volta decisivo negli spareggi contro il Teramo. In quell’occasione, a seguito dell’espulsione del compagno Barra, mister Enrico Di Santo gli affidò l’arduo compito di marcare a uomo il pericoloso attaccante avversario Antonio Valbruni. Nella gara di ritorno, Romanelli conquistò e batté con precisione millimetrica il calcio d’angolo per l’incornata vincente del bomber Di Carlo I°, gol che decretò la vittoria e la storica promozione in Serie D (allora denominata Quarta Serie). Nel primo anno di Serie D (1969-70), pur realizzando una sola rete, mise il sigillo in un momento cruciale a pochi minuti dal termine della gara contro il Tricase, decisiva per evitare la retrocessione. 

 

Il compagno di squadra Giancarlo Versolato (ex Torino, Parma, Avellino) ha sempre ricordato come gran parte dei suoi gol di testa e delle sue fortune realizzative fossero merito degli assist magici forniti da Lucio Romanelli. 

Campione dentro e fuori dal campo: l’amore incondizionato per la sua gente 

Nella stagione 1971-72, dopo il rientro dal prestito di Sulmona, Romanelli fu tra i pochissimi senatori (insieme a Bruno Del Boccio, Enrico Graziani e ai giovani) a rimanere a Città Sant’Angelo, quando il presidente Leonardo Petruzzi decise di trasferire quasi l’intero organico a Lanciano. 

In quella stagione regala un’altra perla segnando direttamente da calcio d’angolo contro il Manfredonia alla seconda giornata. In diverse occasioni si adattò a giocare da centrocampista, cedendo la maglia numero 11 all’emergente Gravante. Famose le sue prestazioni tattiche, come nel derby all’Adriatico contro il Pescara, dove da centrocampista marcò a uomo il regista biancazzurro Mazzeo, inaridendo la fonte di gioco avversaria. 

Nel 1977, a 30 anni, dopo la retrocessione in Promozione, decise di ritirarsi per mancanza di stimoli, lasciando un’eredità calcistica insuperabile. Anche dopo l’addio al calcio giocato, Lucio è rimasto una presenza costante e affettuosa sugli spalti dello stadio “Leonardo Petruzzi”, organizzando reunion con i suoi storici compagni di squadra (Tonoli, Menegon, Pin, Pierleoni, Barra, Giordano, Graziani) e dispensando consigli tecnici ai tantissimi ammiratori di ieri e di oggi. La sua scomparsa lascia un vuoto incolmabile, ma il suo ricordo resterà impresso per sempre nel cuore di tutti i tifosi angolani. 

La camera ardente e i funerali

La camera ardente di Romanelli è stata allestita presso la casa funeraria Dimora del silenzio i Montesilvano, in via Massimo D’Antona ed è aperta al pubblico dalle 8.30 alle 19.30. I funerali saranno celebrati lunedì 3 agosto alle 16 nella Sala del ommiato della Funeral Home Dimora del silenzio.


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