Nascoste vicino alla diga sul Tirso le auto per l’assalto al furgone carico di lingotti d’oro
Oristano
Nelle campagne di Busachi
Nuove rivelazioni sulla clamorosa inchiesta che ha portato questa mattina all’alba all’arresto di undici persone, secondo gli inquirenti pronte ad assaltare un furgone porta valori carico di 30 chilogrammi di lingotti d’oro. Le auto che si sarebbe dovuto impiegare nell’incursione erano state nascoste nelle pertinenze di un ovile, sulle colline di Busachi, poco distante dalla grande diga sul Tirso. Lì erano state trasferite da un deposito che si trova invece a Isili.
Secondo la polizia la banda era pronta ad entrare in azione, partendo proprio da Busachi e dirigendo verso la Statrale 131. Nelle scorse settimane addirittura il colpo sembrava fosse entrato nella fase esecutiva. Le forze dell’ordine temevano che il avesse conseguenze gravi per l’incolumità delle persone.
Operazione Golden Mole
L’operazione “Golden Mole” della Polizia di Stato ha portato all’esecuzione di un’ordinanza di applicazione di misure cautelari emessa dal giudice per le indagini preliminari nei confronti di 11 persone gravemente indiziate, a vario titolo, di appartenere a un gruppo organizzato con l’obiettivo di realizzare l’assalto ai danni di un furgone portavalori destinato appunto al trasporto di almeno 30 chilogrammi di lingotti d’oro.
Impegnati circa 130 donne e uomini della Polizia di Stato, coordinati dal Servizio Centrale Operativo, appartenenti agli uffici investigativi isolani, della Squadra Mobile di Oristano, delle Volanti della Questura di Cagliari e dei Commissariati di Pubblica Sicurezza di Carbonia, Iglesias, Lanusei, Gavoi, Ottana e Orgosolo, del Reparto Prevenzione Crimine Sardegna, delle unità operative di primo intervento, del Reparto Volo, delle unità cinofile e dei Gabinetti Regionale Provinciale di Polizia Scientifica.
Al termine dell’operazione, i destinatari della misura custodiale sono stati condotti nelle competenti Case Circondariali, rimanendo a disposizione dell’autorità giudiziaria.
L’indagine è stata coordinata dal piano operativo dal Servizio Centrale Operativo e condotta congiuntamente dalle Squadre Mobili di Cagliari, Sassari e Nuoro e dalla S.I.S.C.O. di Cagliari, finalizzata al contrasto del fenomeno degli assalti ai furgoni portavalori operanti in Sardegna.
Il filone seguito dalla Squadra Mobile di Cagliari è stato condotto attraverso un articolato impianto investigativo fondato su intercettazioni telefoniche, ambientali e telematiche, servizi di osservazione e pedinamento, attività tecniche e riscontri sul territorio. Dagli elementi raccolti è emersa l’esistenza di un presunto gruppo criminale, caratterizzato da un elevato livello di organizzazione, da una rigorosa ripartizione dei ruoli e da una pianificazione estremamente dettagliata di ogni fase dell’azione delittuosa.
Secondo le indagini, il gruppo avrebbe individuato quale obiettivo un furgone portavalori incaricato, con cadenza settimanale, del trasporto di lingotti d’oro e d’argento da uno stabilimento produttivo sito nel comune di San Gavino verso il caveau di un istituto di vigilanza ubicato nella provincia di Arezzo. L’intenzione sarebbe stata quella di bloccare il furgone nei pressi dell’area industriale di San Gavino poco dopo l’uscita dal caveau.
La pianificazione dell’assalto sarebbe stata elaborata principalmente nel cagliaritano e, in particolare, nel comune di San Gavino Monreale, dove sarebbero avvenute riunioni per definire le strategie operative, ripartire i compiti e pianificare ogni dettaglio logistico dell’azione.
Sulla base dei più recenti elementi acquisiti, sarebbe emersa anche la possibilità di colpire direttamente il caveau nel quale i preziosi sono custoditi, una struttura vigilata da guardie particolari giurate e in grado di contenere quantitativi di metalli preziosi di valore decisamente superiore rispetto a quelli trasportati dal singolo furgone.
C’era un basista che lavorava nel sito di produzione di San Gavino
Determinante nella fase preparatoria sarebbe stato il contributo del basista, un operaio specializzato impiegato all’interno dell’obiettivo da svaligiare, che avrebbe messo a disposizione dell’organizzazione informazioni riservate di fondamentale importanza, attraverso rilievi fotografici non solo dei furgoni portavalori presenti all’atto del ritiro, ma anche dell’intero sito produttivo e delle relative aree di accesso, documentando ingressi, percorsi interni, sistemi di sicurezza e punti sensibili della struttura.
Questa attività avrebbe consentito ai promotori del progetto criminoso di elaborare un piano d’azione estremamente dettagliato e di individuare le modalità ritenute più idonee per raggiungere il caveau e neutralizzare gli ostacoli posti a sua difesa, mettendo in conto di utilizzare armi, esplosivo e mezzi pesanti.
Gli organizzatori avrebbero avviato contatti con soggetti di elevata caratura criminale, ritenuti idonei a costituire il cosiddetto “gruppo di fuoco”, incaricato dell’esecuzione materiale dell’assalto. Questi oggetti graviterebbero prevalentemente nei territori di Desulo, Villanovatulo, Arzana e soprattutto Fonni, dove sarebbero state organizzate diverse riunioni operative finalizzate alla pianificazione del colpo.
Contestualmente, sarebbe stato predisposto l’apparato logistico, recuperando siti sicuri destinati all’occultamento dei mezzi di provenienza furtiva che sarebbero stati impiegati durante l’azione, ma anche selezionando basi logistiche situate nei pressi dei luoghi prescelti per l’assalto.
Base operativa a Busachi
Tra gli elementi di maggiore rilievo emersi nel corso delle indagini vi è la documentazione del trasferimento dei mezzi rubati, precedentemente nascosti nell’area industriale di Isili e successivamente condotti nel territorio di Busachi, da dove il commando sarebbe dovuto entrare in azione per intercettare il furgone portavalori lungo la Strada Statale 131, durante il suo tragitto verso Olbia. Questa fase operativa, integralmente monitorata dagli investigatori, fa ritenere che il progetto fosse ormai giunto a uno stadio esecutivo.
Le investigazioni hanno documentato numerosi sopralluoghi, servizi di osservazione lungo i percorsi abitualmente utilizzati dal portavalori, chat riservate tra gli appartenenti al gruppo, che delineano un quadro probatorio gravemente indiziario.
Gli inquirenti ritengono che il tempestivo intervento abbia consentito di interrompere le attività prima che queste potessero giungere a conclusione, evitando la commissione di un delitto che, per le modalità pianificate e per l’impiego di uomini, mezzi e risorse, avrebbe potuto determinare gravi conseguenze per l’incolumità degli operatori della vigilanza privata, delle forze di polizia e dei comuni cittadini.
Sabato, 25 luglio 2026
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