Estorsione, poliziotto ‘senza onore’ patteggia poi chiede di tornare vice sovrintendente: Tar rigetta

Rigettato dal Tar dell’Umbria il ricorso di T.C., vice sovrintendente tecnico della polizia di Stato che, dopo la destituzione, chiedeva di essere riammesso alla propria funzione. Finito ai domiciliari in custodia cautelare nel 2024, l’agente ha poi patteggiato quattro anni di reclusione più una sanzione di 1.600 euro, per estorsione aggravata ai danni di una donna straniera, abusando della propria funzione per ottenere denaro e beni attraverso minacce.
Il Tribunale amministrativo ha ritenuto legittimo il provvedimento di destituzione adottato nei confronti dell’uomo, confermando la gravità di una condotta ritenuta ‘incompatibile con il senso dell’onore richiesto a un operatore di polizia’. L’uomo, è stato accertato all’epoca della denuncia, faceva credere alla vittima di poter influenzare negativamente i procedimenti penali a suo carico, di poterla far arrestare o di poter bloccare la regolarizzazione della sua posizione sul territorio nazionale. Pretendeva riconoscenza dalla donna per non aver ostacolato il suo matrimonio con un cittadino italiano, nonostante la sua irregolarità, minacciandola costantemente tramite messaggi e telefonate e l’ha costretta a versargli somme in contanti per un totale di circa 30.000 euro e all’acquisto di beni per un valore di circa 5.000 euro. Tali condotte sono state messe in atto dal marzo 2019 al novembre 2023, con un atteggiamento, è riportato nelle carte, fortemente prevaricatore e aggressivo, approfittando della particolare vulnerabilità della vittima.
Oltre alla gravità intrinseca di questi fatti, che hanno portato a una condanna penale a quattro anni di reclusione (tramite patteggiamento), l’Amministrazione ha tenuto conto dei precedenti disciplinari del dipendente, il quale aveva già accumulato diciassette sanzioni nel corso della carriera e un precedente penale per molestie. In sede disciplinare, tali atti sono stati giudicati come una dolosa violazione dei doveri e un grave abuso di autorità, rivelando una mancanza di senso morale e onore assolutamente inconciliabile con lo status di operatore di polizia.
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