Economia

PagoPa cambia proprietà, i paletti dell’Antitrust a Poste


ROMA – L’Antitrust, garante della concorrenza, darà semaforo verde al cambio di proprietà di PagoPA senza aprire alcuna istruttoria. Il ministero dell’Economia potrà rinunciare così al controllo diretto della piattaforma PagoPA che – tra le altre cose – ci fa pagare multe, tasse e visite mediche.

La titolarità di PagoPA finirà al Poligrafico e Zecca dello Stato con il 51% delle azioni. E anche Poste (con il 49%) sarà legittimata a entrare nella stanza dei bottoni. Ma non potrà premere i tasti che più le farebbero comodo.

Intorno al ruolo di Poste, l’Antitrust erigerà una serie di paletti e telecamere di sorveglianza. Poste stessa acconsente a limitare, in alcuni ambiti, il suo margine d’azione. Altri vincoli sono effetto della legge 56 del 2024 che ha regolato la delicata operazione.

Di interesse pubblico

PagoPA gestisce i pagamenti verso lo Stato; l’app IO per i servizi pubblici; “Send”, che permette alla PA le notifiche con valore legale; “Pari” che ha in mano i bonus statali solidali. Poste, quindi, sarà azionista di una società neutra e di interesse pubblico (PagoPA) titolare di piattaforme che lei stessa usa come anche i concorrenti. Il rischio è che Poste – una volta dentro PagoPA – acquisisca informazioni «commercialmente sensibili» che la avvantaggino.

Qui intervengono i paletti. L’Antitrust considera validi i rimedi che impone la legge 56 del 2024. Questa legge, ad esempio, vieta a Poste di stipulare patti riservati (“parasociali”) che le assegnino forme indirette di controllo su PagoPA. Il pallino dovrà restare in mano al Poligrafico.

Per questo motivo, il Poligrafico precisa che sceglierà lui il “comandante in capo” di PagoPA: l’ad (nel caso nasca un cda) o addirittura un amministratore unico. L’eventuale ad indicherà «i dirigenti con responsabilità strategiche» da nominare o rimuovere.

Poteri non esecutivi

Il presidente – che spetterebbe a Poste – avrà solo poteri «non esecutivi». E i consiglieri di amministrazione designati da Poste – due su 5 – dovranno essere «indipendenti» (come da impegno volontario di Poste).

Per tutti i consiglieri scatteranno poi stringenti «obblighi di riservatezza». Al momento di selezionare partner e fornitori di PagoPA, non potranno condividere «informazioni sensibili» con società di Poste attive in tre settori: notifica di atti giudiziari, notifica di atti alla PA e pagamenti. L’obbligo di riservatezza varrà anche nei due anni successivi all’abbandono della carica di consigliere.

In generale PagoPA selezionerà fornitori con «parità di trattamento». E garantirà la «segregazione» dei dati di tutte le piattaforme, incluse “Send” e App IO. PagoPA dovrà nominare infine un controllore indipendente (Monitoring Trustee), approvato dall’Antitrust. Vigilerà sul rispetto di tutti i rimedi che vengono adottati.


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