Società

Aran certifica che la scuola è maglia nera e riceve gli aumenti più bassi, Anief: finiamola di mortificare docenti e Ata, servono ricorse

“È triste ricordarlo ogni volta, ma un sindacato che tutela gli interessi dei suoi lavoratori non può fare diversamente: agli insegnanti e al personale Ata della scuola mancano quasi 1.000 euro lorde in meno al mese, quelle che vengono assegnate ai dipendenti dello Stato di altri dicasteri.

Ma invece di recuperare il gap, che persiste anche a livello europeo, con risorse specifiche da assegnare stabilmente al comparto si continuano a produrre incrementi addirittura inferiori. Nel decennio 2015-2025 nel settore privato gli aumenti stipendiali sono stati del 16,2%, mentre nel pubblico del 14,9% medio, però con differenziazioni: il 15,7% per la sanità, il 17,7% per i ministeri, per la scuola e gli enti locali appena il 13,4%. Mentre l’inflazione registrata è salita del 19,8%. Perché dobbiamo sottostare a tutto questo? Eppure, siamo tutti lavoratori dello Stato, con l’Istruzione e la Ricerca che rappresentano dei servizi essenziali che lo Stato deve premiare e non punire”. Lo dichiara oggi Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, commentando i dati contenuti nel secondo rapporto semestrale Aran di andamento di retribuzioni nel pubblico impiego 2026.

Alla luce di questi dati, il presidente Anief chiede un preciso impegno finanziario del Governo nella prossima Legge di bilancio per autorizzare un successivo DPCM (analogamente a quelli già fatti il 23 dicembre 2021 e il 27 dicembre 2024 per il personale dei ministeri e finanziati a partire dalle leggi di bilancio 2020 n. 160/2019 e 2023 n. 197/2022), che realizzi una perequazione dell’indennità di amministrazione per il personale del comparto Istruzione e Ricerca. Il sindacalista Anief suggerisce di aumentare l’indennità integrativa speciale (ISS) che è conglobata nel tabellare e dà lo stipendio lordo, con un aumento iniziale almeno del 5% mensile nel cedolino: questo, al di là degli aumenti contrattuali per il triennio 2028-2030 già stanziati. Per un costo di 4 miliardi di euro da investire specificatamente per 1,3 milioni di lavoratori del comparto i cui dipendenti continuano a risultare tra i meno pagati della PA.

“La verità – continua Pacifico – è che se si vuole fare prevalere la giustizia e l’equità, risollevando il potere d’acquisto dei dipendenti del comparto Istruzione, servono risorse fresche in bilancio, già con la manovra di fine anno e non solo: vanno stanziare risorse per DPCM di perequazione indennità integrativa speciale rivolta solo al personale della scuola, distinguendo il provvedimento dal resto dell’amministrazione pubblica. Non è possibile ancorare per otto anni un neo-immesso in ruolo ad uno stipendio nettamente inferiore ad un operaio specializzato, come del resto per tutto il periodo di precariato: così la funzione docente è mortificata. Come non è possibile continuare a dare al personale ATA il compenso mensile più basso del pubblico impiego, i cui livelli stipendiali risultano fermi ad oltre 50 anni fa. Serve una svolta, da attuare già con la prossima legge di bilancio”, conclude Pacifico.


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