Consumi, prosegue la frenata: a giugno calo del 2,6% a valore

In Italia prosegue senza sosta la frenata dei consumi, con il mese di giugno 2026 che chiude con una flessione del -2,6% a valore rispetto allo stesso mese del 2025, confermando un progressivo indebolimento della domanda. Nonostante il dato cumulativo del primo semestre (gennaio-giugno 2026 vs gennaio-giugno 2025), con il totale mercato che si mantiene in equilibrio, attestandosi a 0,0%, il peggioramento degli ultimi mesi è un dato reale. A rilevarlo l’Osservatorio permanente sui consumi Confimprese-Jakala che motiva l’andamento con il permanere di un clima di incertezza e una maggiore cautela delle famiglie nelle scelte di spesa, soprattutto per gli acquisti discrezionali.
“Il rallentamento dei consumi – commenta Mario Resca, presidente Confimprese – non è più un episodio isolato ma una tendenza che si sta consolidando. Le famiglie spendono con maggiore cautela e questo si riflette in modo evidente sul commercio. Il fatto che il primo semestre chiuda in pareggio è un dato positivo, ma non può nascondere il peggioramento registrato negli ultimi mesi. Se la fiducia delle famiglie continuerà a indebolirsi, il rischio è che la seconda parte dell’anno risulti più complessa per il commercio”.
Sul fronte dei comparti merceologici, abbigliamento-accessori registra la frenata più marcata a -4,7%: quando i consumatori rinviano gli acquisti, significa che prevale l’incertezza e che la propensione alla spesa resta debole. Male anche la ristorazione a -4,2%, con gli italiani che continuano a concedersi momenti fuori casa, ma prestano maggiore attenzione alla spesa, riducendo lo scontrino medio o scegliendo formule più economiche. Altro retail (che va da cura della persona a elettronica, telefonia, casa-arredo, prodotti per animali, entertainment) è in recupero e chiude il mese a +2%. Un dato che dimostra che la domanda non è scomparsa, ma si è spostata verso acquisti ritenuti prioritari. In particolare, alcuni comparti di altro retail sono meno sensibili al rinvio dell’acquisto (per esempio salute, cura della persona, ottica, prodotti per la casa), e questo sostiene il dato complessivo.
Anche nei canali di vendita si registrano flessioni: i centri commerciali scivolano a -2,9%, la prossimità a -4,4%. Le high street sono le uniche in crescita a +2,1%. Fronte regioni, le uniche in positivo sono Sicilia e Marche (+0,9%), la peggiore il Molise a -6,9%. Nelle città di provincia si distingue Pesaro-Urbino a +1,2%, Bolzano in profondo rosso a -9,2% e Crotone a -9,7%.
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