al Mittelfest il nuovo circo dei Symbiosis

Il circo contemporaneo non cerca necessariamente la meraviglia attraverso la spettacolarità. A volte la tecnica diventa piuttosto uno strumento per raccontare, per creare immagini e per accompagnare il pubblico dentro una dimensione nuova. È un modo diverso di intendere il circo, dove il gesto e il movimento si incontrano con i materiali e con lo spazio, dando vita a un’esperienza capace di sorprendere dall’inizio alla fine. È questa la filosofia alla base dello spettacolo presentato al Mittelfest dai Symbiosis, duo circense che stupirà gli spettatori del festival in ben due show, entrambi stasera: il primo alle 18, il secondo alle 22, al Chapiteau al Belvedere. Si tratta di un’esperienza che unisce acrobazia, movimento e materiali all’interno di una particolare architettura: una grande cupola geodetica che diventa parte integrante della performance. Abbiamo intervistato uno dei due artisti della compagnia, Luuk Brantjes, che insieme al collega Kolja Huneck, tedesco, ha raccontato il proprio percorso nel mondo del circo contemporaneo, la nascita dello spettacolo e il rapporto con il pubblico.
Che cosa significa, per voi, fare circo contemporaneo? In cosa si differenzia dal circo tradizionale?
“Noi lo definiamo circo contemporaneo, quindi non è come il circo tradizionale. Per noi, la tecnica circense non è l’elemento principale. Non si tratta tanto della spettacolarità in sé, quanto dell’utilizzare il circo come un linguaggio per raccontare una storia, insieme ad altri elementi contemporanei. È meno una questione di “più in alto, più forte, più lontano”, o di fare qualcosa di estremamente spettacolare, e più una questione di contenuto. Il contenuto è più importante della tecnica.”
Come siete diventati artisti circensi? È qualcosa che si impara con l’esperienza oppure esistono percorsi di studio specifici?
“Sia Kolja che io abbiamo frequentato un circo per giovani quando eravamo piccoli. Quindi, invece di andare agli allenamenti di calcio, andavamo a fare circo. Ed è così che è nato il nostro interesse. Poi entrambi abbiamo frequentato l’università di circo a Rotterdam. Proprio come esistono percorsi universitari di teatro e di danza, esiste anche una laurea triennale in circo. Abbiamo completato entrambi il percorso di studi ed è anche lì che ci siamo conosciuti. Eravamo nella stessa classe. Quindi nessuno dei due proviene da una famiglia circense. I nostri genitori non facevano circo. È semplicemente nato dal nostro interesse personale”.
Lo spettacolo che portate al Mittelfest è una novità o avete già avuto modo di presentarlo in altri Paesi?
“È la prima volta che lo presentiamo in Italia, quindi è la première italiana. Ma lo portiamo già in scena da circa un anno e mezzo. Abbiamo fatto circa 50 spettacoli in Germania, Belgio e Paesi Bassi. Quindi abbiamo già avuto modo di incontrare molti pubblici diversi, ma questa è la prima volta in Italia ed è per noi una nuova première”.
Come è stata l’accoglienza del pubblico negli altri Paesi? Che cosa vi hanno raccontato le persone dopo aver visto lo spettacolo?
“Abbiamo ricevuto reazioni molto positive dal pubblico. Abbiamo registrato il tutto esaurito in moltissime repliche. Non voglio dire che sia successo per ogni spettacolo, ma davvero quasi per tutti. E sembra che alle persone piaccia molto, perché è un mix di circo e lavoriamo molto con i materiali. È qualcosa di molto fisico e molto visivo. Abbiamo cercato di coinvolgere davvero il pubblico e di portarlo nel nostro mondo. Ci dicono che si sentono quasi trascinati dentro il nostro universo. Una cosa importante è che le persone non hanno mai visto qualcosa del genere prima. Non hanno aspettative precise e rimangono spesso molto sorprese, perché accadono cose che, secondo noi, non hanno mai visto prima. E uno dei motivi è anche il luogo molto particolare in cui ci esibiamo. È una tenda, una sorta di cupola geodetica. Già nel momento in cui entri, è un’esperienza che probabilmente non hai mai vissuto prima. È qualcosa che sentiamo spesso nei commenti del pubblico: la sensazione di essere sorpresi dall’inizio alla fine”.
Il vostro percorso di studi è iniziato quindi nei Paesi Bassi. È lì che avete frequentato l’università di circo?
“Sì, io vengo dai Paesi Bassi, mentre Kolja, il mio collega, viene dalla Germania. La compagnia ha sede in Germania, ma entrambi abbiamo frequentato l’università di circo a Rotterdam, nei Paesi Bassi”.
E quali sono i vostri progetti per il futuro? Continuerete la tournée?
“Sì, adesso abbiamo un’estate molto impegnativa. Dopo Mittelfest andremo a un piccolo festival in Frisia. Dopodiché continueremo la tournée, che ci porterà in Germania e in Belgio, in diverse località. E abbiamo già programmato una tournée anche per il prossimo anno. Quindi è uno spettacolo che intendiamo portare in tournée ancora a lungo”.
Se doveste convincere il pubblico a venire a vedere il vostro spettacolo, cosa direste loro? Cosa devono aspettarsi?
“Penso che sia importante cercare di liberarsi dalle aspettative che normalmente si hanno nei confronti del circo. Perché non vedrete il circo tradizionale. Vedrete, per esempio, un giradischi e dei dischi in vinile che vengono spostati e utilizzati nella giocoleria. Vedrete acrobazie davvero spettacolari, realizzate all’interno dell’architettura della cupola. Quindi penso che sia meglio venire con meno aspettative possibili ed essere aperti a immergersi nell’universo che cerchiamo di creare”.
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