Liguria

Ponte Morandi, aspettando la sentenza. Possetti: “Ci aspettiamo condanne esemplari per Aspi, Spea e Stato”


Genova. Il momento più duro di questi lunghi anni di processo? “Quando in aula abbiamo visto l’immagine dei trefoli che si sgretolavano come grissini sotto la pressione di un cacciavite, per noi familiari delle vittime è stato doloroso vedere come per anni si è permesso che le persone viaggiassero su un ponte in quelle condizioni”. A parlare è Egle Possetti, la presidente del comitato Ricordo vittime ponte Morandi. Il 14 agosto 2018 in quel disastro morirono sua sorella Claudia, il marito Andrea Vittone, e i nipoti Manuele, 16 anni, e Camilla Bellasio, 12.

Possetti è una dei tanti familiari delle vittime che oggi assisteranno alla lettura della sentenza di primo grado nel processo sul disastro. “Da una parte sappiamo che si metterà un primo punto, dall’altra c’è ansia, apprensione, speranza che ci siano condanne esemplari e improntate alla proporzionalità dei ruoli per Autostrade, Spea e per lo Stato, perché questi tre soggetti hanno avuto in modi diversi una responsabilità enorme e colpirli potrà contribuire a cambiare le cose”.

Perché dopo il crollo di ponte Morandi è vero che Aspi ha lanciato un piano di manutenzioni nazionale da circa 30 miliardi, con interventi sulla rete e in particolare su viadotti e gallerie, ma questo non ha mai rappresentato una svolta, secondo Possetti. “Per noi non si tratta di un reale cambio di passo ma di un tentativo di recuperare 30 anni di manutenzioni inesistenti, sono lavori che non sono stati fatti prima, non vediamo ancora una mentalità di prevenzione continuativa e preventiva in chi gestisce le infrastrutture di questo Paese, auspico che la sentenza possa contribuire a un reale cambio di prospettiva”.

Nei confronti dei 57 imputati, l’accusa ha chiesto 400 anni di carcere complessivi: la pena più alta per Giovanni Castellucci, ex ad di Aspi, 18 anni e 6 mesi. Castellucci che non ha mai chiesto scusa per il disastro, non lo ha fatto all’indomani del crollo e non lo ha fatto in varie deposizione, memorie, interviste e momenti pubblici.

Motivi per cui in queste ore Egle Possetti, a nome del comitato che presiede, giudica negativamente il “silenzio rotto” dalla nota di Arrigo Giana, da un anno amministratore delegato di Autostrade. “Siamo sbigottiti, neanche Totò avrebbe potuto immaginare un momento meno opportuno. Le scuse dovevano essere fatte a suo tempo ma nessuno le fece“. Non che sia stato l’unico episodio sgradevole, per i cari di chi ha perso la vita sotto o sopra il viadotto collassato: “Quando si sentono gli avvocati della difesa dire che le accuse cadranno come foglie in autunno non si può stare zitti”.

Oggi alla lettura del dispositivo ci saranno anche la sindaca di Genova Silvia Salis e un rappresentante della Regione Liguria, enti che si sono costituiti parte civile nel processo. “Sarebbe importante che ci fosse anche qualcuno del governo – afferma Possetti – stiamo parlando di una sentenza che farà epoca, su una vicenda su cui lo Stato ha fatto errori clamorosi”.

La battaglia dei familiari non si esaurisce oggi, e non si esaurirà con la conclusione dei tre gradi di giudizio di questo procedimento. Il comitato Ricordo vittime Morandi, insieme a quello Zona arancione, ha presentato due esposti presso la procura di Roma sull’ipotesi che i vertici di Aspi, a più riprese, abbiano distratto fondi destinati alle manutenzioni su altri capitoli di spesa: “Le indagini, di tipo amministrativo, stanno andando avanti – conclude Egle Possetti – e alcuni primi elementi che fanno sperare che non sarà archiviata”. Egle Possetti e il comitato Ricordo vittime Morandi alle 18 di oggi terranno una conferenza stampa ai giardini Luzzati.




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