Caro carburante, benzina oltre i 2 euro, il governo vara decreto. Anief all’attacco: “Un quarto dello stipendio in benzina, una vera e propria tassa occulta”

Con il pieno di benzina che continua a segnare cifre da capogiro, la ripartenza di settembre si tinge di ansia per milioni di italiani, ma in particolare per i lavoratori della scuola.
Mentre il Governo si prepara a varare un nuovo decreto legge per arginare la crisi dei carburanti, acuita dai venti di guerra internazionali e dalle speculazioni, il sindacato ANIEF lancia un allarme sociale che rischia di travolgere il già fragile mondo dell’istruzione.
Il presidente nazionale del sindacato, Marcello Pacifico, ha alzato la voce oggi in una nota stampa, denunciando la situazione insostenibile dei docenti e del personale ATA costretti a fare i pendolari o a vivere da fuori sede. “Il caro carburante sta mettendo in croce gli italiani – ha dichiarato Pacifico – ma per i nostri insegnanti è una vera e propria tassa occulta che azzera il valore del loro lavoro”.
La denuncia arriva nel momento più caldo dell’estate, tra partenze per le vacanze e l’ansia del rientro a scuola. Secondo i calcoli del sindacato autonomo, per molti supplenti e precari, che spesso vengono assegnati a centinaia di chilometri dalla residenza, il costo del viaggio settimanale per raggiungere la sede di servizio arriva a divorare fino al 25% dello stipendio netto mensile.
“Non si può pretendere che un lavoratore della scuola lasci un quarto del suo stipendio semplicemente per arrivare in cattedra – ha tuonato Pacifico – soprattutto quando l’entità dello stipendio è già ampiamente al di sotto di quanto dovrebbe essere per il ruolo che ricoprono. Questi colleghi sono il pilastro del sistema, ma vengono lasciati soli davanti a un costo della mobilità che è diventato proibitivo”.
Il Governo, consapevole dell’emergenza e dell’impatto sui consumi e sul rientro dalle ferie, sta effettivamente studiando un intervento normativo per ridurre le accise o rivedere l’Iva sui carburanti. Tuttavia, il tempo stringe e i rincari, legati alle tensioni internazionali sulle materie prime, non accennano a diminuire.
La richiesta di Anief è chiara e immediata: sconti mirati per i lavoratori della scuola fuori sede. Non un generico taglio del costo del pieno, ma un intervento strutturale che riconosca la specificità di una categoria costretta a viaggiare per garantire il diritto allo studio, spesso in condizioni di precariato contrattuale.
“Chiediamo al Ministro dell’Istruzione e al Governo di aprire un tavolo specifico – ha concluso Pacifico – Non è giusto che un insegnante debba fare i conti con il bilancino per capire se gli conviene o meno andare a lavorare. La mobilità del personale scolastico è un costo che non può ricadere integralmente sulle tasche dei lavoratori, già provate da anni di blocco contrattuale e inflazione.”
La palla passa ora al legislatore. Con l’inizio dell’anno scolastico alle porte, il rischio è che molte scuole, soprattutto in quelle aree interne o disagiate dove l’assenza di docenti di ruolo è cronica, si trovino a dover fare i conti con un ulteriore calo di disponibilità a viaggiare.
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