In procura le chat tra Delmastro e Caroccia
Le chat tra Andrea Delmastro e Mauro Caroccia arrivano sul tavolo della Procura di Roma che nei giorni scorsi si è vista negare dalla giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera l’accesso ai quei messaggi nell’ambito dell’inchiesta sulla Bisteccheria d’Italia, il locale nella Capitale di cui era socio l’ex sottosegretario alla Giustizia. A depositare nel pomeriggio una memoria con le conversazioni intercorse tra i due è stato il difensore di Caroccia, l’avvocato Fabrizio Gallo, ritenendola un’azione a tutela del suo assistito, indagato per riciclaggio e attualmente in carcere dove sta scontando una pena definitiva a 4 anni nell’ambito di un’indagine sul clan Senese. Una mossa vista di buon occhio anche dallo stesso Delmastro: “Ora sono salve le prerogative parlamentari previste dalla Costituzione e il deposito delle chat, per altra via, dimostrerà finalmente e senza ombra di dubbio la totale estraneità non solo del sottoscritto, ma anche della attività di ristorazione a qualsivoglia logica criminale». E Delmastro si leva anche qualche sassolino dalla scarpa: «Per mesi, pur non essendo indagato, ho dovuto subire la macchina del fango di esponenti politici le cui amministrazioni locali di riferimento venivano sciolte per infiltrazioni mafiose – sostiene -. Spero che ora si possa discutere seriamente di amministrazioni infiltrate dalla mafia e non di chi, pur non essendo neanche indagato, ha rassegnato le dimissioni per rispetto delle istituzioni».
Nella memoria inviata ai magistrati di piazzale Clodio l’avvocato del ristoratore richiede «l’acquisizione immediata» delle chat «ai fini delle indagini» perché ritiene che da lì «si capisce chiaramente chi è il proprietario del locale». «Questo è fondamentale per chiarire la posizione di Caroccia» aggiunge il difensore sostenendo che «il Parlamento, negandone l’acquisizione, fa un grosso danno a un cittadino che non può difendersi, visto che Delmastro non è indagato».
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