Crepet: “Siamo diventati tutti deficienti inseguendo il successo veloce e le scorciatoie dei social”, e i giovani seguono l’esempio

Nessuna sorpresa, solo l’amara conferma di un declino previsto da tempo. Paolo Crepet liquida così l’ultimo caso di cronaca – quello del finto attentato messo in scena da un giovane per ottenere visibilità – definendolo al Corriere della Sera come lo specchio fedele di un’epoca malata di mitomania digitale.
Per lo psichiatra e sociologo, come rivelato nell’intervista, non siamo davanti a un episodio isolato: viviamo un cambiamento antropologico profondo, dove la tecnologia e l’intelligenza artificiale contribuiscono a disumanizzare i rapporti, alimentando un isolamento che spegne l’anima.
La corsa alla fama senza studio né talento
Il fulcro della questione è la ricerca di scorciatoie. In un mondo dominato dai reality show, la fatica della gavetta sembra un reperto del passato e l’unico faro che guida le nuove generazioni è il successo rapido, anche se vuoto: “Tutti cercano strade facili. Nell’era dei reality show, a cosa serve il talento, la competenza, lo studio? Scorciatoie, successo e fama veloci sono l’unico faro, ma a che prezzo: siamo diventati tutti deficienti”.
I social media non hanno fatto altro che istituzionalizzare questo meccanismo: sono nati per rendere tutti famosi in un istante, eliminando la necessità di avere un valore reale da offrire. Il risultato è un deterioramento delle capacità cognitive e relazionali che lo psichiatra denunciava già dodici anni fa.
Adulti “irresponsabili” e modelli sbagliati
Inutile, secondo Crepet, puntare il dito solo contro i ragazzi. I più giovani non inventano nulla; si limitano a replicare, con i mezzi che hanno, i comportamenti dei più grandi. Viviamo in una società dove gli adulti sono i primi a rincorrere la visibilità a ogni costo, trasformando ogni gesto quotidiano (anche bere un cappuccino) in uno spettacolo da dare in pasto alla rete: “Ragazze e ragazzi, – ha sottolineato Crepet – seguono l’esempio degli adulti. E in una società di uomini e donne che cercano visibilità in qualsiasi modo, anche i più giovani fanno altrettanto”.
Il giudizio sui genitori e gli educatori di oggi è durissimo e si condensa in un’unica parola: irresponsabili. È questo vuoto educativo a lasciare i giovani prigionieri dei dispositivi digitali, incapaci di vivere i sentimenti e privi di empatia.
L’intelligenza artificiale e la fine della capacità critica
L’ultima frontiera di questo imbarbarimento è rappresentata dall’intelligenza artificiale. Sebbene possa essere utile in contesti specifici, il suo impatto sulla mente umana preoccupa profondamente Crepet: l’AI toglie la capacità critica e permette di costruire personaggi e successi virali basati sul nulla o sulle fake news.
Oggi basta un attimo per inventarsi un record o una storia sensazionale senza alcuno sforzo. Lo psichiatra rivendica invece il desiderio di un mondo diverso, fatto di capacità di ascolto, tenerezza e voglia di studiare. “Senza un poeta, – si è domandato Crepet – sarà un mondo migliore?”. La risposta sembra risiedere nel recupero di quella dimensione umana che la tecnologia sta progressivamente oscurando.
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