Scienza e tecnologia

5 titoli che mi hanno salvato nei momenti difficil

Le nostre passioni non sono soltanto un passatempo qualunque: molto spesso sono una vera e propria evasione momentanea dalla realtà, quel bisogno di staccare la spina e di non pensare a nulla anche solo per cinque minuti, attimi in cui non esistono problemi ed i pensieri vengono messi in disparte per lasciare spazio allo svago, al divertimento ed alla spensieratezza. I videogiochi in tal senso sono una perfetta valvola di sfogo: esisti soltanto tu e l’avventura che stai per vivere, un momento utile anche solo per scaricare la tensione e per prepararsi ad affrontare con più grinta le sfide della quotidianità.

Parlando della mia esperienza personale, ci sono stati molteplici momenti nel corso degli anni in cui i videogiochi mi hanno sostenuto quando tutto il resto sembrava andare a rotoli, una consolazione in attimi di sconforto che mi ha aiutato a risollevarmi e riprendermi, e forse senza di loro avrei faticato maggiormente a trovare la forza necessaria per affrontare le sfide della mia esistenza. Vi parlo dunque di 5 giochi che mi hanno davvero aiutato in altrettanti momenti difficili della mia vita:

Tekken 4

Di Tekken 4 ho sempre pensato che non fosse esattamente il migliore della storica serie Namco. Sicuramente coraggioso nel provare ad innovare una formula ormai ben collaudata, ma le novità introdotte non furono implementate nel migliore dei modi ed il roster piuttosto limitato non ha certo aiutato. Ai tempi le critiche contro il gioco furono piuttosto feroci e dunque non mi sorprende che Tekken 4 abbia fatto ammalare il suo creatore Katsuhiro Harada.

Tuttavia fu il gioco perfetto nella mia delicata fase preadolescenziale. Ai tempi della sua uscita in Europa era il settembre del 2002, avevo 11 anni ed avevo appena iniziato la scuola media. Ed il passaggio alla prima media in un istituto completamente diverso da quello delle elementari e dunque con nuovi professori e compagni di classe mai visti prima, fu per me un vero e proprio trauma: mi trovavo malissimo con la classe, non mi piaceva l’ambiente e non mi trovavo a mio agio con molti dei docenti. Tornavo a casa e mi sentivo letteralmente svuotato, insoddisfatto ed infelice.

Ma tornare a casa significava anche giocare senza sosta a Tekken 4. Ai tempi ero già un fanatico del celebre Picchiaduro avendo già consumato a fondo la trilogia per PS1 (soprattutto il leggendario Tekken 3) e Tekken Tag Tournament su PS2, in quel momento era la mia serie preferita ed avevo atteso con grandissima impazienza l’uscita del quarto episodio per tutta l’estate di quell’anno. Giocavo quindi per ore ed ore a Tekken 4 ed in quei momenti tutto lo stress legato alla scuola spariva come se non fosse mai esistito. Per questo, nonostante poi all’atto pratico non lo metta tra i miei capitoli preferiti del brand, a Tekken 4 sono estremamente affezionato: mi ha aiutato a superare l’iniziale smarrimento provato nel nuovo contesto scolastico, smorzando buona parte della tensione accumulata.

Mass Effect 2

Ancora una storia di vicende scolastiche, non nascondo affatto che tutto il periodo tra medie e liceo ha avuto le sue diverse difficoltà visto che non mi sono mai trovato a mio agio in simili contesti: cominciavo a vivere una volta uscito da quelle quattro mura, creando i ricordi più belli della mia adolescenza al di fuori delle istituzioni. Ma l’ultimo anno di liceo, tra il 2009 e il 2010, fu il più pesante per numerosi motivi: oltre ovviamente ai pensieri per l’esame di maturità, alla mia classe cambiò quasi interamente il corpo docenti e in un certo senso io ed i miei compagni di classe ci ritrovammo a partire sostanzialmente da zero proprio quell’ultima annata.

A tutto questo si aggiunsero problemi extrascolastici di varia natura che rendevano un calvario anche le giornate al di fuori del contesto scolastico. Insomma, era una fase piuttosto nera in generale e ricordo di essere arrivato alla fine del 2009 con grande fatica e ben poche soddisfazioni.

In quella fase così difficile, però, arrivò un gioco che si rivelò un autentico salvatore: Mass Effect 2, divenuto realtà nel gennaio del 2010. Ai tempi non ero ancora un vero fan della serie BioWare, possedevo il primo episodio ma ancora non l’avevo mai giocato a fondo. Tuttavia, i trailer ed i video gameplay del secondo capitolo mi avevano letteralmente fomentato e in quel momento mi sembravano la cosa più spettacolare al mondo. In attesa di Mass Effect 2 iniziai quindi a giocare seriamente il predecessore finendo con l’amarlo, e quando arrivò il seguito rimasi a bocca aperta: pur con un’impronta più votata verso l’azione, il kolossal di BioWare mi conquistò fino al punto da diventare un’ossessione, rigiocandolo molteplici volte anche solo per scoprire le differenze più piccole tra ogni scelta alternativa. Mass Effect 2 si rivelò un amico virtuale preziosissimo, aiutandomi a riprendermi ed affrontare con più grinta le sfide scolastiche finali.

Devil May Cry 5

Nella primavera del 2019, durante il primo anno di un importante master in giornalismo, mi ritrovo a fare uno stage di tre mesi nel settore politico di una grossa agenzia di stampa, con sede nientemeno che all’interno della Camera dei Deputati a Montecitorio. Un’occasione d’oro, di quelle che solo in pochi possono avere la fortuna di vivere.

E invece la verità è che in quel momento non ero ancora pronto per vivere un’esperienza professionale di simile portata: non avevo la giusta mentalità, complice molto probabilmente esperienze lavorative ancora piuttosto limitate, non mi sono trovato a mio agio con i ritmi lavorativi richiesti e di conseguenze quel pur breve periodo è stato per me molto più impegnativo del previsto portandomi l’umore a terra. Il tempo libero era poco, vedevo con più fatica i miei amici a causa degli impegni e mi sono sentito piuttosto demoralizzato.

Fortuna volle che proprio in quel periodo fosse uscito da poco Devil May Cry 5, il nuovissimo episodio di una delle mie serie del cuore e che ho sognato e atteso con grandissima impazienza per anni. Sebbene spesso tornavo a casa da lavoro stanco e con solo la voglia di buttarmi sdraiato a letto e non fare nulla, il gioiello Capcom è stato una perfetta valvola di sfogo e molto prezioso per scaricare tutta la tensione accumulata in quelle giornate.

Scatenare il caos su schermo attraverso le spettacolari combo di Dante, Nero e V, facendo strage di demoni nel frattempo che le musiche rock di sottofondo ti fanno ribollire ancora di più il sangue, è stato il toccasana che serviva per alleggerirsi di tutto il carico di stress accumulato in quel periodo. Non solo uno dei miei giochi preferiti della generazione PS4/Xbox One, ma senza di lui probabilmente quei tre mesi sarebbero stati mentalmente ancora più impegnativi da portare avanti.

Burnout (serie)

Marzo 2020, lockdown per contrastare la pandemia di Covid-19 che ha fermato il mondo intero. In verità quei mesi primaverili non furono per me troppo pesanti: ero ancora impegnato con il master in giornalismo ora svolto totalmente in remoto, stavo con la mia famiglia e dunque le giornate seppur chiuso in casa scorrevano abbastanza velocemente.

Ciò però non toglie affatto che, come per tutti, è stato un periodo molto difficile ed impegnativo a livello mentale: l’incertezza sul futuro e su come si sarebbe evoluta la pandemia, stare chiusi in casa senza poter vedere amici e senza potersi godere una quotidianità normale, le grandi preoccupazioni per i propri cari. Insomma, stress e pensieri invadenti erano ormai diventati la normalità.

Ancora una volta ci hanno pensato i videogiochi a rendere più leggero un periodo così particolare: una volta finiti gli impegni giornalieri con il master, infatti, mi dedicavo interamente al mio hobby preferito e in particolare in quei mesi mi dedicai moltissimo al retrogaming. Ma se dovessi citare un nome specifico che mi ha accompagnato durante il lockdown, farei prima a citare una serie intera: Burnout. Possedevo già tutti i capitoli dell’iconico Racing Arcade ma ancora non li avevo mai approfonditi in modo adeguato, mi sono quindi messo sopra l’intero brand partendo dal capostipite e andando poi fino in fondo.

Ore ed ore passate a sfrecciare a tutta birra lungo tracciati sempre più intensi scatenando caos e distruzione attraverso un dei giochi di corse più spettacolari mai concepiti. In particolare sono rimasto a bocca aperta davanti Burnout 3 Takedown, il leggendario terzo episodio che si può considerare non solo il migliore del franchise ma anche uno dei Racing migliori mai creati. E così il lockdown finì in un attimo, senza che me ne accorgessi. Burnout mi manca tantissimo e vorrei tanto un nuovo gioco di grande portata, ma Electronic Arts non vuole saperne…

Silent Hill 2

Il periodo a cavallo tra la fine del 2021 e l’inizio del 2022 è stato per me molto impegnativo a causa della fine di una relazione. Ci siamo passati un po’ tutti insomma: cambiano le abitudini, ti devi riadattare a una nuova realtà e spesso nostalgia e rimorsi prendono il sopravvento.

Non è mai facile per nessuno attraversare una fase simile, che si tratti di riprendersi già dopo poco tempo o che bisogna attendere mesi se non addirittura anni per metabolizzare completamente. Anche in questa circostanza, però, i videogiochi sono sempre lì e sono un grande aiuto per distrarsi e svuotare la mente da ogni pensiero.

E in particolare, ad aiutarmi ad accettare più facilmente la fine di un capitolo e l’inizio di un nuovo della mia vita ci ha pensato Silent Hill 2. Conoscevo già molto bene il capolavoro Konami avendolo rigiocato più volte nel corso degli anni, ma rifarlo in quel momento è stato in un certo senso catartico. Rivivere il viaggio di James Sunderland tra gli orrori di Silent Hill alla ricerca di sua moglie Mary, arrivando poi al cruciale colpo di scena dentro quell’hotel, mi ha permesso di accettare ed interiorizzare quanto mi è accaduto e andare avanti serenamente con le mie giornate.

Era proprio il gioco di cui avevo bisogno in quel momento, vissuto già molteplici volte ed osannato come uno dei migliori Survival Horror che abbia mai avuto la fortuna di vivere. Ma in quel momento specifico, ho capito ancora di più, ancora meglio, perché l’originale Silent Hill 2 di Konami viene considerato uno dei videogiochi più importanti che la mente umana abbia mai concepito.


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