Impianto trattamento fanghi: al processo scatta la prescrizione, non ci sarà alcun sequestro
Oristano
Chiuso il procedimento sulla vicenda che aveva alimentato forti polemiche in Planargia
Si chiude con la dichiarazione di prescrizione e senza la confisca dei fanghi il procedimento giudiziario nato dal caso dei reflui provenienti dalla Puglia e conferiti nell’impianto della società Geco, tra Magomadas e Tresnuraghes, che negli ultimi anni aveva acceso il dibattito tra residenti e associazioni ambientaliste del territorio.
Il Tribunale di Oristano questa mattina ha dichiarato estinti i reati contestati, proprio per intervenuta prescrizione.
Davanti alla giudice Chiara Lai è comparso quale imputato l’imprenditore Leonardo Galleri, rappresentante legale e socio di minoranza della Geco, la società che gestisce l’impianto di trattamento dei fanghi, difeso dall’avvocato Danilo Mattana.
Costituiti parte civile il Comitato dei cittadini e alcune associazioni ambientaliste, rappresentati dagli avvocati Laura Onida e Alessandro Gamberini.
L’inchiesta era stata avviata nel 2021 dopo le numerose segnalazioni arrivate dai centri della Planargia, in particolare da Magomadas, Tresnuraghes, Flussio e Tinnura, dove i residenti denunciavano forti emissioni sgradevoli e manifestavano preoccupazione per possibili conseguenze ambientali. Gli accertamenti del Corpo forestale avevano portato al sequestro dell’impianto, disposto dall’autorità giudiziaria e successivamente parzialmente revocato.
La Procura contestava presunte attività di raccolta, trasporto e trattamento di rifiuti in assenza delle necessarie autorizzazioni, oltre alle emissioni di vapori e odori ritenuti potenzialmente nocivi. Nel corso del procedimento il sostituto procuratore Marco De Crescenzo aveva chiesto anche la confisca del materiale stoccato nell’impianto, richiesta alla quale si erano associate le parti civili.
Il Tribunale ha però escluso la possibilità di disporre la confisca, ritenendo che il materiale non possa essere qualificato come rifiuto pericoloso e che l’eventuale smaltimento debba essere effettuato dal gestore dell’impianto.
“Questo verdetto non ci sorprende”, ha commentato amaramente Franco Sechi, portavoce del Comitato dei cittadini. “Ne prendiamo atto e attendiamo di conoscere le motivazioni della sentenza. Ci auguriamo che quel tipo di attività non riprenda e continueremo a vigilare affinché il territorio venga tutelato”.
Venerdì, 17 luglio 2026
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